SATANA TI HA AGGIUNTO AGLI AMICI – seconda parte

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Satana ti ha aggiunto agli amici
© Morena Fanti 

Questa faccenda ruppe l’armonia tra noi: mio padre non mi perdonava di averlo deluso. Ripeteva che restare in un posto dove il compito più difficile era imbustare l’insalata era tipico di me. Per lui ero una vera stupida. Dopo qualche mese ho trovato questo appartamento e ho traslocato. La mia vita non è cambiata molto da allora. Ceno da sola ogni sera e l’unico vantaggio è che posso lasciare i collant in bagno senza che nessuno brontoli.
Ho ancora il mio vecchio lavoro al supermercato, al Conad di via Orfeo, e ho le stesse colleghe pettegole di allora. Mi trovo abbastanza bene; in fondo imbustare l’insalata è un lavoro creativo, se cerchi di miscelare i colori con grazia e di accostare verdure di forme diverse. Ogni tanto penso a come sarebbe la mia vita se fossi andata a Roma e avessi ottenuto il posto di assistente alla regia. Forse ora conoscerei attori famosi; mi sarei fidanzata con Gabriel Garko o con Alessio Boni, che è pure più misterioso e meno torbido e camminerei sul red carpet per accompagnarlo a ritirare un premio. O magari sarebbe lui ad accompagnare me, per ritirare il premio come migliore regista.
Certo, al Conad non succede granché, a parte i rapporti da schifo con i colleghi. Le cassiere mi detestano, dicono che non prezzo le buste e che la cosa fa aumentare le file alle casse. I salumieri mi deridono per le mie manie sui numeri e su certe persone. Che colpa ho, se il fornitore di bresaola e fontina viene sempre il venerdì alle diciotto (le sei post meridian, direbbero gli americani) e veste sempre di nero che sembra un becchino?
Anche venerdì scorso si è presentato alla porta posteriore, quella del locale dove sto quando preparo la verdura, e mi ha fatto paura. Andavo avanti e indietro per portare gli scarti nel bidone apposito, nel piazzale. Dopo tre giri, avevo messo un cuneo di legno sotto la porta per lasciarla accostata e impedirle di chiudersi. Ero rientrata e avevo preso la cassa delle insalate fresche per pulirle e farne confezioni per il banco di vendita.
Mi stavo dedicando alla valeriana: le sue foglie piccole e delicate richiedono tanta attenzione altrimenti si rovinano. Ero così intenta che non ho sentito aprire la porta, ma un’ombra scura si è allungata, fino a coprire il piano del tavolo. Ho avuto il sentore di una presenza ostile, le mani si sono bloccate e un brivido mi ha fatto sussultare il cuore. Avevo paura di voltarmi ma sentivo che c’era una figura nera al mio fianco. Mi sono fatta forza e ho guardato; ho fatto un salto indietro e ho urlato.
Il direttore è arrivato di corsa credendo che mi fossi tagliata e c’è stato un po’ di parapiglia. Quando sono uscita per andare in reparto ho incontrato dei colleghi che parlottavano; mi hanno vista e si sono bloccati con un risolino sulla bocca mentre si davano di gomito indicandomi.
Comunque, non mi interessa se mi deridono e parlano male di me, preferisco questo al pericolo di cadere nei tranelli di Satana.
Ho sempre usato la prudenza, mi sono guardata da ogni cosa e stavolta, invece, ci sono caduta come una stupida! Tanti anni a guardarmi alle spalle e poi è bastato un attimo di disattenzione per ritrovarmi di nuovo davanti ai tre sei.
Vado nella pagina degli amici, fisso l’elenco dei nomi e le foto. Rimango immobile, non so cosa fare; clicco sul profilo di Paolo Zerbini per vedere chi è. Sembra un bravo ragazzo. Ed è pure bello! Forse mi ha chiesto l’amicizia per avere un appuntamento. Magari ci vediamo e ci innamoriamo. Mi avvicino per vedere i suoi occhi.
Lo schermo inizia a muoversi, le immagini si arrotolano e si sfaldano in pixel luminosi che finiscono negli angoli del monitor, rimbalzano e tornano al centro. Lo sfondo diventa nero e una nuova immagine si forma davanti a me: i due triangoli rovesciati e sovrapposti che sono il simbolo della Bestia. Caccio un urlo e faccio un salto all’indietro. Sono terrorizzata ma non riesco a distogliere lo sguardo. Ricompare la foto di Zerbini a tutto schermo, con lui che sembra uscire dal mare; ha delle cose intorno alla testa ma la foto è sfuocata e crea aloni misteriosi. Mi avvicino con cautela: ora non sembra più così “perbene”. Nella testa mi risuonano le parole dell’Apocalisse di Giovanni, sulla Bestia: “Poi vidi salire dal mare una bestia che aveva dieci corna e sette teste, sulle corna dieci diademi e sulle teste nomi blasfemi”.
Mi copro il viso con le mani: Satana mi sta mandando un messaggio. Sta arrivando a prendermi.
Non mi accorgo di cadere a terra, ma quando apro gli occhi sono sul pavimento e ho male a un fianco. La camera è al buio perché il pc è andato in stand-by e lo schermo è nero. Mi alzo appoggiandomi alla sedia con le rotelle: mi sfugge e cado sbattendo la fronte sul bordo. Mi scappa un’imprecazione. Mi aggrappo alla scrivania; ora sono in piedi e mi avvicino alla tastiera. Devo premere un tasto, uno qualsiasi, ma non oso. Le mani mi tremano.
Devo stare calma: anche se sullo schermo c’è ancora il Diavolo non mi farà nulla. Lo cancellerò con un click. Spingo la M e lo schermo si illumina: sono ancora su Facebook e vedo il mio profilo; sembra tutto normale. Mi decido e mi siedo.
Leggo l’elenco degli amici, certo non posso cancellare Paolo Zerbini: l’ho appena accettato e se ne accorgerebbe, capirebbe che ho intuito la verità. Scorro la lista. Il quarto nome è Anna Antonioli, un nome che non mi dice niente; la solita sconosciuta che ti chiede l’amicizia su Facebook. Apro la pagina di Anna e vedo che ha duemilacentonovantaquattro amici. Perfetto, non si accorgerà della cancellazione. Basta un click e il mio respiro si rilassa e torna normale. Torno nella pagina del mio profilo e controllo: seicentosessantacinque amici. Sospiro di sollievo.
Passo nella home e leggo le notizie degli amici, guardo le foto che hanno aggiunto e ascolto qualche video. Sono stanca. Prima di andare a letto, però, voglio controllare la posta e vedere se ho nuovi messaggi: trovo tre richieste di amicizia da persone che non conosco. Faccio i conti: seicentosessantacinque più tre fa seicentosessantotto. Accetto tutte e tre, uno dietro all’altro, così sorpasserò il numero diabolico e non avrò più il problema.
Apro di nuovo Facebook per vedere chi sono questi tre. Non ci credo! Il numero degli amici è di nuovo 666. Ma com’è possibile? Scorro l’elenco degli amici per capire il mistero: forse qualcuno mi ha cancellata dal suo elenco amici. E poi ci sono anche quelli che disattivano l’account temporaneamente e ricompaiono dopo qualche giorno: per questo motivo il numero degli amici varia sempre. Ma con tanti nomi è impossibile dire chi si aggiunge e chi si cancella. Ok, farò di nuovo una cancellazione. Vediamo… Augusto Pontecorvo, chi cavolo è? Apro il suo profilo, la foto non mi dice nulla, i suoi post o status neppure. Ha quattromilasettecentotredici amici; lo cancellerò subito.
Fatto. Sono di nuovo a seicentosessantacinque. Inizio ad avere sonno ma non oso andare a dormire: se qualcuno mi aggiunge come amica sono di nuovo nei guai. Se questo qualcuno resta l’unico ad aggiungermi e torno a seicentosessantasei, può capitarmi qualunque cosa.
Mi concentro per capire se sia il caso di cancellare altri amici e andare sotto il livello di guardia. Mi avvicino allo schermo e lo fisso; i colori mi volteggiano nella testa, le lettere si accavallano e si mescolano formando nomi, parole, frasi.
Sento di nuovo Lucifero, ma stavolta il suo non è un ringhio. Pare un lamento di terrore.
Avverto un fruscio alle mie spalle, mi volto di scatto, faccio in tempo a vedere un’ombra che alza qualcosa, forse un bastone.

La donna, Morena Fanti, abitava da sola. Secondo la ricostruzione della locale compagnia dei Carabinieri era davanti al pc e non ha sentito entrare l’uomo che l’ha colpita alla testa causandole una commozione cerebrale e una ferita che ha richiesto sessantasei punti di sutura. Il medico, la dottoressa Anna Antonioli, che l’ha curata, ha detto che una ferita così strana – il taglio sembra disegnare un sei sulla fronte della donna – non le era mai capitata, pareva opera di qualcuno, non di un’aggressione casuale.
L’uomo, Paolo Zerbini, di trentasei anni, residente a Codigoro, e già noto alle forze dell’ordine per furti e aggressioni nella nostra provincia, era entrato anche in altre case della zona, e poi, dopo avere girato a lungo per trovare un punto d’entrata, ha forzato la portafinestra dell’appartamento a piano terra. La vittima dell’aggressione ha affermato che Lucifero, il gatto dei vicini, ha miagolato tutta la sera – la povera bestia era in agitazione per i rumori e per l’individuo che vedeva aggirarsi nel buio –, ma lei non ha dato peso alla cosa, visto che detesta l’animale e lui la ricambia procurandole spaventi e danni agli abiti e alle porte. Credeva volesse distoglierla dal pc e da Facebook. «Ogni sventura è colpa di Lucifero», ha affermato la Fanti mentre la dottoressa Antonioli reggeva le pinze per passare il filo di sutura. La paziente si lamentava per il dolore e lei aveva chiamato ad aiutarla un infermiere, Augusto Pontecorvo.
Sembra una cronaca come tante, un episodio di aggressione come ne capitano tutti i giorni nella nostra città. Ma anche l’evento più banale può nascondere risvolti inattesi, come si legge nel resoconto fatto dai sanitari. Dice il Pontecorvo: «Stavamo terminando la sutura quando l’altoparlante ha annunciato che la dottoressa Antonioli era attesa in reparto per un consulto. Lei si è bloccata e mi ha guardato: «Devo andare, Pontecorvo. Finisci tu?». Le ho risposto che avevo tutto sotto controllo.
A quel punto la Fanti è sbiancata e ha sbarrato gli occhi. Ci ha guardati tutti e due, prima la dottoressa e poi me, e ha urlato. Sono dovuto intervenire con forza per tenerla ferma e impedirle di strapparsi il filo di sutura e ferirsi ancora.
La donna continuava a urlare, indicandoci: «Siete voi! Siete le forze del Male!».
I colleghi del reparto, subito accorsi, le hanno infilato la camicia di contenzione.
Poi, tutto è accaduto in pochi secondi: mentre si preparava lo spostamento della paziente da un reparto all’altro, la donna si è allontanata ed è passata davanti al mobile dei medicinali. Si è vista nel vetro degli sportelli e ha iniziato a urlare parole incomprensibili. Ha spinto il corpo, con le mani legate, dentro l’armadietto e si è procurata dei tagli al viso che hanno riaperto la ferita.
«La scena era apocalittica», ci ha riferito la dottoressa Antonioli. La paziente è stata fermata e legata al letto grazie all’intervento della vigilanza. Per tutto il tempo ha continuato con i suoi vaneggiamenti; parlava della ferita, del filo di sutura, “nero come il Diavolo”, e del buco che aveva in fronte, a forma di occhio, da cui colava il sangue. La decisione di sedarla è stata inevitabile. Quando la paziente ha visto l’ago ha urlato parole incomprensibili. Urlava ancora mentre firmavo la lettera per il primario del reparto psichiatrico dell’ospedale.
Oggi la paziente sta meglio e ha ricevuto la visita del padre. All’uscita l’uomo era molto provato e ha rilasciato solo una breve dichiarazione: «Mia figlia è sempre stata strana ma ora, che vive sola, è peggiorata. La solitudine è un vero e proprio inferno!».

Idioti! Li ho fregati in pieno. Cosa credevano di fare chiudendomi qui? Ora sono Sua e loro non possono evitare che venga a prendermi. Ho la testa bendata ma non ho bisogno dello specchio; so che la mia fronte ha il marchio sacro. L’ho visto prima che mi prendessero e mi legassero: ho i due triangoli, il simbolo della Bestia. Ora sono di Satana, appartengo a lui. Verrà presto e mi porterà con sé.
Spero che all’Inferno abbiano l’adsl. Devo connettermi e vedere la mia pagina di Facebook. Devo ampliare il mio giro di conoscenze e chiedere molte amicizie. Il nostro potere non avrà più confini.

* il racconto Satana ti ha aggiunto agli amici è stato pubblicato nel volume Fobie (Ciesse edizioni, 2011), a cura di Alessandro Greco.

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6 pensieri su “SATANA TI HA AGGIUNTO AGLI AMICI – seconda parte

  1. ahahahah grande! molto divertente, e veramente ottimo il ritmo della narrazione! 🙂 magari ti può interessare anche il racconto sull’esorcismo che abbiamo pubblicato noi (dato che il tema è simile), dacci un’occhiata se hai voglia 🙂 complimenti ancora!

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    1. Grazie a tutti della lettura.
      @Carlo: il volume si intitola “Fobie, autori disadattati in cura da Alessandro Greco”. Mi è venuto naturale scrivere in prima persona e dopo mi è sembrato ironico darmi della folle invasata da sola 😉
      E comunque, si sa, gli scrittori sono sempre un poco folli.

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