Pubblicare? È anche questione di culo

Lo sapevo già, ma ribadirlo, leggerlo di nuovo, sentirlo raccontare, fa sempre effetto.
Pubblicare è (anche) questione di culo.
Certo, a monte serve un buon testo, curato, pulito, senza errori, con accurata scelta di parole, con uno stile fluido e originale, con una storia che sia avvincente, mai noiosa o astrusa, un linguaggio chiaro ma non sciatto, dei personaggi vivi che escano dalla pagine  e incantino il lettore, con uno svolgimento pieno di colpi di scena ma non troppi che se no sembra artificiale, qualche metafora ben azzeccata e un tema che sia forte e coraggioso, ma a valle?

Perché, dopo tutta questa roba serve anche altro?
E come pensate di farvi leggere in casa editrice? Se pensate che basti tutto questo, state guardando un film.
In questo post, Remo Bassini illustra la sua esperienza – molto più vasta della mia – e dice che su trentotto invii ad altrettante case editrici ha ricevuto quattro risposte (otto erano di case editrici che già lo conoscevano).
Io ho spedito a trenta case editrici – non le ho contate ma sono di certo così – e ho ricevuto una (una, 1, unica, sola, rara) risposta.
E pensate se avessi spedito il cartaceo, con relativa, onerosa, spesa di euro per stampare, rilegare, spedire.
Le case editrici leggono tutto, così dicono nei siti. Ma sarà vero?

Certo, se qualcuno ti presenta – non è ‘raccomanda’, attenzione. devi comunque valere qualcosa, devi avere scritto qualcosa di valido – e dice a un editore, o a un editor: “C’è Tizio che non scrive male. Ha finito un romanzo. Magari potrebbe interessarvi”, si può saltare la fila di lettura e arrivare sulla scrivania di qualcuno. Altrimenti, si può annegare nel mare dei dattiloscritti e non uscirne più.
Certo, se quel giorno l’editor è di buon umore e pesca a caso un testo, lo legge e trova che sia in sintonia con qualcosa che gli piace o con qualcosa che stava cercando, allora…

Certo, che dobbiamo basarci su questo, il culo è davvero fondamentale.

* la scelta della foto non è casuale. E neppure la scelta del titolo

** segnalo be-pop, il nuovo blog di perdisapop, da cui ho tratto l’articolo di Remo.

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9 pensieri su “Pubblicare? È anche questione di culo

  1. «Certo, a monte serve un buon testo, curato, pulito, senza errori, con accurata scelta di parole, con uno stile fluido e originale, con una storia che sia avvincente, mai noiosa o astrusa, un linguaggio chiaro ma non sciatto, dei personaggi vivi che escano dalla pagine e incantino il lettore, con uno svolgimento pieno di colpi di scena ma non troppi che se no sembra artificiale, qualche metafora ben azzeccata e un tema che sia forte e coraggioso, ma a valle?»

    Nient’altro? 🙂 Ma parli di John Grisham, di Stephen King o di un comune aspirante autore? Narrativa o Thriller/Noir/Azione? 🙂

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    1. Parlo di quello che si auspicherebbe da un autore che volesse pubblicare. Non è tanto, visto che a volte neanche questo è sufficiente.
      Non sto dicendo che io ho tutta quella roba nei miei testi, eh.
      Certo, a volte uno si domanda anche perché preoccuparsi di averla… Ma solo a volte 😉

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      1. Ah ecco 🙂 . Perché io di sicuro non ce l’ho. Ecco perché di recente non mi sto assolutamente preoccupando di avercela o di cercare un editore. Se poi il divertimento dello scrivere si trasforma in un incubo non giustificato preferisco accontantarmi del poco 😀 .

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  2. Anche se la mia storia è stata in controtendenza (ho esordito spedendo un manoscritto a gente che non conoscevo, quando ormai non ci speravo più) ti do ragione al cento per cento. Il fatto è che stiamo fra l’incudine e il martello. Da un lato la grande edito-RAGLIA incompetente, commerciale, muffo-sclerotica, politica e raccomandereccia (mi è capitato di telefonare da “già pubblicato” per chiedere le procedure di spedizione, e di sentirmi dire che NON VOGLIONO RICEVERE NIENTE, punto e vaffa), dall’altro la concorrenza infestante di milioni di mitomani semianalfabeti, gente che non ha mai letto un libro ma tiene nel cassetto la propria divina commedia personale. Siamo l’unico paese ad avere cento sedicenti scrittori per ogni lettore… Magari se si levassero dai cogl****, qualche lettura in più anche le redazioni la farebbero… L’esplosione dell’ignobile mercato del fai da te ha fatto il resto: magari non subito, ma ci estingueremo.

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      1. E’ proprio questo che intendo per estinzione. Gli artisti non sono fatti per la giungla kompetitoide. Hanno bisogno di Mecenati. Ma i me(R)cenati dei nostri tempi sono o impostori o luridi traditori.
        Il che non significa che dobbiamo arrenderci, naturalmente. 🙂

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  3. Naturalmente noi non ci arrenderemo mai 😉
    Chi ce l’ha nel sangue non si arrende. La scrittura è una bestia difficile da abbandonare.
    Ma tra scrivere e pubblicare c’è di mezzo il coraggio. A volte anche il coraggio di chi fa il mestiere di editore che deve sì essere “un’azienda che rende” ma deve anche essere un mezzo per divulgare una cosa che si potrebbe chiamare cultura ma anche arte, non solo “dio mercato”.
    Il coraggio di fare delle scelte diverse da ciò che fanno i colleghi, il coraggio di rischiare per una cosa in cui si crede.

    Ma in cosa crederanno certi editori che del
    Mecenate non hanno nulla? Sappiamo tutti che nessuno può permettersi di distribuire denaro sapendo che l’operazione è sbagliata. Però, cercare di farne solo di ‘giuste’ inficia la missione e pure la passione.
    Di chi pubblica ma anche di chi scrive. Spesso ci si può sentire demotivati. Ma poi ci passa sempre, a noi stupidi pirla della scrittura.
    Tant’è.
    La pubblicazione non è la cosa a cui io ambisca di più e quindi me ne farò una ragione. La vita mi ha insegnato ben altro.
    Quello che mi disturba sono certi atteggiamenti e i modus operandi che molti (non tutti) hanno instaurato.
    E ora a scrivere: quando uno è pirla lo è per sempre (e parlo di me) 😉

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