Tra racconti e romanzo

Chi scrive da un po’ di tempo, avrà al suo attivo un bel mazzo di racconti: diciamo trenta o quaranta.
Magari questi racconti sono stati letti da amici e parenti, o dai lettori di un blog, che li hanno giudicati “belli”, “interessanti”, “avvincenti”.
In testa ci ronza un’idea che ci sembra adatta per un romanzo; decidiamo quindi di scriverlo.
Che ci vuole? Abbiamo scritto trentasette racconti di cinque cartelle di media, che in totale fanno centottantacinque cartelle, in pratica già un romanzo.Ma un romanzo non è un insieme di racconti, non basta sommare cartelle e parole per costruire una buona storia. Un romanzo non è un racconto amplificato.
È vero, però, che se non proviamo a scriverlo non sapremo mai se siamo in grado di farlo.
Quindi, armiamoci degli strumenti necessari e partiamo.
Per iniziare la scrittura del romanzo ci serve l’idea (ah, ma quella l’abbiamo già), dei personaggi credibili (e perché siano veri, occorre immaginarli tanto da vederli) e un intreccio (anche se questo può venire in seguito).
Ci serve anche la voce narrante. E lo stile: magari non ne abbiamo ancora uno o forse vogliamo usare uno stile diverso da quello che usiamo di solito.
Allora, come si fa?
L’unica soluzione è pensarci, pensarci molto. E mentre si pensa, scrivere. È probabile che le prime pagine vengano cestinate ma per saperlo dobbiamo scriverle.
La scrittura si impara solo praticandola.

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9 pensieri su “Tra racconti e romanzo

  1. L’essenziale è combattere l’idea che solo scrivendo romanzi si dimostra di essere scrittori, come se il racconto fosse una sorta di prodotto di serie B. Mi pare che qui da noi (dove nessuno legge, figuriamoci i romanzi), ci sia questo bislacco modo di pensare. Ma forse sbaglio…

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  2. Racconti… Sì, certo, il racconto non è un romanzo “ristretto”, sebbene non pochi scrittori abbiano utilizzato i loro racconti per la creazione poi d’un romanzo. E inoltre alcuni romanzi sono costruiti a episodi, con un filo conduttore che li riunisce – episodi leggibili anche separatamente, come se fossero singoli racconti. Due esempi, due libri che ho amato e letto più volte: “I pascoli del cielo” di Steinbeck; “Notturno indiano” di Tabucchi.

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    1. Vero. Alcuni racconti di Flannery O’Connor sono stati ripresi dall’autrice e sono diventati parte dei suoi romanzi. “Enoch e il gorilla” è il dodicesimo capitolo de “La saggezza nel sangue”.

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  3. Aggiungo inoltre che vi è un dibattito in corso nell’ambito della letteratura italiana – e svariati tentativi – di superamento dei confini dei cosiddetti “generi”, confini che hanno creato spesso gerarchie di valore. A tal proposito, già si faceva notare qui il fatto che i racconti in Italia sono catalogati come creazioni artistiche meno pregiate rispetto ai romanzi (per non parlare poi dei “generi” ancor di più bistrattati, stigmatizzati come “popolari”). Giuseppe Genna e Valerio Evangelisti sono due autori – che personalmente stimo molto – i quali, tra gli altri, stanno provando a superare gli angusti limiti del cosiddetto “genere” non solo attraverso il dibattito teorico, ma anche con le stesse loro opere letterarie.

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  4. È vero che scrivere un romanzo è un’operazione che fa sudare (e non solo in giorni come questi): un impegno complesso di cui a volte sembra di non vedere la fine.
    Ma non volevo affatto screditare i racconti, scrittura con la quale mi diletto parecchio e che trovo dia grandi soddisfazioni.
    Scrivere un racconto – scriverne addirittura un mazzetto di quindici o sedici per realizzarne un libro – è un’operazione che presenta difficoltà diverse da quelle della scrittura di un romanzo ma richiede, per certi aspetti, un’abilità maggiore nel condensare, mostrare le cose importanti, e nel chiudere la storia.
    L’ho già scritto due o tre post fa ma anche ora un amico mi chiede in una mail a cosa mi stia dedicando in questo periodo. Sto ultimando un libro di racconti.
    Non un insieme di racconti scritti in vari periodi e poi raccolti, ma racconti scritti e pensati per stare insieme e dire qualcosa.
    Non si capisce, vero? per ora non dico di più.

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  5. Cara Morena, accompagnare la lettura di questo tuo post al, tessuto consistente della tua scrittura – ti sono grata per avermi fatto ‘sgambettare’ in quei territori, felice come un bambino ai primi passi – ha l’effetto di un entusiasmo contagioso. Un saluto affettuoso

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