Fasi per scrivere un libro – seconda

L’idea sta maturando dentro di noi, i personaggi si muovono e le vicende si formano: Chicca torna da un viaggio in Bolivia di sei mesi, dova ha studiato il teatro di César Brie. Luca, in arte Lupo, si alza e ha in mente proprio Chicca. Si muovono nella città e si sfiorano senza mai incontrarsi ma continuando a pensare alla loro amicizia interrotta prima della partenza di Chicca. La storia si sta articolando in varie sottostorie: c’è la Bolivia, il teatro di Brie, Lupo che è un musicista, un’amicizia interrotta che forse era altro. Poi ci sono Carlotta, l’amica di Chicca, Ale il suo ragazzo, i genitori di Chicca, un imprevisto che ci viene in mente, una città da esplorare.
Un romanzo richiede attenzione e cura dei dettagli, personaggi veri e non di carta, storie che si reggono in piedi. Un romanzo comporta mesi – ma anche anni e quando iniziamo non sappiamo quanto tempo servirà -, di lavoro serio e duro.
La cosa che ci serve davvero è la determinazione, quel cipiglio che ha l’aquila e che le permette di non abbassare lo sguardo neanche di fronte al sole, chiamato anche volontà, quella capacità di non farsi influenzare dagli altri e di portare avanti i nostri propositi.
La volontà non tutti l’hanno e allora come si fa? Si crea.
Quello che ci serve davvero è una forte motivazione. Senza la motivazione il romanzo, e parlo di un romanzo vero non di un racconto lungo e una storia semplice, come Marmellata d’arance che mi è servito per raccontare lo spunto iniziale, non arriverà a vedere la parola ‘fine’ perché ci perderemo d’animo e molleremo la presa. Non riusciremo più a fissare il sole e a volare in alto.
Un romanzo di 200 e più cartelle richiede molti mesi di lavorazione e tanto tempo. Vorrei dire anche che richiede fatica, e non sto parlando della fatica si scaricare un camion o vangare l’orto naturalmente ma di un altro tipo di fatica, quella che chi non scrive tende a sottovalutare. Qualcuno starà obiettando: “Ma se scrivere è la mia passione! Io mi diverto a scrivere”.
Certo, pure io mi diverto a scrivere i racconti veloci che pubblico sul blog e mi diverto – ma la parola giusta è appassiono – quando scrivo una scena complessa, la aggiusto, la rifinisco finché non diventa quello che ho in testa. Ma mettere insieme duecento di questa scene, far sì che tutto fili, che i personaggi siano coerenti, la storia arrivi in un punto e racconti proprio ciò che abbiamo in mente, è fatica. Diffido di chi dice che scrivere un romanzo sia cosa da niente.
Quindi, se non abbiamo la motivazione a farlo non arriveremo in fondo.
Che aspettate a procurarvela? E che sia forte mi raccomando.

* mercoledì la terza fase

7 pensieri su “Fasi per scrivere un libro – seconda

  1. L’avvocato del diavolo potrebbe chiedere: ma come si fa a dire che la nostra idea è un romanzo e non un racconto lungo? È la nostra volontà che “costringe” un’idea a diventare romanzo, e da semplice racconto si dilata sino a assumere una forma più complessa? Oppure zac, in pochi minuti si srotolano vicende, personaggi e via discorrendo, sino a farci esclamare: “Ecco, questo sarà un romanzo!”. 🙂

    1. L’avvocato del diavolo sa bene che non importa se l’idea è romanzo breve o racconto lungo: sempre determinazione e volontà servono per arrivare in fondo.
      Se non ci sono, non si procede, anche perché quando iniziamo non sappiamo quanto lavoro dovremo fare e se non siamo preparati con la famosa cassetta degli attrezzi, che non sono solo materiali, ci potrebbe capitare un calo di volontà e potremmo mollare tutto.
      A me è capitato. Ecco perché insisto, caro il mio avvocato 😉

      1. Così imparo a fare domande sceme 😉
        Tutto nasceva da Flannery O’Connor. Alcuni racconti che si trovano nel volume edito da Bompiani, sono poi diventati capitoli dei romanzi della O’Connor. Fermo restando la determinazione e la volontà, mi sono domandato: “Perché c’è stato il passaggio? Già sapeva che sarebbe stato un romanzo, e lo ha sottoposto ai lettori, per vedere l’effetto che faceva? Oppure rileggendolo per l’ennesima volta ha capito che conteneva altro? E allora ha scelto di dargli un respiro più grande?”.
        In realtà, sono questioni risibili. Se hai una storia, scrivila e non avvitarti in tanti interrogati 🙂

  2. La cara Flannery sa che la scrittura è come il maiale: non si butta nulla.
    Io credo che lei volesse scrivere dei racconti poi, al momento di una stesura importante come un suo romanzo, ha giudicato che certi brani potessero essere utili nella storia e li abbia inseriti.
    Anche d’Annunzio riciclava e io non sono da meno. Se mi trovo in un punto e capisco che un mio breve racconto possa contenere brani interessanti e confacenti al resto, perché no?

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