Solo due cose

. Di fronte alla morte non si sa mai come reagire: la temiamo e ci facciamo prendere dal panico. Inoltre c’è da considerare lo choc. Le morti violente, quelle improvvise che ti colpiscono al cuore, ti scaraventano in un buco da cui vedi tutto amplificato e senti il dolore in modo molto forte. Si perde la capacità di esprimere i nostri pensieri, si accavallano le emozioni e si lascia uscire tutto come un torrente.
E poi ci sono i giornalisti televisivi: loro devono essere sul pezzo, non possono arrivare quando il calore si è dissipato. E i giornalisti hanno sempre le stesse domande: Come si sente? Cosa prova? [su queste domande, quando indirizzate ai genitori del ragazzo morto, avrei da scrivere per due volumi] Ci parli di lui: che ragazzo era?

Ma santocielo! Come volete che fosse? Era un ragazzo, era bravo, era buono ed era bello. Ma loro vogliono rimescolare. E allora, finisce che gli intervistati dicono quello che devono dire, nel modo che viene loro e che è quello dettato dallo choc.
“Un così bravo ragazzo. non meritava una morte simile”.

Sarò io che ho una sensibilità arruffabile di fronte a certe frasi, ma a me dà molto fastidio sentire questo. Non perché dubiti della bontà del ragazzo in questione ma perché mi domando sempre: Chi è che merita una morte simile?
Se fosse stato un ragazzo meno bravo, saremmo stati contenti della sua morte?
Non credo. Non è la bontà o la cattiveria la discriminante per morire.

. Morosini ha avuto una vita alquanto travagliata: morte del padre quando lui aveva 14 anni, due anni dopo è morta la madre e lui è rimasto con due fratelli disabili, finché qualche anno fa il fratello si è suicidato. Eppure Piermario scendeva in campo a giocare e aveva sempre un sorriso pronto. Piermario non si è lasciato sottomettere dalla vita e ha tirato fuori le unghie. Non ha pensato: Succede tutto a me. Sono sfortunato e ormai la mia vita è segnata.
Credo sia un bell’esempio a cui tutti noi dovremmo attingere. Spesso ci soffermiamo troppo sulle nostre tragedie – e lo dico da genitore che deve sopportare la morte di una figlia e che ha visto tanti genitori con la stessa mancanza e cento reazioni diverse –  e pensiamo di essere unici depositari del dolore. Ma non è così: se aprissimo gli occhi e alzassimo lo sguardo capiremmo subito che non è così.

Siamo troppo abituati a guardarci l’ombelico. Guardiamo invece in fondo agli occhi altrui e camminiamo avanti. Allora, forse, capiremmo qualcosa di più. E, forse, potremmo essere persone migliori.

Grazie, Piermario.

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3 pensieri su “Solo due cose

  1. stamattina prima di mezzogiorno in TV mia madre seguiva i funerali a Bergamo di questo ragazzo (non sono sportivo e non sapevo neanche chi fosse ma come tutte le morti soprattutto di ragazzi mi prende molto)stavo facendo crostate al cioccolato e devo aver impastato un po’ di lacrime, soprattutto quando ho sentito i suoi amici cantare una canzone di Ligabue. Hai detto bene bisogna guardare sempre negli occhi a chi ci sta di fronte ,ci aiuterà a diventare migliori.

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