Asfalto e anguria – ottavo frammento

Ho ancora in bocca il sapore dolciastro dell’anguria, quando mi fermo in strada al semaforo rosso. La lunga fila di auto davanti a me e il caldo mi sfiancano. Ma ciò che mi fa rivoltare sul sedile è ripensare all’espressione di Luigi. Dopo l’incidente si è fatta ancora più cupa di quando Stefania gli aveva confessato l’aborto spontaneo e lo aveva piantato sulla soglia di casa sua.
Strofino il sudore dalla fronte col dorso della mano. L’attesa è interminabile. Sembra che il semaforo si sia bloccato sul rosso.
“Certo che deve essere stato un bel colpo per lui” mi dico sottovoce. So quanto amasse Stefania. Da quando si erano incontrati, all’università, lui le aveva fatto una corte spietata prima di ottenere la sua attenzione.
La luce verde si illumina, inserisco la prima e parto.
“Non l’ha presa affatto bene. Si capisce che è distrutto, anche se non vuole darlo a vedere”.
Quasi mi viene da sorridere se penso a cosa si è inventato per richiamare l’attenzione di Stefania su di sé.
Ho paura di spingermi troppo in là con la fantasia, ma penso sul serio che quell’incidente se lo sia procurato da solo. “Cosa avrebbe fatto pur di riconquistare Stefania, anche solo con l’inganno della pietà?”
Era davvero disperato. Avrà disseminato un po’ di vetri di bottiglia frantumati sulla strada e avrà finto che qualcuno gli sia finito addosso. E poi sarà scappato via, lasciando dietro di sé una scia luccicante di schegge. Qualcosa del genere. Arrivo a chiedermi se la gamba se la sia rotta davvero o sia tutta una messinscena. A quale scopo poi? Far impietosire Stefania, per salvare il loro matrimonio?
“Ok, calmati” mi ripeto, inspirando ed espirando come mi aveva insegnato il fisioterapista. Rallento in prossimità di un incrocio. “Le bottiglie lì fuori potrebbero essere solo il ricordo di una serata brava. Avrà bevuto per dimenticare tutto o per lenire il dolore della gamba”. La strada è libera. “E poi saranno anche fatti suoi”.
Mi sto perdendo in questo ragionamento per distrarmi dal fatto che sono incinta e che dovrei confessarlo a Marco. “Sì, devo dirglielo”. Annuisco col capo, sperando sia la scelta giusta, e sterzo bruscamente verso destra quando un’auto mi taglia la strada e finisco sul marciapiedi.
“Idiota” grido fuori dal finestrino, rivolta al conducente che si è fermato poco più avanti. Tasto con le mani per controllare che sia tutto a posto, prima di correre fuori dall’auto.
“Ehi tu!” grido. Ma il fiato mi resta in gola. “Sei tu?” le chiedo sorpresa.
Lei sorride e sospira. “Sono contenta che tu stia bene. Mi è presa una paura”.
“Stefania, ma cosa ci fai qui?”

Nicola

* Asfalto e anguria è un racconto a staffetta nato per caso: il primo frammento lo potete leggere qui
qui il secondo, qui il terzo, qui il quarto, qui il quinto, qui il sesto e qui il settimo

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