Asfalto e anguria – nono frammento

“Sono di passaggio, poche ore di questa follia urbana e già mi sento nevrotica, scusa se ti ho tagliato la strada ma mi sono disabituata a guidare in città”.
La squadro da capo a piedi: “Sei diversa! Hai perso la tua magrezza”.
“Da quando ho aperto la panetteria mangio tanti dolci. Ho appena comprato un’Ape e viaggio su e giù per il paese consegnando pacchetti di pane già dalle 5 del mattino”.
“E la tua passione per le analisi finanziarie?”
“Svanita. Il computer adesso lo uso solo per la posta, lo accendo dopo pranzo e mi ci addormento sempre sopra”.
Mi guarda come se mi vedesse solo ora: “Tu invece mi sembri smagrita, dieta ‘bikini’?”
“Ma no, è questo caldo che mi toglie la fame. Ma lo sai che vengo adesso da casa di Luigi?”
Alza le sopracciglia e chiede: “Ma pensa… come sta?”“Ha appena avuto un piccolo incidente ed è a casa con la gamba ingessata”.
Mi interrompo perché Stefania non mi sta ascoltando, si è girata verso la macchina, allunga il braccio dentro il finestrino aperto, prende un pacchetto piccolo di carta bianca e me lo avvicina alla mano: “Questa è una delle mie paste, fatta stanotte, andiamo in quel bar, ti offro una cosa fresca così ci allontaniamo un po’ da questa calura”.
Lasciamo le nostre macchine a lato della strada e, con l’asfalto che scotta sotto i nostri piedi, corriamo per raggiungere il locale.
Il bar è semideserto, c’è solo un tizio che sta leggendo il giornale al tavolino d’angolo, ci sediamo a debita distanza perché la nostra conversazione possa essere riservata. Preoccupazione inutile, con Stefania non c’è mai stata confidenza femminile, ero amica di Luigi e questo ha fatto da filtro. Mentre Stefania parla con il barman, non posso fare a meno di sentirmi inquieta e un po’ a disagio. Lei invece è disinvolta e serena.
“Sai che ti trovo davvero bene? Sembri un’altra persona, quasi non ti riconoscevo”.
“Sono un’altra persona! Quella che ricordi appartiene ad un’altra vita, se mi guardo indietro anch’io quasi non mi riconosco. Mi dicevi di Luigi…”
“Lui è sempre lo stesso, forse – se possibile – un po’ più introverso”. Il mio disagio continua, cosa le racconto? Che da quando si è ritrovato solo non ha ancora ripreso a vivere? Ma dall’imbarazzo mi toglie lei, che invece non sembra minimamente turbata da una conversazione che la riporta indietro, a un periodo non certo facile.
“Mi dispiace per lui, uomini così sono spesso soli. Noi donne siamo più attratte dai belli e dannati, ti fanno del male ma ti senti viva con loro! Con Luigi invece mi stavo spegnendo”.
Vorrei dirle che la ricordo nella sua maternità ma mi sembra indiscreto, ci pensa ancora lei. “Quando mi sono scoperta incinta, allora sì che ho ritrovato la sensazione di sentirmi viva!. Quando aspetti un bambino, improvvisamente, tutto ciò che ti circonda perde valore: il lavoro, l’aperitivo con i colleghi, la vacuità delle conversazioni con gli amici della palestra… Diosanto!, per Luigi tutto sembrava scorrere come sempre, stava per diventare padre e il suo più grande sforzo era che nulla cambiasse!”
Improvvisamente sento, per la prima volta con Stefania, il piacere della complicità e sento la mia voce uscire fluida:
“Per noi donne invece la sensazione è immediata, sentiamo la vita dentro di noi e questo ci cambia subito. Potrebbe anche spaventarci questo ribaltamento dei valori ma, se siamo pronte alla maternità, allora, fare tabula rasa è istintivo e quasi automatico”.
Lo sguardo di Stefania è fermo su di me, no, non può aver capito; incrociandolo mi interrompo, prendo il bicchiere e trangugio la mia spremuta.

Il traffico si è sciolto nell’afa della città e le strade quasi deserte hanno la luce abbagliante del sole d’estate. Come spesso succede ho ripercorso istintivamente le stesse vie, mentre la mente viveva un’altra dimensione.
Mi ritrovo davanti al banco di frutta e verdura; vedo la piramide di angurie a lato dell’ingresso, freno decisa e scendo. Il fruttivendolo mi viene incontro e dico, indicando decisa la pila di angurie: “Prendo quella più grossa”. Allungo le braccia – ormai da esperta – e, scivolando, il pesante frutto si ferma contro il mio seno. Quando riprendo la strada sono nuovamente sudata, alzo il condizionatore e sento l’anguria rotolare da un lato all’altro del sedile posteriore. Ripenso a Stefania, alla sua energia, poi a Luigi ed alla sua apatia. Chissà se senza quella gravidanza oggi sarebbero ancora insieme? Difficile però immaginare, a quel punto, la Stefania di oggi. Mai avrei detto che ci saremmo trovate così in sintonia, così confidenti, così improvvisamente ‘femminilmente’ amiche. Ma lei non è più la moglie di Luigi, l’unico vero amico uomo che io abbia mai avuto.
Luigi sa che con i suoi amici uomini certe confidenze non gli riuscirebbero, al contempo con me riesce sempre a farmi sentire unica. Marco invece è un uomo molto egocentrico, tutto preso dal conservare il suo fitto intreccio di amicizie, interessi, passioni.
Marco sa vivere una passione? Non ne sono sicura, ma la domanda più difficile è: io sarei in grado di farla vivere a lui? Il condizionale è d’obbligo perché l’ultima domanda, troppo silenziosa anche per la mia anima, è: io lo vorrei?.
Un’altra curva presa troppo stretta.. l’anguria cade dal sedile, la sento bloccarsi contro il mio. Sono arrivata, giro l’angolo e l’occhio corre alla ricerca di uno spazio per parcheggiare. Non è tanto difficile in questi giorni, sono partiti in molti, fuggiti dalla calura d’asfalto. Anch’io avrei potuto essere nella mia casetta al fresco…sola? Beh, mi rendo conto che è una situazione impossibile, con un secondo battito nella pancia.
Per qualche frazione di secondo lo sguardo si concentra sull’auto ferma davanti a me; il respiro si fa leggermente più corto. Scendo e raggiungo il citofono. Premo il tasto. Lunghi secondi silenziosi. Penso all’apparecchio in fondo al corridoio, ci vuole un po’ di tempo per raggiungerlo. Marco non mi ha fatto lo squillo, me ne rendo conto solo ora, se ne sarà dimenticato. Forse non è ancora arrivato. “Sì?”
“Ciao, sono io, puoi scendere? Ho bisogno di una mano”.
“Infilo le scarpe e arrivo”.

Patrizia Sergio

* Asfalto e anguria è un racconto a staffetta nato per caso.
Il primo frammento lo potete leggere qui.
Ecco l’elenco degli altri frammenti:
il secondo, il terzo, il quarto, il quinto, il sesto,  il settimo e l’ottavo

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4 pensieri su “Asfalto e anguria – nono frammento

  1. Un frammento molto importante questo, chiaramente scritto da mano di donna, mi piacerebbe tanto l’intervento di un uomo che scriva prendendo le parti di Luigi, sull’argomento della maternità vissuta da un uomo che come spesso e troppe volte succede si sente escluso da questo evento.
    (non lo scrivo io perché ho avuto la fortuna di avere accanto una donna che mi ha fatto sentire padre-madre).

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    1. E’ indubbiamente più facile una mano di donna nel dipanare un racconto dove protagonista è una LEI. Ma concordo con Fausto. Una mano maschile ci vorrebbe proprio ma che non trascuri entrambe le due identità maschili, così diverse: Luigi e Marco. Il primo marito-mancato, il secondo un single a tuttotondo, e che necessita di entrare in scena. Trascurare momentaneamente LEI ( Morena il personaggio è tuo, ce l’ha un nome? Scusa nel caso mi fosse sfuggito) in questa specie di triangolo, può essere davvero interessante!

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  2. Ottimi suggerimenti: la sfida è aperta. Chi vuole scrivere il seguito, con il (o i) punti di vista maschili, può mandare il frammento al solito indirizzo (leggere nella pagina ‘contatti’).
    L’estate è ancora lunga 😉
    Il personaggio non ha nome, Patrizia. Di solito è lei che parla. Se si vuole far parlare Luigi o Marco si può dare un nome. Eleonora ad esempio.

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