Perché [auto]pubblicherò con Narcissus

I motivi sono tanti. Non è una scelta facile, lo si può intuire. Non è una scelta che non ‘costa’.
Ma sta diventando una scelta quasi imposta.
Cos’è successo da quando ho scritto il mio primo romanzo? Romanzo che, preciso, mi è costato tempo, fatica, sudore e sangue.
Più di un anno e mezzo di lavoro denso, di giornate in cui non ho mollato la tastiera, di ore in cui, anche se andavo in giro, avevo sempre il pensiero fisso lì, a quei tre tra Liguria ed Emilia.
Non è successo niente. Da quando ho iniziato a spedire (solo via mail, lo ricordo per chi non ha letto gli altri miei post al riguardo, perché sono contraria all’uso improprio della carta e anche degli euro) agli editori, non è successo proprio nulla. Non posso neanche, come Stephen King, attaccare i rifiuti ricevuti a un chiodo infisso nella parete, perché manco quelli mi hanno mandato gli editori.

In compenso, però, gli editori che non mandano mail, che non comunicano “Il suo libro è arrivato. Grazie della fiducia. Le risponderemo appena possibile”, gli stessi editori che non hanno tempo di leggere il nostro testo, ti riempiono la casella di newsletter sull’ultimo libro uscito sulla coltivazione della tuberosa (che peraltro adoro perché ha un profumo inebriante).

E gli stessi editori [qualcuno tra loro lo conosci perché l’hai pure intervistato e hai quindi spedito il file alla sua cortese attenzione dodici mesi fa] non ha avuto tempo di scriverti se ha letto il romanzo: forse ha perso il tuo indirizzo o forse non ricorda il tuo nome. Ma il tuo indirizzo e il tuo nome lo trova quando ti vuole mandare un invito su facebook per una serata, una giornata, una presentazione, una pubblicità della sua casa editrice.
Allora ti domandi se valga la pena fissarsi sulla pubblicazione con un editore che si ricorda delle persone solo per il loro profilo facebook e che scrive mail (certo, le fa scrivere da una segretaria, ma quando la casa editrice è piccola non è escluso che sia lo stesso editore a tenere contatti e spedire newsletter) e ti domandi molte altre cose, alcune delle quali non riferibili su un blog.
Per non parlare degli editori che scrivono post ironici e che sfottono gli autori che mandano loro romanzi, denigrandoli e ostentando una maleducazione che [mi] fa rivoltare lo stomaco. Editori che deridono il lavoro altrui e che inficiano ogni possibile sviluppo.

In questi anni ho visto cose che mi hanno sempre più disgustata. Nessuna di queste era riferita a me, ma io immagino come debba sentirsi chi è preso di mira in questo modo inqualificabile.
Quindi sono arrivata ad averne le scarpe piene: i sassi aumentano e fanno male.
Il self-publishing credo sia la cosa giusta per me e per il mio ‘romanzone’.
C’è chi dice che l’autopubblicazione non ha filtri e che quindi arriveranno molti testi non validi. È difficile stabilire cosa sia valido e cosa no. Anche un editore considerato ‘grande’ potrebbe pubblicare un testo sulla cui validità potremmo discutere. L’editore oggi non è sempre garanzia di ‘qualità’.

Pubblicare con un editore piccolo non ti offre visibilità e non ti garantisce la distribuzione ottimale. Ma anche pubblicare con un editore grande non ti garantisce che il tuo libro si troverà in tutte le librerie. Quindi, se devo avere visibilità minima cosa mi impedisce di scegliere un altro tipo di visibilità per il mio romanzo?

Cosa mi impedisce di valutare il self-publishing? E pubblicare il mio romanzo in un ebook che, forse, sarà in vendita sui principali store online?
Qualcuno potrebbe dire che non è necessario, che potrei tenere il romanzo nel disco fisso del mio pc. Ma siccome ognuno decide dei testi suoi, a me va di condividere e di liberare il disco fisso.
Una volta presa la decisione, ho guardato un po’ in giro, letto e confrontato. Infine ho scelto Narcissus perché mi sembra chiaro e trasparente. Se non lo sarà, lo dirò nei prossimi post.

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36 pensieri su “Perché [auto]pubblicherò con Narcissus

  1. Santa donna che sei 🙂 . Non hai peli sulla lingua e la pensiamo allo stesso modo. Io un editore che ti dice cosa ne pensa del testo e ti dice quando lo inizia a leggere e ci puoi pure dialogare (non so se è perché sono io o è così in genere) l’ho trovato. Mi ha detto cose chiare sul mio testo e mi ha “motivato” a non demordere che posso fare meglio. È un editore che pubblica solo in digitale, ma è la prima volta in assoluto. Sono rimasto quasi sconvolto di averci potuto parlare così, del mio testo, di ricevere in maniera gentile e costruttiva i punti di vista. E anche se alla fine il mio testo non è passato mi fa piacere lo stesso aver avuto un “feedback” con loro.
    Ma ti confermo che sarà l’unico editore in Italia che si comporta così (posso anche immaginare che ve ne siano almeno altri 2 o 3) e gli auguro di poter restare sempre così genuino. Perché gli altri fanno come hai detto tu. Se troverò un secondo editore che risponde e interagisce (in fondo poche righe bastano, non si deve scrivere una scheda di valutazione di 10 pagine) te lo dirò.
    Forza Morena 😀 .

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  2. Un post importante, questo, che probabilmente diventerà un punto di riferimento per diverse persone.
    Sul tema “editoria”, rimango sempre del parere che c’è uno squilibrio di forza tra scrittore ed editore – troppo debole il primo, troppo forte il secondo. E non credo ci siano grandi possibilità di capovolgere questo rapporto di forza – non finché il digitale non diventerà il mezzo principale per la lettura dei libri; quando succederà, il successo di un libro potrebbe precedere la sua pubblicazione in cartaceo, e gli autori più brillanti potrebbero avere la fila di editori che chiedono di lavorare con loro – come sta già succedendo ad alcuni scrittori americani.
    Per il momento, però, chi scrive è costretto a subire la mancanza di rispetto di chi pubblica.
    L’autopubblicazione è un gesto coraggioso – e credo che molti di noi seguiranno l’evolversi di questa tua avventura, per capire quali siano le reali possibilità di svincolarsi da un editore…
    In bocca al lupo!
    Paolo

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  3. Questo post mi ha molto colpito.
    La lucidità soprattutto.
    Per, credo, signorilità hai evitato di dire o meglio di sottolineare la cosa peggiore. Quelli cioè che non solo ti mostrano quanto poco rispetto hanno di te non rispondendoti ma che veloci come Flash Gordon ti inseriscono comunque nelle loro mailing list, che ti arrivano puntuali a ricordarti quanto loro sono forti e belli e tu invece solo che parte di un mondo a cui vendere qualcosa e nient’altro.
    La scelta dell’auto-pubblicazione è una scelta di campo fantastica. Ho letto storie incredibilmente belle. E ci sono siti molto belli che aiutano anche a promuovere i testi.
    Del resto pubblicare con case editrici di basso profilo e senza distribuzione alla fine dà la stessa resa, quindi perchè non avere controllo totale?
    E con un po’ di grinta si possono raggiungere risultati migliori di quelli che si possono ottenere con case editrici mediocri.
    E io sono certo che per te sarà cosi

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  4. Narcissus sarà chiaro e trasparente, Morena, su questo ci puoi contare. E nel predisporlo, e perfino nel battezzarlo con quel nome con un po’ di autoironia, avevamo in mente le tante storie come la tua, che varrebbe la pena di far girare. Non so se mi piacerà il tuo romanzo, che comunque leggerò. Ma questo tuo post, intanto, lo ritengo importantissimo, grazie!

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  5. Anche io scelgo questa via, la via del “chi fa da sé fa per tre” e ti auguro di raccogliere i frutti più prelibati. Occorre molta tenacia e tu ne hai da vendere.
    Facci sapere cosa farai.

    P.S. scusa per l’errore al commento sopra, non capisco perché l’abbia fatto.

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  6. “Anche un editore considerato ‘grande’ potrebbe pubblicare un testo sulla cui validità potremmo discutere.”

    E se ne potrebbe discutere molto, a lungo. Sì, se ci si crede è meglio essere editori di se stessi

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  7. Abebe bikila, ha vinto anche la maratona delle successive olimpiadi di Tokio, ma con le scarpe 🙂
    Ormai Morena, credo di conoscerti abbastanza,
    per dirti che ho fiducia in questa tua scelta.
    vincenzo

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  8. Per amore di dialettica, però, aggiungo che spesso chi fa l’invio spara nel mucchio – cioè, se da un lato pretende la massima attenzione per la propria opera, non si cura di prendere nemmeno le più elementari informazioni che riguardano l’editore: cosa pubblica? Che collane propone? Ho mai letto uno solo tra i libri che ha pubblicato? Per cui case editrici che si occupano di manuali per l’agricoltura ricevono noir, case che si occupano di noir ricevono fantascienze, case che non hanno mai pubblicato racconti ne ricevono a centinaia… Poiché ogni autore è, fondamentalmente, un narcissus, ritiene che gli editori possano dedicare centinaia, migliaia di ore all’anno per leggere, e commentare i libri che tutti mandano a tutti, indiscriminatamente, in parallelo… o no? 😉

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    1. Però, Paolo, questo noi non lo facciamo, no? Non ho fatto un post sugli autori esordienti in generale. Ho parlato di me.
      Allora, io ho passato settimane su ogni sito di casa editrice, ho guardato il catalogo, ho letto le anteprime dei libri, ho valutato se il mio romanzo potesse andare per le loro collane. Non di tutti, certamente, ho letto i libri, ma mi sono documentata.
      Dopo di che, per ogni casa editrice (per ogni casa editrice) ho creato un file diverso (chi vuole le prime venti pagine, chi le prime trenta, chi un capitolo e la sinossi, chi un estratto a caso, chi tre capitoli, chi un mazzo di fiori, chi una dieffenbachia, chi un coleottero gigante e chi una scheda con numero caratteri, target di riferimento, epoca in cui è ambientato il romanzo ecc ecc): un lavoro che impegna per giorni.
      Chi dice che bisogna aspettare sei mesi, chi otto, chi dieci e in verità non se ne saprà più nulla per tutta la vita.
      Allora mi pare che il sistema abbia dei grossi problemi.
      A parte me e il mio romanzone del piffero.
      Poi, se gli altri mandano i noir a chi pubblica romanzi rosa e fantascienza a chi pubblica noir…

      C’è anche chi scrive E’ in vece di È.
      Io non lo faccio ad esempio.

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      1. Infatti, non stavo dicendo che tu l’hai fatto: dico che un editore riceve montagne di cose che non c’entrano niente – così tante, che alla fine rinuncia a cercare qualcosa tra il materiale in arrivo, compresi i libri seri e validi come il tuo (e lo dico con cognizione di causa).
        Per farti un esempio, se io aprissi una casa editrice (e non escludo che prima o poi lo farò) non accetterei invii spontanei, per il semplice motivo che non potrei leggerli… Il calcolo è abbastanza semplice: un dipendente costa, a un’azienda, come minimo 2000 euro al mese, cioè 100 euro al giorno, cioè 16 euro all’ora. Una casa editrice con la quale ho qualche rapporto riceve circa 2000 libri all’anno, e ne pubblica 2, cioè mediamente uno ogni 1000. Quanto costa leggere 1000 libri? Pensando di leggere solo le prime 60 pagine, e di impiegarci un’ora, e tralasciando il tempo che servirebbe per rispondere a 2000 persone, abbiamo che per ogni libro pubblicato si dovrebbero investire 16.000 euro nella lettura di libri dai quali non si ricaverà nulla. Supponi che il libro esca a 10 euro, e che se ne stampino 1.000 copie, e che il 63% finisca nelle mani della distribuzione e della vendita finale, un 10% all’autore e un 10% allo stampatore. Rimane il 17% di 10.000 euro, cioè 1.700 euro, a fronte di 16.000 euro spesi in lettura…
        Se fossi un editore, quindi, alzerei le mani e ammetterei che la strada dell’invio spontaneo è una falsa illusione – è come puntare al Superenalotto, o pensare che la Sisal ti avverta quando non hai vinto…

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  9. Per me la cosa peggiore è proprio il silenzio. Uno magari si mette il cuore in pace dopo alcune decine di “Mi dispiace non pubblicherò mai il tuo romanzo perché fa schifo!”… Il silenzio lascia sempre incerti e dopo mesi ti rendi conto che anche se potenzialmente hai fatto un buon lavoro nessuno se ne accorge perché nessuno legge il tuo manoscritto.

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    1. Se vuoi che si leggano il manoscritto e ti pubblichino è facilissimo. Prendi 2000-3000 EUR e ti rivolgi a una grande agenzia letteraria che è in contatto con grossi editori… Quelli lì, non serve nemmeno nominarli, tanto è tutto noto 😉 . Oppure ti fai un corso da 2000 o 3000 EUR tenuto da un grande o da persone che hanno contatti coi grandi e hai pagato il dazio 🙂 . Facile, no? Io però il dazio non lo voglio pagare. Conosco molti che disprezzano le case editrici a pagamento, però poi 3000 eur per una grande agenzia o per un corso di scrittura creativa li sborsano… 🙂 Ma di questo nessuno parla.
      Restando in tema con l’articolo, la scelta di Morena è quella più “logica”, anche perché conosco l’impegno davvero meticoloso che ha nella stesura di un testo. Ho imparato molto da lei. E leggerò volentieri il suo romanzone 🙂 .

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  10. Potrei arricchire la tua analisi con ben altri particolari riferiti a case editrici che propongono oltre alla carta l’ebook, ma si comportano sempre tali e quali: te lo pubblicano chiedendoti un contributo di poche decine di Euro (attenzione! senza nemmeno leggerlo, perché questo costerebbe) e ti martellano dopo per coinvolgerti nella promozione a costi “calmierati”, altrimenti sei un numero, un titolo tra le centinaia o l e migliaia del catalogo on line. Molte di queste case editrici ricevono contributi per la loto attività a sostegno della cultura, forse riferito al consumo di carta che generano. Che fra chi scrive ci sia gente che non conosce nemmeno la grammatica (non parlo di sintassi stilistica) è un dato di fatto e il poter dire di avere pubblicato spegne un poco la sete di megalomania che impregna l’epoca contemporanea sulla scia di chi predica il successo anche a costo di fagocitare e distruggere non solo i valori di base della società ma anche i propri intimi. C’è da considerare che la diffusione in massa degli strumenti multimediali ( PC, reti di comunicazione ecc.) facilita e amplifica il fenomeno. Sono quasi certo che se fossimo costretti a servirci di carta e penna, molti anzi la maggior parte rinuncerebbe a cimentarsi con l’idea di essere presente in un catalogo o in un magazzino in attesa del macero. O tempora o mora! Dai restiamo sportivi: che i migliori vincano! Auguriamocelo e AUGURI anche a te per il tuo “romanzone”.

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    1. Grazie Corrado.
      Anch’io, se dovessi scrivere con carta e penna, avrei dei grandi problemi. Ma di certo è vero ciò che dici: la diffusione del pc e dei blog ha contribuito a incrementare il numero degli scrittori. Cosa c’è di più facile che scrivere una storia?, ci diciamo tutti. E via a pubblicare sul web.

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  11. Ha ragione Paolo: noi scrittori non ancora affermati stiamo tra l’incudine e il martello. Da un lato un’editoria che è spesso editoRAGLIA: superficialmente commerciale, irrispettosa, maleducata, miope, talent killer, soggetta a raccomandazioni e opportunismi. Dall’altro una miriade di stramaledetti mitomani che ingolfando di scorie cartacee le redazioni rendono impossibile il lavoro anche a quei pochi che hanno entusiasmo, preparazione, onestà e intelligenza per provare a farlo.

    Autopubblicazione? Sapere che Amazon ti dà il 70% non può non essere una tentazione… Ma bisognerebbe essere già ben più che conosciuti, altrimenti come emergere dai milioni di titoli quotidiani cagat…ehm… pubblicati dai mitomani di cui sopra??!!

    p.s.
    il fatto che nessuno spedisca più rifiuti potrebbe essere in parte colpa mia: da quando ho pubblicato i miei non vogliono più rischiare di sputtanarsi, e la primissima cosa che dicono, se accettano del materiale, è che ti contatteranno solo in caso positivo…

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    1. Ecco, lo sapevo che la colpa doveva essere tua 😉

      L’autopubblicazione ti dà anche un percentuale maggiore di guadagno ma non è quello che importa, credo. Come dici tu, se uno non è conosciuto cambia poco. Però in certi casi sembra essere una scelta valida.
      Sbaglierò, ma l’errore sarà solo merito mio.

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  12. @Paolo: condivido il tuo pensiero e sono certa che agli editori arrivi una massa enorme di testi improponibili che qualcuno propone ugualmente.
    Di certo questi testi non fanno bene al settore e neanche alla letteratura. Posso capire che ci si senta delusi e arrabbiati verso gli autori.
    Ma ancora non capisco la scelta di non accettare testi se non richiesti, come faresti tu con la tua casa editrice. Dove pensi di trovare gli autori? Girando per blog? Sarebbe un costo anche questo, no?
    Certo, tu partiresti avvantaggiato perché hai di certo già adocchiato qualche autore che ti garba. Però, una volta finiti questi, che faresti?
    Anche Minimum Fax ha fatto questa scelta. Però, nel 2013 pubblicherà il romanzo a 200 mani di cui ho dato notizia. Non credo l’idea sia partita da loro. Credo abbiano ascoltato la proposta fatta loro dai DA del progetto.
    A dimostrazione che ascoltare le proposte non è sempre un errore.
    Quindi, come si fa a sapere quali ascoltare senza prima ascoltarle?

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  13. Comprando in rete è indispensabile selezionare con attenzione perché si rischia di acquistare libri che non vorremmo leggere nemmeno a puntate su un rotocalco femminile. Il passaparola tra blog di lettori funziona in modo eccellente per far conoscere della buona letteratura anche quando non è sostenuta da editori dalla fascetta facile. In bocca al lupo!

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  14. A me dispiace un po’, perché a mio parere il lavoro di Morena merita un editore. Non credo che l’auto-pubblicazione sia una soluzione “al ribasso”, di chi è certo di aver scritto un capolavoro che però gli editori non sanno apprezzare.
    Esistono tuttavia delle storie scritte con cura, da autori che non inseguono soluzioni facili, o alla moda. Il Romanzone di Morena rientra in questa categoria, quindi viva l’auto-pubblicazione. Però quanta aria viziata si respira in tanta editoria…

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