Il racconto erotico

Come annunciato qualche giorno fa, è uscito il volume di Nuova Prosa* n.58, che contiene alcuni racconti erotici scritti da donne, ad eccezione di uno a firma maschile.
Scrivere di eros mi pare molto naturale, il sesso è parte della vita e chi desidera scrivere non può evitare di raccontare anche questa parte.
Non dico che ogni testo, ogni romanzo e ogni racconto, debbano contenere sesso, ma è possibile e plausibile che esso sia presente.
La scrittura vera deve poter spaziare in ogni ambito. Sarà poi compito dello scrittore rendere la sua scrittura nel modo migliore.
Io pensai – era il 2005 quando scrissi il mio primo tentativo di racconto erotico – che dovevo tentare anche questa parte per capire come scrivere un’eventuale scena d’amore o di sesso.

Poco fa ho letto una discussione in rete, in cui si dice che la scelta di presentare racconti erotici scritti da donne sarebbe in controtendenza con certi movimenti femminili tipo il “Se non ora, quando?” e strizzerebbe l’occhio a una certa compiacente visione del corpo delle donne usato per mercificare qualsiasi cosa.
Io penso, invece, che scrivere di eros non sminuisca la donna che sono e credo che sarebbe meglio evitare di vedere ogni cosa come un affronto. Dovremmo arrivare a non avere rivendicazioni femminili o maschili, come dovremmo non puntare alle quote rosa perché si dovrebbe essere scelti non per il sesso ma per le capacità. Ma qui siamo sulla fantascienza, non sull’erotismo, siamo usciti dal tema.

Torniamo al racconto erotico, la cui scrittura non è affatto facile. Non basta parlare di sesso per scrivere un racconto erotico. Non è svestendo la protagonista [non solo] che si fa dell’erotismo. Se si spinge troppo il piede sull’accelaratore, si può scivolare nel pornografico che è ambito molto diverso. L’erotismo deve raccontare per immagini, per sensazioni; deve essere misterioso. Parlare di pene e di vagina – anche con termini più crudi – è già una narrazione spinta. Non dobbiamo cercare di stupire a ogni costo ma dobbiamo raccontare la vita, il modo in cui un uomo o una donna arrivano al piacere. Ci possono essere versioni più soft e altre più hard, ma si deve mantenere la tensione emotiva e l’atmosfera. Perché di questo è fatto l’erotismo: di tensione e di atmosfera, non solo di organi sessuali.

* Nuova Prosa è la rivista di Greco & Greco editori ed è diretta da Luigi Grazioli, che ringrazio per la scelta

** e qui trovate il “racconto erotico”

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6 pensieri su “Il racconto erotico

  1. Interessante,provocante,piacevole,invitante,certamente un modo di esprimere se stessi come forma liberatoria di scoria
    pudica che rimane dentro per non aver saputo affrontare, a fondo,la causa, trincerandoci in riservatezze giustificate dettate da diversità d’essere..

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      1. Certamente,spero di non essere frainteso,approfittando per infarinare quanto il ruolo donna/femmina, per trama, in qualsiasi romanzo, sia importante,proprio perchè ravviva qualsiasi tema regalandone : fascino al lettore e morale compenso all’autore.
        grazie per la tua gentile replica

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  2. Diffido sempre di posizioni ideologiche del tipo che “racconti erotici scritti da donne sarebbe in controtendenza con certi movimenti femminili tipo il “Se non ora, quando?” e strizzerebbe l’occhio a una certa compiacente visione del corpo delle donne usato per mercificare qualsiasi cosa”. Così come diffido del politically correct. Si tratta di affermare preconcetti. Vederlo applicare alla letteratura poi mi urta molto (per non dire che mi fa cascar le balle). Nulla può essere imposto alla letteratura, all’arte di ogni genere e tipo. L’arte deve essere libera per sua natura. E mi fan girare le balle (sempre quelle) i “programmi” e i “manifesti” degli intellettuali, e domande del tipo “Qual’è il ruolo di uno scrittore? (o di un pittore, di un autore di canzoni,…)”. Ma scrivere, cazzo! O dipingere, comporre (ri-cazzo!) , quello che gli passa per la testa, quello che sente di dover esprimere.
    Poi bisogna vedere se l’uso che si fa dell’erotismo, della stessa pornografia (si può con tutta legittimità fare volutamente arte anche con questa) è funzionale o del tutto gratuita. Se sta lì, appiccicata come una mosca su una cacca, solo per provocare (che tutte ste provocazioni a me han rotto ancora le balle (e tre!)) o, peggio ancora, per fare leva sul pubblico più terra-terra e imbecille. Ma qui entriamo nel discorso qualitativo, che è tutto un altro paio di maniche.
    Ma la qualità dell’opera letteraria non può dipendere in sè dall’intenzione di affermare (o rispettare) regole di etica, morale, politica, religione, sociale, ecc. . Che per questo ci sono altri mezzi di comunicazione.

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