Stieg, ti vendico io un millennium dopo

A sette anni dalla morte di Larsson, Eva Gabrielsson gli dedica un libro-monumento in cui racconta i segreti del compagno. Compresa la trama del quarto e (finora) misteriosissimo volume

Articolo di Maria Laura Giovagnini, foto di Jan Johannessen.
Per gentile concessione Io donna

Curiosa è curiosa, ma per vedere il film con Daniel Craig aspetterà: non ha la minima intenzione di pagare il biglietto. Significherebbe contribuire a ciò che chiama “l’industria Millennium”, quella fortuna prodotta dalla trilogia di Stieg Larsson, coi suoi 63 milioni di copie vendute. Una fortuna da cui è rimasta vergognosamente esclusa (ne hanno beneficiato il padre e il fratello) perché, pur avendo condiviso 32 anni di vita con lui, la legge svedese non le riconosce alcun diritto. Eva Gabrielsson però oggi non è più la stessa che Io donna aveva incontrato nel 2008: sulla difensiva, l’espressione tirata. «Sto bene. continuo il lavoro d’architetto. Ho viaggiato in europa, America, Australia per presentare il mio libro, venduto in 20 paesi». E ora arriva anche in italia, Stieg e io – La storia d’amore da cui è nata la Millennium Trilogy.

Un mémoire indispensabile per i fan di Uomini che odiano le donne: finalmente viene svelato il titolo del quarto manoscritto, La vendetta divina, e – soprattutto – la trama (l’hacker Salander si libererà dei suoi fantasmi e, a ogni vendetta compiuta, si cancellerà un tatuaggio). Una lettura intensa per chiunque: la vita di Eva&Stieg non è stata meno av- vincente di quella di Mikael&Lisbeth. Dal loro incontro nel 1972 (diciottenni, ed entrambi già con un carico di dolore, legato a traumi infantili) durante una manifestazione per il vietnam, all’ultimo giorno insieme, il 9 novembre del 2004. Lui muore d’infarto e per lei iniziano mesi di black out: non mangia, non dorme, non sa più neppure leggere, né contare. C’è proprio tutto, inclusi gli aneddoti lievi (il vero nome era Stig, senza “e”) e le minacce dei filonazisti di cui Larsson si occupava come giornalista (il motivo per cui non si sono mai sposati: sarebbero diventati un bersaglio più facile).

Scrivere ha avuto una funzione “terapeutica”?
Non che mi abbia aiutato ad accettare e superare la morte di Stieg (quel processo era ormai concluso)… mi è servito a leggere meglio dentro di me. E dentro al nostro rapporto: condividevamo le radici e i valori, è questo che ci ha tenuti assieme così a lungo. E avevamo sempre cause per cui batterci, progetti da portare avanti.

E per Stieg la trilogia era stata terapeutica?
Decisamente. per la prima volta aveva potuto esprimersi in libertà su un mucchio di questioni che l’avevano fatto sentire impotente e per le quali aveva visto pochi miglioramenti. Nel formar del romanzo ha trovato spazio per parlare di discriminazione, di violenza contro le donne, di corruzione, di abusi di potere, del pericolo neonazista e della corsa dei media verso l’infotainment, senza più separare l’informazione dall’intrattenimento. Far passare nella trama il suo messaggio gli dava sollievo: era molto più contento di quanto lo avessi mai visto! Il 2004, in particolare, è stato un anno felicissimo: dopo aver venduto i diritti della trilogia in aprile, abbiamo iniziato a progettare un futuro diverso per noi. e poi…

Paladino dei diritti. Però lei scrive che per Stieg la vendetta era un dovere.
Vero. L’aveva ribadito anche in una lettera-testamento che mi aveva mandato nel 1977 dall’Etiopia, dove era andato per dare il suo contributo alla  guerra civile: «Vivi, ama, odia. E continua a lottare». Non è una contraddizione se pensiamo alla cultura del nord della Svezia, dove siamo cresciuti e dove il clima ha da sempre reso difficile vivere. Il concetto di vendetta viene sia dalla Bibbia sia dal codice vichingo, antichi e brutali allo stesso modo: vendetta deve essere intesa come il cercare giustizia, non come l’attaccare il prossimo. Oggi bastano le leggi a proteggerci: Lisbeth continua a concepire la vendetta in senso biblico perché è un’emarginata, non protetta dalla società.

Di sicuro lei ha continuato a lottare come voleva Stieg. E anche a odiare?
No: odiare significa smettere di pensare. Preferisco usare il concetto di “opposizione”, che richiede lo sforzo di capire il problema e trovare soluzioni intelligenti.

Alla contrapposizione con i Larsson è riuscita a trovare una soluzione?
A quella no. Nel giugno del 2010 hanno interrotto le negoziazioni. Lo ribadisco, anche se è sempre stato chiaro: non voglio i soldi, voglio la tutela artistica dell’opera per far rispettare le volontà di Stieg.

Vedremo il quarto volume, di cui esistono già 200 pagine? Lei sarebbe in grado di completarlo.
No. I lettori devono accettare quel che anch’io ho accettato: Stieg è morto e non può scrivere più.

Si è chiesta, Eva, che cosa le avrebbe detto del successo di questo suo libro?
Penso che avrebbe commentato: «Ero sicuro che ce l’avresti fatta!». E avrebbe riso, come sapeva ridere lui… •

Eva Gabrielsson presenta Stieg e io (Marsilio) a Milano il 25 gennaio.

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