Tre giorni di libri

Il reader era scarico. Praticamente morto. Erano le ventitré e la prospettiva di alzarmi per metterlo sotto carica non mi attirava. Avrei preso un libro di carta.
Anzi, non ce n’era bisogno: mi ricordai che l’albergo era fornito di una discreta biblioteca. Mi girai dall’altra parte e mi addormentai sognando dorsi di libri colorati e nomi di autori che ancora non avevo letto.

Il primo che ho scelto è stato Sangue di yogurt di Andrea G. Pinketts, un libro con quattro storie, quattro racconti di ‘emarginati orgogliosi’.
Non avevo mai letto Pinketts e mi attirava. La scrittura è pungente, ironica e surreale. Che Pinketts sia geniale nella scelta dei vocaboli e delle metafore non lo devo dire io. Belle frasi, bel ritmo, bello stile.
I racconti li ho iniziati tutti e finito nessuno. Bella scrittura, ma la fottutissima storia dov’é? E, soprattutto, cos’é? Io non l’ho trovata. Ma sarà un mio limite.
Archiviato Pinketts, mi è toccato scendere e andare a cercare un altro libro. Era di un’autrice che non conosco e di cui non ricordo il nome (lo so, sono una frana. volevo segnarmelo ma non l’ho fatto. ho fatto una ricerca ma non la trovo) ma prometteva di essere leggero e divertente. Infatti lo è stato e l’ho letto con soddisfazione: leggerino ma mangiabile 😉
Il terzo libro che ho scelto è stato Un’estate al mare di Giuseppe Culicchia. Il romanzo è delizioso, i personaggi sono talmente sopra le righe da essere autentici, con quelle loro fissazioni e ansie. Lei per tutto il tempo angoscia lui (i due sono in viaggio di nozze) con il desiderio di restare incinta, basando ogni loro momento su questo obiettivo da raggiungere. Lui insegue pensieri suoi e fantasmi del passato. Ma c’è un imprevisto consistente e con il piercing ai capezzoli che distrarrà lui e che creerà ulteriore motivo di ansia. Bello. Sembra solo un romanzo leggero (e mica è poco comunque, trovare una scrittura fluida e ben centrata e pure divertente) ma contiene ottimi spunti di riflessione. Culicchia mi piace. Tra l’altro è pure disegnatore. Qui un esempio delle strisce di Pupilla  che disegna per Linus.

Il libro di Culicchia l’ho finito che ero già a letto: credevo mi bastasse e invece no. Ero in camicia da notte e dovevo scendere per rovistare di nuovo tra i libri. Ho infilato il giubbotto di jeans sopra la camicia da notte e sono scesa furtivamente: erano le ventitré e non volevo svegliare gli altri ospiti. Con la mia camicia da notte e il giubbotto di jeans mi sono infilata nell’angolo degli scaffali e ho esaminato i dorsi alla ricerca di un libro fruibile per un’ora e abbandonabile senza rimpianti visto che la mattina successiva avrei dovuto riporlo. Ho scelto  Non vi lascerò orfani di Daria Bignardi (forse per la presenza di quell’orfani nel titolo e forse perché intuivo che fosse un libro abbandonabile).
Proprio mentre lo prendevo dalla scansia, da una porticina di fianco all’angolo dove mi trovavo è uscita una signora che ha sussultato vedendomi: ero una presenza inquietante nel buio e le ho messo paura.
Mi sono scusata e sono andata via con la Bignardi. Ho letto una cinquantina di pagine del libro. La scrittura è, ovviamente, scorrevole e il libro si fa leggere senza impegno (pur trattando della morte di una madre). Nelle parole si riconosce la Daria Bignardi che vediamo in televisione, si sente il suo tono nelle frasi. Ma credo che se il libro l’avessi proposto io a un editore avrei ricevuto quello che sto ricevendo ora.
Mi sembra un libro che lascia poco. L’ho abbandonato senza rimorsi.
E ora ho messo sotto carica il mio Sony che contiene molte parole e che non mi farà scendere le scale in camicia da notte spaventando le signore.

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5 pensieri su “Tre giorni di libri

  1. uh! Nel mio reader ho caricato un centinaio di libri, così non corro il rischio di rimanere a secco.
    E poi è proprio così: basterebbe cambiare il nome e certi libri non sarebbero neppure presi in considerazione. Se invece sei un personaggio pubblico (cantante, cabarettista, calciatore, giornalista, ex sequestrato) o comunque uno che per qualche strana coincidenza ha goduto di 15 minuti di notorietà, ti stampano anche la lista della spesa.

    Inoltre ci sono certi autori, che avendo goduto di un successo iniziale poi ne godono all’infinito e per me senza merito. Qualcuno che hai citato per me non vale così tanto. Insomma, io non mi stancherò mai di dire che (cambiando genere) Fellini sarà stato un grande ma ad un certo punto sarebbe stato meglio appendere la cinepresa al chiodo. E’ stato capace di rovinare un capolavoro come “Il poema dei Lunatici” di Cavazzoni e di girare film che boh…io non ne riuscivo a cogliere il valore, tanto ovvi che erano.
    Questo è quello che accadde anche nel mercato editoriale: più che al valore dell’opera, alla storia, si guarda al nome.
    Ma sono cose che abbiamo già detto e ridetto.

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    1. Capisco quello che dici. Penso anche che, a volte, il gradimento o meno di un testo dipenda dal momento in cui siamo. Il libro di Culicchia, forse, se non fossi stata in ‘vacanza’ non l’avrei gradito così.
      Il resto è tutto condivisibile.

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