Senza parole – Disgusto

Se potessi vi farei un disegno. Ma, anche facendolo, non posso usare lo scanner, quindi vi dovrete accontentare del mio disgusto raccontato anziché disegnato.
In questi anni di blog mi sono sentita in tanti modi, ho avuto tanti blog in cui scrivere e ho usato molti nick. Ma in ognuno di essi (blog) ero sempre me stessa. Scrivevo cose diverse ma era un’evoluzione della scrittura che mi ha accompagnato in tanti generi e in tante riflessioni. La scrittura è una delle cose che mi premono di più, la mia e quella degli altri in quanto fruitrice di libri e testi che leggo con interesse.
La scrittura. Ma non ‘essere scrittore’ appartenente a un mondo che vedo molto distante da me.
Devo dire che in questi anni mi sono incazzata spesso con questo mondo. Un mondo in cui ci si finge amici di qualcuno e si va a commentare nel suo blog -commentare positivamente, ovvio – solo perché quel qualcuno ha pubblicato qualche libro o lavora nell’editoria e millanta conoscenze importanti.
Il mondo delle consorterie, dove si acclama il ‘personaggio’ che scrive e si conferma la sua vanità, sperando in un accesso agevolato nel mondo dei ‘pubblicati’.
Ma c’è anche altro in questo bel mondo in cui mi domando se valga la pena entrare: scrittori che amano tanto leggere ma non leggono gli altri, scrittori che accettano di rispondere a un’intervista di una persona di cui non sanno nulla e di cui non sapranno mai nulla perché non gli interessa, altri che leggono la recensione a un loro libro ma non si sognano di ringraziare e di saper di più sulla persona che ha letto il loro libro. Forse scrive anche lei (persona) ma chi se ne frega? Basta che parlino di me e dei miei libri. Il resto non conta.

Ma c’è ancora altro. In questo mondo tutti sanno scrivere meglio del vicino e sparano sentenze che seppelliscono, dove tutti sono critici e hanno idee così ben definite che se non le hai uguali, cancellano i tuoi commenti e ti bannano, in cui anche se si professano amici non sono disposti a dirti un nome di una casa editrice o il modo in cui contattare qualcuno, fosse un agente, un editor ma anche un massaggiatore per cancellare quei dolori alla schiena che ti sono venuti scrivendo.
L’unica cosa che regna sovrana non è la parola e l’amore per la scrittura ma è l’invidia. Se tizio pubblica con una grossa casa editrice è perché conosce qualcuno, se è finalista allo Strega – con tutte le polemiche è pur sempre un premio che dà lustro e a cui tutti guardano – è perché l’hanno spinto ma il suo testo non vale nulla.
Magari il romanzo è buono e l’altro sta solo a rosicare.
Ma, allora, in tutto questo caos in cui nessuno dice ciò che pensa ma solo ciò che gli fa comodo, in cui tutti cercano di scalzare l’altro per poter procedere, a cosa dobbiamo credere?
Assodato che la verità assoluta non esiste, ci piacerebbe che quello che viene detto fosse sincero.
Se vi state chiedendo dove voglio andare a parare, vi dirò che a questo punto non lo so più nemmeno io.
Di sicuro, però, so che questo mondo non mi garba per nulla.
Oggi si parla in rete di questa cosa per cui la Lipperini avrebbe scritto dei romanzi con il nome di Lara Manni, cosa che non mi scompensa neppure un poco. Ben diverso sarebbe se fosse vero che la stessa Lipperini ha parlato, o recensito, i libri della Manni. Chi dice ciò? Lo dice Serino, sul suo Satisfiction.

Bene, Supposto che Serino dica il vero, non è una bella cosa.
Se, invece, Serino sta mentendo, non è una bella cosa.
In tutti i modi, non sono cose che fanno bene alla letteratura.
E nemmeno alle persone.

* non metto nessun link di proposito. non mi va di pubblicizzare questa cosa. ne parlo solo perché non riesco a lavorare. sapevo già che ci sono cose che non mi piacciono, che non comprendo e che mi disturbano, però questa mi pare grossa. da qualsiasi parte sia la verità.

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7 pensieri su “Senza parole – Disgusto

  1. Lascia scivolare sulla tua pelle ogni cosa, Morena. Non credo che riusciremo a cambiare il mondo… però, forse, possiamo iniziare a distanziarci da tutte queste dimostrazioni di vanità oligarchica. Cosa provi quando scrivi, quando la tua penna corre sulla carta lasciando scie di emozioni (lo dico metaforicamente poiché ormai è raro prendere appunti manoscritti)? Anche solo per il piacere tuo, intimo, quello sincero fino sotto la corteccia che, tutti, sempre, cerchiamo di indossare. Scrivere per sé stessi, o per i propri figli, o ancora per quei pochi amici veri che non devono dirti cose carine solo per farti piacere!
    Un sorriso, nella serenità di sempre
    :-)claudine

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  2. Scriveva Anna Maria Ortese (Il Piacere di Scrivere, in: “Da Moby Dick all’Orsa bianca”):
    “Non c’è forse, dopo l’Italia, un altro paese al mondo dove ciascun abitante abbia come massima ambizione lo scrivere, e ce n’è pochi altri dove quel che ciascuno scrive – pura smania di dilettante o regolarissima professione – scivoli, per così dire, sull’attenzione dell’altro, come la pioggia su un vetro…..” e poi, più avanti, dopo avere parlato del “pericolo” di dover constatare la bravura di qualcuno migliore di noi:
    ” …Si capisce così, data questa tendenza degli italiani a concepire lo scrivere come un piacere, perchè da noi tutti scrivano e nessuno legga, e quello che minaccia di farsi leggere dagli altri che non siano gli scrittori colleghi sia considerato un intruso e gli si tolga magari il saluto (a meno che il suo successo non abbia anche un carattere mondano, e lo si possa perdonare lì); si capisce perchè la nostra letteratura sia in genere un soliloquio, uno sfogo forbito oppure curioso, mai un’autentica voce, un richiamo, un grido che turbi, una parola che rompa la nebbia in cui dormono le coscienze, il lampo di un giorno nuovo. Noi scriviamo per piacere a noi stessi, nel migliore dei casi; nel peggiore, agli altri: quando avremmo bisogno ogni giorno di ripeterci che siamo la più fastidiosa espressione della nullità, nella più arretrata e insignificante delle nazioni.”

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  3. Beh che dire?
    Io non acquisterei mai un libro senza conoscerne l’autrice, voglio dire, per quello che leggo, Lara Manni, non ha volto, se non una faccia da Sims.
    E mi sono informata adesso, neanche la conoscevo. Mi piacerebbe sapere come va a finire questa storia, proprio come in una ‘fan fiction’, no?

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  4. Continua a scrivere, se ti va, se hai voglia di dire qualcosa, senza finalità specifiche, senza aspettarti nulla. Dì quello che pensi veramente, disinteressatamente, senza filtrare, vedrai che verrà la voglia ndi leggerti. I libri che apprezzo di più sono quelli che mi danno qualcosa, un’emozione, un senso, uno stimolo. Chi scrive conservando la propria autenticità ha più probabilità di emergere, almeno lo spero.

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  5. Ormai non mi meraviglio più. In questa società, arrivista e tesa al guadagno con qualsiasi mezzo, fatti del genere possono essere possibili. Certo è che se fosse vero, sarebbe grossa, ma anche la fonte di questo fatto non è immune da critiche, visto che sembrerebbe coinvolta in un turpe ricatto; al riguardo, nonostante le notizie dei giornali, non sono mai colpevolista a priori, tanto che uso ripetere che il compito della magistratura è difficile, ed è per questo motivo che deve essere lasciata lavorare in pace, affinché la giustizia possa essere esercitata senza pressioni, anche per il bene dell’imputato.

    Renzo Montagnoli

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