Con tutto il rispetto

La notizia di un nuovo thriller in libreria dal titolo accattivante La confessione, edito da Rizzoli. La scoperta che l’autore è tal Enzo Ghinazzi, in arte Pupo, la lettura della fascetta, firmata da Mogol, sulla copertina, che recita: “Anche con la penna in mano Pupo resta geniale”.
Lo stomaco inizia a brontolare, vero?

Ma la cosa preoccupante non è che Pupo scriva – ormai scrivono tutti, perché privare Ghinazzi di questo piacere? -, bensì che anche se non avesse scritto di sua iniziativa, qualcuno (e i qualcuno che si scomodano in questi casi, sono qualcuno con le spalle grosse e un portafoglio disponibile all’investimento) l’avrebbe proposto al suddetto.
Questo è un po’ inquietante. Per me lo è.
Domenica sera in tv c’era Carlo Verdone e presentava il suo primo libro di cui non ricordo il titolo (lui mi scuserà). Ora, con tutto il rispetto per Verdone, che ammiro come regista e come attore e potrebbe pure essere anche come uomo – non lo conosco e perciò non lo so -, magari lui scrive pure bene. Perché no? Anche se scrivere film e sceneggiature non è la stessa cosa di scrivere romanzi, ma potrebbe essere molto bravo.

Quello che mi secca, la cosa che mi fa prudere le gengive e mi fa venire l’orticaria alle ginocchia, è che anche stavolta, come tante altre volte, qualcuno di una grossa casa editrice, e in questo caso è stata mi pare Elisabetta Sgarbi, Bompiani editore, ha contattato Verdone e gli ha chiesto: “Perché non scrivi un libro?”.
Così Verdone si è messo d’impegno, coadiuvato dalla competenza, solerzia e bravura di un editor Bompiani, e ha scodellato la storia della sua casa.  E immagino pure che sia una bella storia: una casa che ha visto passare Fellini e tutti gli altri registi di quegli anni – il padre di Carlo Verdone, Mario Verdone, era un grandissimo esperto di cinema e cultura e arte – sarà di certo una casa interessante che ha respirato cultura, storia e bellezza.
Però, con tutti gli inediti che arrivano, orribili certamente, sgrammaticati, pieni di ego e con risvolti adolescenziali mai risolti, c’è proprio la necessità di sollecitare testi da gente che fa già un ottimo lavoro con il mestiere che pratica?

Forse queste case editrici inseguono una vendita facile sollecitata dal nome molto conosciuto dell’autore. Questa è un’idea che ho avuto ora. Non ci avevo ancora pensato 😉

Certo, è più facile fare cassetto con un nome noto. Il nome di uno sconosciuto, invece, si dovrebbe fare la fatica di spingerlo. E chi è che ha voglia di fare fatica, quando lo stesso, e anche migliore, risultato si può ottenere senza nessuno  sforzo?

Con tutto il rispetto per Carlo e per Enzo.
E per tutti gli altri che li hanno preceduti e che seguiranno. Non ce l’ho con loro. E non ce l’ho con i loro libri, che comunque non ho letto. È il sistema che ormai è andato.

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12 pensieri su “Con tutto il rispetto

  1. È questa la politica adottata da molti editori, anche Piemme… che riceve testi da esordienti alla fine pubblica i volti noti… Un ragazzo esordiente che scrive canzoni e che ha partecipato a Italia’s Got Talent… Pare che un giornalista l’abbia contattato e abbia pubblicato per Piemme… insomma lo abbiamo detto e ridetto in più occasioni… Prima la presenza e poi il contenuto. E quest’è 🙂 .

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  2. Sto ridendo. E sai perché?
    Perchè mia mamma ancora non sa del libro di Carlo Verdone (io ho letto la pubblicità su Donna Moderna, mi pare).
    E quando lo vedrà da qualche parte, in tv, a presentarlo, la prima cosa che mi dirà sarà: “Anche Verdone ha scritto un libro!”, così come ha fatto per Pupo, per Conti e per tanti altri che, come dici giustamente tu, fanno già – spesso bene – un loro mestiere. Che non è scrivere.
    E io, come ho fatto per tutti gli altri, risponderò: “Lo so. Ormai i libri li scrivono cani e porci!”
    Che non vuole essere un’offesa per nessuno, per carità, in fondo anch’io ho scritto i miei librini di poesie e racconti e me li sono autopubblicati.
    Perchè non sono nè cane, nè porco.
    Con tutto il rispetto per gli animali! 😀

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  3. Però è interessante che molte persone sentano la necessità di un libro, perché altrimenti il loro “status” rimane… imperfetto? Comprendo l’adolescente o il giovane che viene piantato e “deve” scrivere, e urlare al mondo il suo dolore. Però l’attore, la star, il cantante? Non certo per i soldi: si guadagna di più con un film o presentando una trasmissione in prima serata (e con la pubblicità, si incassa anche di più). O forse sono anch’essi ingenui, e cercano l’approvazione che solo il libro, secondo la loro idea, riesce a dare?
    O mi sfugge qualcosa? Mah!

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  4. Con tutto il rispetto ma anche no.
    A me queste invasioni di campo fanno un po’ schifo.
    Ma la colpa non è solo degli ignobili e infami mercanti nel tempio dell’Arte (detti anche Talent Killers). E’ anche, diciamolo, del popolino telelobotomizzato che compra. Se il giochino è riuscito con faletti, è ovvio che funzionerà con qualsiasi altro cabarettista, cantante, comico, attore, grandefratellista, politico, calciatore, nuotatrice…
    Io leggo quasi solo straniero. Il mio cruccio è non poter SCRIVERE, straniero. Vorrei tornare nella culla, e avere una pistola non giocattolo da puntare contro i miei per obbligarli a farmi imparare da subito l’inglese (o anche il francese) come fosse la mia vera lingua madre. E ci sto malissimo, a dirlo, perché l’Italiano è la più bella lingua del mondo!
    Ma qui non c’è nessun rispetto per il Mestiere e la Vocazione di Scrittore.

    A proposito: dentro quella bara cosa c’è, la Narrativa italiana??!!

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  5. Discorso interessante, su cui molte volte mi soffermo a pensare, e mi domando: ma dove sono finiti gli scrittori? Voglio dire, un tempo lo riconoscevi subito uno scrittore, con il suo bel mestiere, impegnato in quello e basta, a scrivere e pubblicare romanzi di mille pagine, interminabili (anche se abbastanza prolissi).
    Oggi, lo scrittore si intravede a malapena, senza escludere che tutti bene o male sappiamo scrivere (Ci mancasse! L’analfabetismo sta guarendo giorno per giorno) però, resto sempre dell’idea che esistono altri modi per farsi ascoltare. Le parole, è vero, sono magiche, e quelle scritte sono anche più interpretabili di quelle parlate, ma non sarà che il mestiere di scrivere sta lentamente sbiadendo, rispetto alla possibilità stessa di scrivere? (e non ho detto ‘capacità’).

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    1. Questo è quello che vogliono farci credere in italiA (detta anche Lobotom-italy): che lo Scrittore sia un palloso eruditoide prolisso e ammuffito, superato dai tempi e dagli eventi… Così la Specie si estingue prima, senza rimpianti. (Se lo Scrittore “deve” annoiare per forza, tanto vale leggersi i guitti televisivi, o guardare direttamente la tv!)
      Per fortuna non è così.
      Quanto alla scomparsa dell’analfabetismo, non sarei tanto ottimista. Anzi!

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