Sola a presidiare la fortezza – lettere di Flannery O’Connor


Sola a presidiare la fortezza
Lettere
Flannery O’ Connor
a cura di Ottavio fatica

pagg. 268, euro 12
Editore minimum fax

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Chi ama i romanzi, e io sono tra questi, storcerà il naso di fronte a un libro che è un epistolario di lettere di una scrittrice, anche se questa è una delle più amate: Flannery O’Connor.
Eppure io credo, e già mi smentisco su quanto appena detto, che per conoscere davvero un autore sia necessario, e bello, leggere qualcosa di suo che non sia fiction.
Non nominerò On writing perché l’ho già fatto in innumerevoli post, ma è stato leggendo Il mestiere di vivere che mi sono innamorata di Cesare Pavese ed è leggendo questo Sola a presidiare la fortezza che credo di avere capito qualcosa di più della Flannery donna e persona, oltre che della Flannery scrittrice.

Chi scrive libri non si distacca mai del tutto da ciò che è e da ciò che crede e nelle lettere private della O’Connor si respira tanta umanità [intesa come specie umana e non come sentimento], la stessa che troviamo nei suoi racconti, e un carattere deciso e forte nelle sue convinzioni. A tratti, in queste lettere, Flannery svela anche un carattere che potrebbe sembrare ostico, un atteggiamento che sembra allontanare le altre persone.
Ma ovunque, in questo epistolario, si respira aria di lettere. La O’Connor sa quello che fa, è certa di dove stia andando la sua scrittura. E, nonostante la malattia che la invade e la osteggia negli spostamenti e nelle apparizioni pubbliche, lei rivela un atteggiamento positivo ma mai remissivo. Il lupus non sapeva con chi aveva a che fare quando si è insediato in quel corpo giovane e combattivo.

Flannery è morta a 39 anni, dopo averci regalato 32 racconti e due romanzi. Se il lupus non si metteva di mezzo, chissà cos’altro ci avrebbe regalato.

In mezzo alle lettere, ci sono continui riferimenti al suo lavoro che sono per noi preziosi suggerimenti:

 “Ogni volta che il narratore onnisciente adotta lo stesso linguaggio dei personaggi, un’opera narrativa perde tensione e cala di tono.”

“Le considerazioni che lei fa su quanto si rivela di sé stessi nella propria opera mi sembrano troppo generiche. Ammetto che qualcosa trapela, e spesso in modo inconsapevole. Tra l’altro, devi mettere parecchio di te in un personaggio per entrarci in sintonia. Ma dire che una totale messa a nudo dello scrittore si dà solo nell’opera riuscita, secondo me è un’esagerazione romantica. L’arte sta per lo più nel fare in modo che questo non avvenga.”

“La narrativa dovrebbe rappresentare la vita, e lo scrittore di narrativa è tenuto a utilizzare tutti gli aspetti della vita necessari a formare un quadro d’insieme convincente. Lo scrittore di narrativa non afferma, ma mostra, raffigura”.

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