“Fobie” in blog tour – tappa quattro. Morena Fanti intervista Gianluca Morozzi. E viceversa

Fanti intervista Morozzi, tra Caliginefobia e Hexakosioihexekontahexafobia, e Morozzi intervista Fanti

Incontro Gianluca Morozzi in un bar del centro, un bar educato sotto alle Due Torri, che non assomiglia per nulla all’osteria di Ringo. Lo so perché per entrare non ci dobbiamo chinare sotto una serranda aperta a metà.
Ci sediamo e ordiniamo del vino, che poi non beviamo perché avremmo preferito due caffè ma ci sembrava una scelta troppo banale.
In sottofondo la voce dolente di Tom Waits in Blind Love: suppongo sia una scelta di Morozzi.

  • Perché non mi hai portata nell’osteria di Ringo? Dalla lettura del tuo racconto sembrerebbe un locale particolare.

Hanno riparato la serranda e hanno degli orari di apertura e chiusura comprensibili. Non è più il locale di una volta. Tra poco metteranno la drink card.

  • Dalla descrizione di Florence*, una tua ex fidanzata nel racconto, si intuisce che sei davvero afflitto da caliginefobia. Hai usato il racconto per fare outing?

No, è il protagonista del racconto che soffre di caliginefobia, ma lui è anche biondo e pieno di capelli quando io di capelli ne ho pochi e neri. Le belle donne non mi fanno paura. Anzi.

  • Se una donna nota che la sua presenza non ti innervosisce deve dedurre di essere brutta?

Vedi sopra.

  • Era solo una controprova: volevo capire se mi stai dicendo la verità. Dimmi della proposta di Alessandro Greco: hai aderito perché, come tutti gli scrittori hai problemi di adattamento e usi la scrittura per sublimarli?

No, perché mi ha scritto 634 mail per convincermi. Alla 635esima ho accettato.

  • Ora puoi confessarti: qual è la tua fobia vera?

Quella di avere un giorno paura della pagina bianca. Sarebbe terribile.

*“Florence mi ha lasciato dicendo cose sensate e decorose tipo: tu vai benissimo così, davvero, non cambiare mai, quel che sei è qualcosa di unico e speciale, siamo io e te insieme, la combinazione delle nostre due persone, che non funziona e non funzionerà mai. Roba commovente. Roba che a momenti la ringraziavo di avermi lasciato. La persona più sana di mente con cui ho mai avuto una relazione sentimentale negli ultimi sei-sette anni.
Purtroppo era bella. Troppo bella. Troppo, per me. Mi rendeva nervoso. Mi mozzava il respiro, mi faceva venire la tachicardia. Ero costantemente impegnato a non svenirle davanti, a controllare il respiro e il battito del cuore. E facevo stupidi errori, rovesciavo il vino sulla tovaglia bianca, le pestavo i piedi, davo tutte quelle dimostrazioni di scarso senso pratico che tanto la irritavano, alla lunga, le facevano dire Ma dove andiamo io e te, insieme, potrò mica mettermi in casa un disastro come te?” (da Bella bella bella in modo assurdo di Gianluca Morozzi. Fobie, Ciesse edizioni, 2011)

Capisco che Morozzi si è un po’ seccato, forse si annoia. Uno che scrive: “Maddalena è una cavallona alta dai fianchi stretti e il seno generoso, con un collo lunghissimo e morbido che esce dalla maglietta monospalla, e ha gli occhioni da cerbiatta, le labbra invitanti, tantissimi, lunghissimi e morbidissimi capelli…” forse si aspetta altro da una compagnia femminile. Non mi resta che invitarlo a farmi qualche domanda: “Ora tocca a te. Chiedi”.

1)    hai anche tu come me la Grecofobia, ovvero la certezza che Alessandro Greco in realtà è Satana, dato che la somma delle lettere del suo nome e cognome fa 15 e 1+5 fa 6?

Mi conforta ciò che pensi di Alessandro Greco: lui deve sembrare Satana. Serve a distogliere l’attenzione da me che sono la vera Bestia.

2)    stai sviluppando la pronunciofobia, ovvero la certezza che alle presentazioni dell’antologia non riuscirai a pronunciare correttamente il nome della tua fobia?

Sono terrorizzata dalla pronuncia di  Hexakosioihexekontahexafobia (non è vero ma è una bella frase da pronunciare alle presentazioni. Sempre che io riesca a pronunciarla). Ma non sono malata… io non ho fobie. Se lo dici di nuovo ti pentirai di avere la lingua!

3)    hai anche tu come me la facebookfobia, ovvero la certezza che qualunque sconosciuto a cui hai dato l’amicizia cancellerai dagli amici di facebook prenderà la cosa come un affronto da lavare con il sangue e ti ucciderà?

Quando qualcuno mi chiede l’amicizia faccio prima una ricerca per capire chi è, da dove ha ottenuto il mio nome e per quale motivo mi chiede l’amicizia. Poi chiedo a chi è già suo amico se mi sa dire qualcosa di lui e, solo se mi convinco che sia innocuo, accetto. Però faccio una lista aggiornata degli amici tutte le sere e la spedisco all’indirizzo mail della caserma dei carabinieri. E ora che ho risposto alle tue domande, mi indichi un brano che ti è piaciuto del mio racconto?”

“La mattina della partenza mi sono recata all’imbarco con largo anticipo: il taxi che prendo di solito – Napoli otto, numero di licenza quattrocentoventotto –, poteva effettuare il servizio solo alle 5.00, ultima corsa della notte, ma non ho voluto saperne di prendere un’altra macchina. Io mi sposto solo con quel taxi, alla Cooperativa tassisti lo sanno, non devono tentare di rifilarmi un altro mezzo.
È che il numero della licenza è perfetto, con quella sequenza di numeri pari che escludono il sei. Un solo sei non è come se fossero tre, però io mi tengo alla larga: non si sa mai, si possono moltiplicare e a vederli diventare tre si fa presto. La sequenza sei sei sei mi fa ribrezzo; io lo odio quel numero. I tre sei sono La Bestia, l’emissario di Satana mandato per carpire le anime.” (da Satana ti ha aggiunto agli amici di Morena Fanti. Fobie, Ciesse edizioni, 2011)

Fobie blog tour – tappa tre

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