Asfalto e anguria – settimo frammento

Rimango in silenzio, immobile di fronte al piatto con gli avanzi della fetta di anguria. Mantengo lo sguardo aggrappato a ogni seme di cocomero che vi galleggia. Luigi mi osserva mentre stuzzico i chicchi neri con l’unghia dell’indice.
“E Marco? Lui cosa vuole fare?” insiste.
Io chiudo gli occhi, sospiro profondamente e abbandono i polpastrelli sulla ceramica bagnata. Senza guardarlo, farfuglio: “Luigi, io…”
“…non gliel’hai ancora detto” completa lui.
Sollevo lo sguardo, ma una strana nota di rimprovero nel suo mi costringe a reclinare nuovamente il mio. Luigi non s’accorge che dalle mie ciglia pende una lacrima che, finalmente, si arrende e precipita sul palmo della mia mano dove si mescola con il succo dell’anguria. Porto la mano alla bocca e ne assaporo il gusto. Il sapore salato della lacrima, quasi salmastro, si fonde con l’aroma dolce del frutto.
Penso che dentro di me sta nascendo una vita. Sono travolta da sensazioni. Un brivido mi percorre la schiena.
“Luigi, è tardi. Devo andare. Marco mi aspetta. La cena, questa sera… ha bisogno di aiuto.” Farnetico. “Io, io devo andare. Lui mi aspetta.”
“Già” commenta lui, accennando un lieve sorriso “e non ha nemmeno idea di cos’altro lo aspetta.”
Luigi. Il mio migliore amico dagli anni spensierati dell’università. Quello che, a detta di molti, cela da sempre una segreta infatuazione nei miei confronti. Quello che spesso –adesso, per esempio – prenderei a schiaffi, ma del quale non riesco a fare a meno.
“Diglielo” mi dice mentre si alza dalla sedia. La voce gli esce un po’ strozzata per lo sforzo. Mi si fa più vicino, esitando con la stampella. “I segreti non portano da nessuna parte”. Per un istante il suo sguardo si insinua nel mio; i suoi occhi hanno un velo di severità.
È solo un attimo ma capisco che mi sta nascondendo qualcosa. Lo guardo sorpresa ma lui cambia espressione e mi sorride dolcemente. Si volta ed arranca verso la porta di casa, trascinando la gamba ingessata.
Mi saluta nell’ingresso con un bacio sulla fronte. Esco e chiudo la porta alle mie spalle. Faccio qualche passo, mi volto e lancio un’ultima occhiata verso casa sua. Solo adesso lo noto: un sacco nero, gettato a terra, aperto e pieno di bottiglie di vetro. Cammino lentamente lungo il vialetto. Raggiungo la macchina, infilo le chiavi nel cruscotto e realizzo come sia andata veramente la notte di due settimane fa. Quella in cui Luigi causò l’incidente stradale nel quale si ruppe la gamba.
E con questa nuova verità che mi pesa sul cuore, mi dirigo verso l’appartamento di Marco.

Eueris

* Asfalto e anguria è un racconto a staffetta nato per caso: il primo frammento lo potete leggere qui
qui il secondo, qui il terzo, qui il quarto, qui il quinto e qui il sesto

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