Cosa saresti disposto a fare per pubblicare?

Immagino che una domanda simile se la siano fatta in molti. Io l’ho pensata vedendo i vari movimenti in rete: scrittori – con o senza virgolette – che sono sempre presenti sui blog che contano, che commentano solo in certi blog e sono invisibili in altri, che lodano solo chi si deve lodare. Scrittori che si genuflettono e adorano, che pregano e supplicano – in vari modi: bisogna saper leggere, lo dissi – meglio di come fanno sui banchi di legno del Don del loro paese.
Cosa sarebbero disposti a fare questi personaggi di una commedia senza la fine?
A questo risponderà la vostra immaginazione.
Volete sapere cosa farei io per pubblicare un mio romanzo?
Niente.
Elenco cosa sono disposta a fare:

Spedire il testo alle case editrici che ricevono via mail.
Collaborare in ogni modo con la casa editrice, per l’editing, per la correzione bozze, per la ricerca della copertina, del titolo e di tutto ciò che serve a preparare il libro.
Lavorare per pubblicizzare in ogni modo l’uscita del libro e cercare opportunità di presentazioni.
Muovermi in tutta Italia, isole comprese, tipo quel mobilificio di buona memoria, e lavorare per far sì che le presentazioni riescano bene e che si crei interesse al romanzo.
E voi, cosa fareste?

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12 pensieri su “Cosa saresti disposto a fare per pubblicare?

  1. Innanzitutto dovrei scriverlo, questo famoso romanzo. A dire la verità ce ne ho uno in testa, ma non mi decido mai a buttarlo giù.
    Poi credo che lo autopubblicherei come ho fatto con i miei libri di poesie, sono un po’ pigra.
    Magari con il passaparola diventa famoso lo stesso! 😀

    P.S. ho aperto un account e un blog anche su WordPress, Morena!

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  2. farei lo stesso.
    Non so cosa facciano questi scrittori di cui parli ma lo immagino. Ed è come se il fornaio del mio paese comperasse il pane dal tuo fornaio e il tuo lo comperasse dal fornaio di Camacici. Insomma, alla fine rimane una cosa circoscritta ai fornai

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  3. @pani. il tuo nick è un programma per la mia risposta : i fornai prima o poi cominceranno tutti a scrivere come sto facendo io, visto che la gente ha deciso che il pane fa ingrassare e ne ha diminuito il consumo. Cominceranno piano piano, umilmente dandosi una mano tra di loro come fanno le persone che fanno lavori umili e faticosi , insacchetteranno il pane nei loro manoscritti, e qualche cliente leggerà le loro storie piene di errori e senza virgole ma scritte con intenzioni buone come il pane che si mangiava una volta.
    Ho scherzato un po’ Morena, francamente non farei assolutamente niente, continuerò così come ora, postando sul mio blog e partecipando a giochi divertenti ed intelligenti come quello che abbiamo fatto qua, condividendo con persone oneste e sincere e se arriverà anche qualche complimento un po’ forzato lo accetterò volentieri insieme alle tirate d’orecchi.
    un saluto e un abbraccio non troppo stretto perché ho mal di schiena.
    falconier Fausto Marchetti

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  4. l libro dev’essere un rompighiaccio per spezzare il mare gelato dentro di noi. (Da una lettera di Franz Kafka)

    Siccome credo che Kafka abbia ragione, penso che lo scrittre vero deve fare il possibile e anche l’impossibile per scrivere dei rompighiaccio. Dovrebbe essere lì che si concentra tutta l’energia, a mio modesto avviso. Non fraintendermi, capisco perfettamente il senso del post (che condivido), ma resto del parere che si stia girando sempre attorno al tema del come mi vendo, dando per scontato che quel che si è scritto abbia valore (e non sempre è vero). E poi credo che spesso -ma sono opinioni di un clown- si tenta la via della pubblicazione tramice amici di amici di amici perchè in fondo si sa che il proprio prodotto letterario non è granchè. Ma ripeto, son cose che penso dal di fuori, da semplice lettrice.
    Ciao!

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    1. Cristina, di certo hai ragione: è vero che spesso ciò che scrive vale poco, ma anche se un mio testo avesse valore non cambierei le mie idee. O il mio comportamento.
      Grazie del commento e della citazione: l’abbinamento con il rompighiaccio mi piace.

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  5. Eccomi, sono appena rientrato 🙂 . Ciao Morena.
    Io non farei nulla per pubblicare. Non pubblicherei nemmeno 🙂 . Non invierei nulla a nessuno. Ti spiego perché.
    Questa estate ho comprato un libro in epub da una piccola casa editrice, ma che ha un ricco catalogo. La casa editrice non è a pagamento, ma ho letto un testo che poteva tranquillamente NON essere pubblicato. Anche perché il file aveva un po’ di errori nella realizzazione. Refusi nel testo. Errori grossolani di editing che mi fa pensare che forse non sia stato fatto un editing e/o correzione di bozze o sia stato fatto molto in superficie, così mi sono detto che pubblichino pure autori così e con ebook realizzati in fretta e furia. Oggi pare che sia così facile pubblicare con un editore, ma non è vero. Allora due sono le cose. O anche qui ci sono i raccomandati (ma mi rifiuto di pensare seriamente una cosa del genere) oppure bisogna essere «scadentii» (attenzione alle virgolette, non intendo scadenti nel senso pieno del termine) e fare una storia in fretta e furia, molto sintetica, senza concentrarsi su quello che si scrive. Oppure bisogna avere gusti molto particolari, non so.
    Il tema si presta a una lunghissima discussione, ma io che scrivo fiumi di parole, mi concentro su trama e personaggi per lasciare un’impronta nell’animo del lettore, dico che è meglio se scrivo per me stesso e basta. In certi casi ti senti più soddisfatto quando pensi che chi dovrebbe giudicarti non fa fare nemmeno l’editing ai libri che pubblicano 🙂 o lo fa con una certa fretta. Alla fine si tratta di gusti e: o sto diventato sempre più sofisticato io oppure la qualità inizia a scarseggiare come in certi paesi l’acqua potabile.
    Ma se volessi pubblicare farei quello che hai detto tu in questo articolo. In fondo, mi sento narcisista 🙂 e vedersi in libreria male non sarebbe.

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