Chiudiamo l’anno in bellezza, con gentilezza e tatto (per dire)

È solo un modo di dire: di bellezza in giro ce n’è poca.
Approfittando di un’ora di tranquillità – il Capodanno in recessione ha il vantaggio che non si perde tempo per abiti, trucchi e pettinature (mai perso tanto, comunque) -, ho deciso di iniziare a togliermi qualche sasso dalle scarpe: dopo un po’ che ci cammini sopra, ti fanno male e ce ne dobbiamo liberare.
Volevo inziare da certi scrittori, invece inizio dalla parte opposta: dagli editori.
Se ne sono dette tante sull’argomento e non voglio ripetere le stesse cose di sempre. C’è una cosa, però, che mi dà dimolto [è un po’ di tempo che assomiglio a Pinocchio. Solo nella scelta delle parole, non nel dire bugie] fastidio, ed è il modo spocchioso e arrogante con cui certi editori parlano sul web delle persone che spediscono romanzi o altri lavori letterari.

Sono certa che a un editore arriverà un sacco di robaccia: è evidente che nel mucchio ci sia un bel po’ di fuffa. Testi grossolani, scritti male, impaginati peggio e accompagnati da lettere surreali. Ne sono certa.
E allora? Se l’editore non è in grado di reggere un simile affronto senza offendere chi gli spedisce i testi (ricordo che senza autori che scrivono i testi, gli editori potrebbero andare a fare lo stesso mestiere che augurano agli scrittori e cioè vangare, cosa che peraltro sarebbe di utilità a tutti), è meglio che cambi mestiere.
Potrebbe fare ad esempio, il mungitore di vacche, se sono grasse è meglio.
Qualcuno dice che già lo fanno.

Ci sono editori che parlano dall’alto della loro investitura sacra e sparano a zero sugli esordienti, ma anche no, che mandano loro i romanzi, con epiteti che definire insultanti è ancora poco. Si fa fatica a fare l’editore, ne sono conscia, ma si fa fatica anche a stare in officina, e la fatica non si elimina con la boria. Dovremmo ricordarci che siamo tutti esseri umani. Siamo Persone. Anche quando siamo Brachetti con la passione della scrittura. Chi scrive sul serio, sputa sudore sulle parole e merita rispetto. Degli altri non merita parlarne. Quindi.

Quindi, per il 2012 auguro agli editori di trovare un etto di pazienza, mezzo chilo di rispetto per gli autori e due etti di gentilezza da usare nelle mail di risposta.
Auguri a chi mi legge.

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8 pensieri su “Chiudiamo l’anno in bellezza, con gentilezza e tatto (per dire)

  1. Finalmente una che parla chiaro! Ed io sono stra-d’accordo (qui c’è una finezza, ma una finezza di quelle che neanche Dario Fo con tutti i suoi ‘gramelot’, un ‘enjambement’ di un’elevatezza che neppure Proust o – per dire – l’amico Joyce con tutti i giochi di parole che si inventava riuscirebbe a raggiungere: difficile, troppo difficile da scoprire): che poi alla fine alcuni (non tutti, per carità) si sono inventati un lavoro di semplici impaginatori di fotocopie… grande, la mia bella mora!
    un esilarato bob

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