L’importanza della chiusa

Si evidenzia sempre l’importanza dell’incipit: con un buon incipit si cattura il lettore e si attrae l’editore, dicono tutti.
È vero: un inizio accattivante stimola la lettura. Se la storia prosegue bene, senza intoppi, e mantiene il ritmo fino in fondo, allora possiamo dire che abbiamo letto un bel romanzo.
Che delusione, però, dopo avere letto duecento pagine avvincenti, trovarci di fronte a un finale scialbo.Se l’incipit è il primo intrecciare di lame con il lettore, la chiusa dovrebbe essere l’affondo finale. La fine della nostra storia deve avere un bel punto fermo, anche se la storia è sospesa e non esiste un vero finale.
Non sto parlando delle vicende ma delle parole.
Leggiamo le frasi finali dei romanzi che ci piacciono molto e studiamo i Grandi. 

“Penso a Janice, a come l’ho perduta, a come mi si è sciolta di rosso nella pioggia e aspetto. Tutti noi abbiamo una morte, non ci sono eccezioni, lo so, ma certe volte, oddio, il Miglio Verde è così lungo.”

“Credo di voler dire ancora due cose prima che schiacci lo STOP su quel tuo gingillo, Nancy. Alla fine sono le carogne di questo mondo, quelle che la spuntano… e quanto ai riccioli di polvere: vadano a farsi fottere!”

Arretrò, niscì, si ritrovò in giardino.
“Ha parlato con la signora?”
“No. Dormiva. Non ho voluto svegliarla.”

5 pensieri su “L’importanza della chiusa

  1. Un amico diceva che per valutare un libro bisogna leggere la pagina 97. Gli autori si concentrano soprattutto su incipit e finale, ma la vera voce la trovi là in mezzo.
    Il mio preferito? Questo (ho nascosto i nomi per vedere se qualcuno indovina di che libro si tratta):

    Or, un dimanche, pendant qu’on était aux Vêpres, F**** et D****, s’étant fait préalablement friser, cueillirent des fleurs dans le jardin de Mme Moreau, puis sortirent par la porte des champs, et, après un grand détour dans les vignes, revinrent par la Pêcherie et se glissèrent chez la Turque, en tenant toujours leurs gros bouquets.
    F**** présenta le sien, comme un amoureux à sa fiancée. Mais la chaleur qu’il faisait, l’appréhension de l’inconnu, une espèce de remords, et jusqu’au plaisir de voir, d’un seul coup d’oeil, tant de femmes à sa disposition, l’émurent tellement, qu’il devint très pâle et restait sans avancer, sans rien dire. Toutes riaient, joyeuses de son embarras ; croyant qu’on s’en moquait, il s’enfuit ; et, comme F*** avait l’argent, D**** fut bien obligé de le suivre.
    On les vit sortir. Cela fit une histoire, qui n’était pas oubliée trois ans après.
    Ils se la contèrent prolixement, chacun complétant les souvenirs de l’autre ; et, quand ils eurent fini :
    — ” C’est là ce que nous avons eu de meilleur ! ” dit F****.
    — ” Oui, peut-être bien ? C’est là ce que nous avons eu de meilleur ! ” , dit D****

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