Consulenza da uno scrittore affermato – intervista a Franco Forte

Quanti scrittori esordienti hanno sognato la possibilità di fare leggere il proprio testo a uno scrittore affermato? Il sogno si spinge oltre e si immagina lo scrittore affermato che si sofferma sul nostro testo e ci fornisce consigli sulla scrittura, sullo stile e la forma.
Un sogno impossibile?
Cercando in rete si scoprono nuove opportunità e si trovano notizie su come entrare in contatto con scrittori pronti a condividere le loro competenze e l’esperienza maturata negli anni e nelle pubblicazioni.
Oggi abbiamo l’opportunità di fare tutto ciò con Franco Forte, scrittore di cui vi ho parlato qualche post fa in occasione dell’uscita del suo ultimo romanzo Il segno dell’untore (Mondadori, 2012).

  • Lei è un affermato scrittore, oltre a “giornalista, traduttore, sceneggiatore, editor delle collane edicola Mondadori (Il Giallo Mondadori, Urania e Segretissimo)” – cito dalla sua biografia . Cosa la spinge a leggere testi altrui?

Il bisogno, come tutti quelli che operano nel mondo editoriale, di trovare buone opere da pubblicare e buoni autori da presentare al pubblico. Io dirigo riviste e collane librarie, e senza testi di qualità da pubblicare (racconti o romanzi) non potrei andare da nessuna parte. E dato che limitarsi a leggere tutto quello che arriva nelle redazioni non porta a nulla, perché troppi si improvvisano scrittori senza avere la più pallida idea di che cosa significhi scrivere, tanto vale operare alla base, e cercare di dare spazio ai talenti che si possono individuare in “erba” e far crescere nel tempo. È per questo che ho fondato la rivista Writers Magazine Italia, che da otto anni insegna le tecniche di scrittura e adesso, dopo che un buon parco autori si è formato con il tempo, propone iniziative che sono assolutamente uniche nel panorama editoriale italiano. Per esempio la possibilità di mandare alla rivista i propri racconti perché vengano valutati e, i migliori, proposti alle redazioni dei Gialli Mondadori, Urania e Segretissimo, per la pubblicazione. Già diversi racconti sono stati acquistati e messi sotto contratto da Mondadori grazie a questa iniziativa, il che dimostra la qualità del lavoro degli autori che ruotano attorno alla WMI. Per chi volesse più informazioni su questa iniziativa, può andare qui.

  • Immagino che le arriveranno parecchi testi. In che percentuale è possibile trovare un romanzo degno della sua attenzione?

Ripeto, fra quelli mandati allo sbaraglio da autori che credono di sapere come si scrive un racconto o un romanzo, davvero ben pochi. Le cose cambiano quando si frequentano palestre letterarie come il forum della WMI (www.writersmagazine.it/forum) o ci si abbona alla rivista, perché con il tempo si comprendono molte cose del mondo editoriale e della scrittura, e allora si impara a fornire agli editori il prodotto di cui hanno bisogno. Non è vero infatti che gli editori non pubblicano. Non pubblicano le cose che non valgono, ma se trovano opere interessanti, non si lasciano certo scappare l’occasione.

  •  Ci spiega meglio come funziona la richiesta di consulenza?

Io opero come un semplice professionista che lavora a tu per tu con gli autori. Per cui basta scrivermi e se ne parla. Ma segnalo un servizio molto interessante, che potrà piacere agli autori che vogliono un giudizio serio sulle loro opere, senza spendere cifre esagerate: il sito ConsulenzaEditoriale.it (www.consulenzaeditoriale.it). È un aggregatore di editor di diverse case editrici, e offre servizi di editing e di Professional Reading all’americana (cioè una valutazione approfondita dell’opera per spiegare che cosa funziona e cosa no). Se poi trovano un’opera di valore, operano anche come agenzia letteraria (del tutto gratuitamente).

  •  Ci può anche dare un’idea dei costi?

I costi variano sempre dalla mole dei testi da editare, dalla qualità della scrittura e della struttura delle opere in esame, che variano tantissimo e possono dare adito a lavori semplici o molto complessi. Quindi non si può parlare in generale, ma sempre riferirsi al particolare specifico.

  • Un autore che spedisce a lei, e che riceve una proposta di editing, deve ritenere che il suo testo sia buono?

In generale io accetto un dattiloscritto su cento, per il servizio di editing. E questo perché se ritengo che sia inutile metterci mano non mi faccio scrupolo di dirlo all’autore. Poi magari mi perdo il capolavoro del secolo, però di solito riesco a capire fin dalla prima occhiata se un testo può avere delle speranze di arrivare alla pubblicazione, lavorandoci sopra, oppure no. E se scovo un talento, certo non me lo lascio sfuggire.

  •  E ha qualche speranza di potere arrivare a un editore e a una pubblicazione?

È accaduto spesso, perché, come dicevo, non effettuo questo genere di lavoro semplicemente per se stesso, ma per trovare opere da pubblicare.

  • Ha un consiglio per un autore esordiente?

Prima di tutto leggere, leggere e ancora leggere. Parrebbe banale, ma purtroppo non è così. Se solo la metà degli aspiranti scrittori leggesse un libro al mese, questo Paese avrebbe un settore editoriale ricchissimo, e quindi molte più possibilità di pubblicazione per tutti. Invece si tende a scrivere e a voler essere letti, ma non a leggere gli altri. E questo è lo sbaglio più grosso che posa commettere chiunque voglia entrare nel mondo della scrittura con la consapevolezza del professionista.

  • Leggo che lei tiene dei corsi di scrittura. Cosa ci può dire di questi corsi?

La mia associazione, Delos Books, tiene di tanto in tanto dei corsi di scrittura per i soci, sia presso la nostra sede a Milano sia sul forum della WMI.

  • È possibile insegnare la scrittura? O si insegna solo ai già ‘predisposti’? a chi possiede già talento e deve educarlo.

La scrittura, come dico sempre, è un mix di talento e tecnica. Il talento non lo si insegna, ma dando per scontato che ognuno di noi ha una dose di talento, è con la tecnica che si riesce a farlo arrivare in superficie e a dargli la possibilità di esprimersi al massimo livello. Senza tecnica, solo il genio puro riesce a raggiungere risultati, ma parliamo di un caso su un milione.
Dopodiché, se uno non ha neppure un minimo di talento, può studiare tutta la tecnica che vuole, ma non arriverà mai da nessuna parte.

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