Scrittura e collaborazione, scouting e agenzie letterarie: ne parliamo con Punto&Zeta

Lo scrittore esordiente ha terminato la scrittura del suo romanzo. Si informa su internet e cerca qualche casa editrice appetibile per l’invio. Le informazioni sono tante, le case editrici sono moltissime – qualcuno dice troppe – e il nostro eroe non sa come muoversi e cosa fare.
Soprattutto, si domanda se il testo che ha scritto possa avere un valore. Si domanda se sia pronto per essere presentato. Abbiamo già esplorato qualche possibilità: agenzie che ci propongono valutazioni, editing e schede, e scrittori che si offrono come lettori e consulenti.

Oggi abbiamo la possibilità di parlare con Chiara Beretta e con Pepa Cerutti, le due socie dell’agenzia editoriale Punto&Zeta.

Nella home del vostro sito leggiamo “Agenzia editoriale”. Ci potete spiegare cosa significa questa dizione?

Pepa: mi piace definirci “consulenti di storie e di parole”, ma se vogliamo dirla in breve agenzia editoriale per noi significa fornire servizi di scouting, valutazioni, editing e altro ancora. E se lo scopo principale delle agenzie letterarie è quello di “vendere” un libro e un autore alle case editrici, il nostro è offrire una consulenza su misura ai nostri interlocutori, che sono le case editrici e gli autori, ma anche gli stessi agenti letterari. Per esempio, una casa editrice si rivolge a noi per una quarta di copertina o perché vuole pubblicare il romanzo di un autore ma ha bisogno che sia editato: noi allora lavoriamo di fianco all’autore per potenziare il suo testo e la sua storia; un agente letterario ci contatta per chiedere la valutazione di un testo: in questo caso il nostro strumento di lavoro è quella che chiamiamo “scheda editoriale” e che abbiamo ideato in modo che sia più di una semplice valutazione perché, oltre a dare un giudizio sullo stato dell’arte del testo, fornisce all’autore veri e propri suggerimenti di editing per un’eventuale revisione; e infine, un autore si rivolge direttamente a noi per sapere “lo stato di salute” del suo progetto narrativo: la sua è una storia che funziona? Potrebbe essere presentata a un agente letterario tra quelli che collaborano con noi?

Collaborate anche con altre agenzie? Questo mi incuriosisce. Sono molte le agenzie letterarie che si rivolgono a voi? E per quali servizi in particolare?

Chiara: per una questione di serietà molti agenti si avvalgono di collaboratori esterni (valutare un dattiloscritto suggerendo un editing che viene poi eseguito dalla stessa agenzia potrebbe sollevare dubbi sulla liceità dell’operazione) scegliendo redattori ed editor freelance o agenzie come la nostra. Ci contattano sia per leggere e schedare i testi, sia per servizi di editing oppure per redigere quarte di copertina, sinossi, schede di presentazione a cui si aggiungono anche le traduzioni. Necessarie agli agenti per presentare gli autori nelle diverse fiere e cercare di vendere i diritti all’estero. Ovviamente la collaborazione avviene anche al contrario: gli autori che riteniamo validi vengono proposti e affidati proprio alle diverse agenzie letterarie con cui collaboriamo.

Come mai chiedete il cartaceo e non il file? Ai miei occhi di “esterna al settore” sembra che un file sia più comodo da portare in giro e sia uno strumento immediato per scambiarsi pareri.

Pepa: Chiediamo tutto, perché tutto serve! Il file word è indispensabile, ma abbiamo bisogno anche di una copia cartacea che in fase di valutazione teniamo sempre in ufficio per sicurezza, caso mai i file dovessero corrompersi o il tablet smettesse di funzionare, e in genere sopra ci appuntiamo alcune considerazioni a bordo pagina. Non solo: chiediamo anche breve bio dell’autore e, cosa fondamentale, la sinossi, per noi vero e proprio strumento di valutazione; dalla sinossi, che leggiamo sempre dopo aver finito il romanzo per poterlo godere senza suggestioni, si può capire se l’autore “possiede” la storia e i suoi personaggi: alcune volte, infatti, emergono significati che nel romanzo si perdono o vengono fraintesi.

L’aspetto che più interessa i lettori di questo blog è la lettura di inediti. Se un esordiente si rivolge a voi cosa si deve attendere?

Pepa: innanzitutto, sincerità. È importante, specialmente per un lettore esordiente, avere a che fare con qualcuno che gli dica come stanno davvero le cose, tra le sue pagine, e capire se ha sul serio il morbo della scrittura, se è un vero inventore di storie. Di solito ci piace conoscere i nostri autori, li incontriamo in ufficio a Milano per farci raccontare di loro e del loro progetto narrativo. In alternativa, è il telefono lo strumento di incontro, specie se la distanza geografica è tanta. Il secondo step è la lettura dell’inedito, necessaria per maturare un giudizio sull’opera.  Il terzo la condivisione del nostro punto di vista con l’autore stesso, la messa a fuoco delle sue potenzialità. E, se il giudizio è positivo, siamo le prime ad essere felici e fiere di aver scoperto qualcosa di buono e lo step ulteriore è la presentazione di autore e inedito a quell’agente letterario, tra quelli che collaborano con noi, più adatto al progetto in questione.

Leggo sul sito che il costo base è di 150 euro + iva per un romanzo di circa 250 cartelle. Che cosa riceve in cambio del suo denaro l’autore?

Chiara: Come dice Pepa, un autore desidera essere letto, ricevere un giudizio puntuale e vuole confrontarsi con chi lo ha valutato. A cosa servirebbe un secco “no”? E anche quando il testo è un pasticcio, se l’autore mette a fuoco determinate lacune e coglie meglio alcune regole del mestiere, non considererà questa esperienza come tempo sprecato. Seguire un esordiente significa anche leggere scalette, trame e schede personaggi… perché il lavoro a monte è indispensabile, è prima che vanno risolti i guai, non dopo che si è scritto. Perché, soprattutto se sei alle prime armi, buttare via e riscrivere è molto faticoso.

L’esordiente è spesso un giovane con un lavoro precario e quindi a corto di soldi. Ma l’esordiente è spesso un autore prolisso e potrebbe non rientrare in quelle 250 cartelle. Facciamo un esempio pratico: se un romanzo è di 350 cartelle quale potrebbe essere il costo?

Pepa: in genere il costo è proporzionale al numero di pagine, per una ragione molto semplice: più pagine sono, più tempo è necessario per leggerlo, quindi per valutarlo. Un romanzo di 350 pagine richiede poco più di 200 euro + iva.

Il servizio di editing pare essere uno dei più proposti dalle agenzie letterarie. Cosa pensate di questo servizio, quando è offerto a prescindere da una proposta di edizione?

Chiara: perché abbia senso fare un editing serve una storia che funzioni, con delle sbavature certo, ma anche con un evidente potenziale. L’editor non riscrive le storie. Rimonta, semplifica, mette in luce le qualità meno immediate di un testo e lo trasforma a partire dall’interno non innesta, non infila le proprie parole o il proprio pensiero. Risolve i problemi mettendo l’autore nella condizione di farlo, promuovendo la scelta di soluzioni che siano nelle corde dello scrittore, che rispecchino il suo stile, la sua voce. L’editor non è uno scrittore mancato è il personal trainer dell’autore e della sua storia. E siccome l’editoria non è una scienza esatta (ci sono pessimi libri pubblicati e ottime storie che fanno la muffa nei cassetti) proporre a un autore migliaia di euro di editing è rischioso a meno di non avere certezze circa la pubblicazione. Ci sono autori che vogliono un editing, esattamente come ci sono autori che vogliono pubblicare a pagamento. Ma è l’editore, se ritiene che un libro abbia delle potenzialità, a offrire l’editing, gratuitamente ovvio. L’editing può aiutare un testo a farsi pubblicare, è vero, e l’editor può diventare una sorta di “angelo custode” dell’autore. Ma costi e benefici vanno valutati con attenzione.

Cosa pensate della rivoluzione che sta investendo l’editoria? Come viene vissuta da case editrici, editor e Agenzie letterarie?

Pepa Credo che sia chiaro che niente sarà più come prima e chi lavora nel settore sta prendendo coscienza che il processo di rivoluzione è inarrestabile, così come è stato inarrestabile il passaggio da vinile a file mp3. Come sempre, quando si va verso il nuovo, c’è apprensione perché non si possiede la sfera di Merlino e l’andamento di un mercato in evoluzione fa paura. A breve un libro sarà ideato, pubblicato e venduto in un modo diverso, il concetto di distribuzione e di produzione dovranno cambiare per forza. Dall’altra parte, il lettore sarà sempre più avvantaggiato perché potrà decidere cosa leggere, come farlo e a che prezzo, anche se per lui sarà più difficile orientarsi, quindi diventerà importante disporre di indicazioni credibili sulla qualità del testo da leggere: prolifereranno store on line, forum e blogger specializzati in questo, prenderanno piede social network dedicati all’editoria e magari Facebook aprirà un’area dedicata ai libri… La stessa Subway-Letteratura, per esempio, che ogni anno  indice un concorso letterario per under 35 di cui sono giurata, è uscita in questi giorni con il suo primo ebook e ha una community vivissima.
Dobbiamo armarci di flessibilità, insomma, sapendo che non sarà semplice, che si dovrà rinunciare a qualcosa, che probabilmente bisognerà cambiare il modo in cui calcolare i diritti per autore, editore e agente letterario, che qualcuno non sopravvivrà. Quello che credo debba essere un impegno per tutti, mano a mano che il tempo passa e le regole del gioco cambiano, è trovare il modo di tutelare e valorizzare il lavoro degli scrittori in cui crediamo.

Parliamo di scouting. La domanda (anzi, le domande, perché sono due) è rivolta a Chiara che, tramite il suo blog ha lanciato un gioco/concorso per la scrittura di un racconto. Tra i racconti pervenuti, che so essere molti, quanti sono in percentuale i racconti buoni? Quante probabilità ci sono quando si legge un testo di farsi prendere dai brividi della scoperta di un talento?

Chiara Tramando è nato perché mi capita spesso di sentire gli esordienti lamentarsi di quanto sia difficile farsi leggere. Così li ho “sfidati” a scrivere un racconto che contenesse tre indizi da me scelti e ho fissato un limite di battute. Di racconti ne sono arrivati più di un centinaio peccato che molti fossero o troppo lunghi o privi degli indizi. Il punto non era tirare fori dal cassetto qualcosa di già scritto ma stare al gioco e mettersi alla prova. I racconti buoni? Pochi. Ma non mi stupisco, tra i manoscritti uno su mille è leggibile. Quindi… Però, a ogni incipit di una storia inedita provo sempre una tensione, perché quella potrebbe essere una scoperta! E conoscere un autore può significare vederlo crescere, darli una mano a indirizzare il proprio talento. Anche se devo confessare che il mestiere – chi legge tantissimo, scrive altrettanto, butta, non ha paura di rifare e rifare e ancora rifare – spesso paga di più della bravura. Ci vuole piglio e fegato, per raccontare storie!

Una domanda per Chiara e Pepa lettrici: preferite l’ebook o il cartaceo? O badate solo alla storia che si racconta al suo interno?

Chiara Preferisco entrambi! Scherzi a parte, non capisco il perché dell’aut aut. Leggo sulla carta, sul monitor del pc, con il tablet… mi piacciono gli audiolibri, i racconti in podcast. In ogni situazione c’è insomma un supporto più o meno comodo per godersi una storia (al mare trovo che la carta sia imbattibile!). E non è fantastico poter viaggiare con cento libri e altrettanti manoscritti racchiusi nello spessore di pochi centimetri? Certo, guai a toccarmi la mia libreria e i miei libri del cuore.

Pepa Voce, storia e personaggi: quando ci sono loro, c’è un libro, che sia ebook o cartaceo. L’ebook per noi del mestiere è la salvezza: vuoi mettere la comodità di infilare in borsa un kindle o un Ipad rispetto a un manoscritto inedito di 400 pagine? Certo, se parliamo di libri pubblicati, il cartaceo su di me esercita un fascino come oggetto in sé, capace di gratificare i sensi: guardare la grafica della copertina, percepire il rumore secco del libro che viene chiuso all’improvviso, sentire la carta ruvida che scorre tra le dita e, alla fine, vederlo lì, davanti a te, letto fino all’ultima pagina e per sempre nella tua libreria.

Cosa fareste per convincere una persona che non legge a scoprire il piacere della lettura?

Chiara Cercherei di capire i suoi gusti in fatto di film, musica, fumetti, cibo persino! e le regalerei un libro. Chi non legge, spesso, non ha incontrato la trama giusta. Tutto qui. Per educare dei lettori, semplicemente, bisogna essere dei lettori. Mia figlia, a undici mesi, sfoglia le pagine dei suoi libricini e mi fa il verso, facendo finta di leggere come faccio io a voce alta. Mi imita. E questo è un ottimo inizio!

Pepa Chiederei che film le piacciono e poi proverei a suggerire qualche romanzo che vada d’accordo con i suoi gusti e di cui sono davvero entusiasta. E credo le direi che, dopo tutto, i libri sono fatti di storie che aspettano di essere vissute e personaggi con cui entrare in empatia, proprio come i film. La differenza è che nei libri chi legge è più libero di evocare volti e costruire mondi, perché non c’è l’immagine a ingabbiare la nostra inventiva: è la parola che la stimola e la guida, quindi il lettore è più attivo di uno spettatore e la storia che legge può diventare davvero la “sua” storia.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...