Letture toscane

La Toscana è una gran(de) regione: paesaggi magnifici di colline coltivate a vigne e a uliveti, appezzamenti di colore che vanno da tutte le sfumature di verde ai gialli, e paesi appoggiati su colline piene di vegetazione. Tra una collina e l’altra, grandi appezzamenti in cui si intuisce un sotterraneo di tombe etrusche e di rovine con frammenti di anfore decorate. Il sole a picco che asciuga l’aria e dall’altra parte un mare trasparente e dal colore vivo. La Toscana è sinonimo di relax, oltre che di pappardelle al cinghiale, ed ecco che ci si può sdraiare al sole e leggere un libro le cui pagine vengono voltate da un’aria frizzante ma delicata. Per questo giro il libro era Tutti i racconti di Flannery O’Connor, grandissima scrittrice americana dalla prosa secca ed efficace.
Le storie della O’Connor sono prese dalla strada della vita reale. I suoi personaggi sono spesso persone che non ci piacerebbero ma che ci affascinano per la loro verità. Flannery sa raccontare il reale con i suoi aspetti più bassi e mostra caratteri e sentimenti che ci risultano ostili.
Alcuni racconti sono duri – molti, quasi tutti direi – e non hanno un finale salvifico: con O’Connor pochi si salvano ma il lettore trae godimento dall’ottima lettura.
Flannery O’Connor è morta prima di compiere quarant’anni. Chissà cos’altro avrebbe potuto scrivere. O magari ha scritto velocemente tutto quello che aveva.
È una scrittrice da cui si può imparare molto.
E che soddisfazione il fatto che sia una donna! Ricordo che non abbiamo tante scrittrici di questa levatura. E trovarne una è per me motivo di grande gioia.

«Ovunque vada mi chiedono se, secondo me, le università soffocano gli scrittori. Il mio parere è che non ne soffocano abbastanza». 

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15 pensieri su “Letture toscane

      1. Credo sia l’eccezione che conferma la regola: scrive come un uomo! 😉

        Scherzi a parte, non ho pregiudizi. Adoro la Austen, e considero “Memorie di Adriano” della Yourcenar un libro imperdibile. In generale, è vero, nel mio “gotha” ci sono più scrittori che scrittrici, ma credo sia un caso. O forse no. 😉

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      1. Replico a Paolo. Pensavo allo scrittore di El Paso. O a quello originario del Molise, o meglio i suoi genitori. I nomi non li dico per scaramanzia 😉

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  1. @Paolo: anch’io, pur senza pensarci al momento della scrittura, ambirei a scrivere “come un uomo”, qualsiasi cosa significhi.
    Ricordo che tanti anni fa, quando mi chiamavo Dolittle (dall’omonimo dottore, quello che dialoga con gli animali), c’era un gioco su un blog e si doveva proseguire un racconto di altri, tipo il racconto a staffetta della mia anguria, e io mandai il mio brano.
    Un blogger mi scrisse che scrivevo come un uomo e per un po’ girai a mezzo metro dalla tastiera 😉

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  2. Mi tuffo rapidamente nel pericolosissimo gorgo “scrittori/scrittrici”, giusto pochi secondi, il tempo necessario per non affogare e per segnalare una scrittrice, e una sua opera letta poche settimane fa (subito dopo ho letto anche la trasposizione a fumetti, in due volumi, di Taniguchi: “Gli anni dolci”). L’autrice è Hiromi Kawakami e il suo romanzo – un raro miracolo di scrittura – si intitola “La cartella del professore” (Einaudi, 2011).

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