Come fare soldi a dodici anni

Titolo parecchio inquietante, sarete d’accordo con me.
Non so se anche voi spulciate nelle frasi che hanno condotto i navigatori sul vostro blog. Nella mia lista – parlo di frasi, non di nomi singoli – le più gettonate sono “scrivere un romanzo”, “come scrivere”, “idee per un romanzo”, e similari. Insomma, le frasi sulla scrittura.
Trovo spesso frasi sui libri di cui ho scritto una breve nota, tra cui il libro Ho dodici anni faccio la cubista mi chiamano principessa (Marida Lombardo Pijola – Bompiani, 2007) spicca sugli altri. Trovo anche frasi su come diventare cubisti. Lo trovo preoccupante.
E trovare oggi questa frase “come fare soldi a dodici anni” mi angoscia.Credo sia un segnale forte del disagio che vive la nostra società, in particolare uno dei nuclei ‘piccoli’ – ma importanti – di essa, la famiglia.
Ho deciso di riportare qui la frase proprio per evidenziare la negatività, non per incitare la risoluzione del problema. Una mia forte convinzione è che dei problemi sia necessario parlare; nascondersi e fingere che non esistano non aiuta, anzi peggiora e amplifica la faccenda.
Interrogarsi: ormai lo fanno in pochi.
Osservare: non lo fa quasi nessuno.
Impegnarsi: parola antica.
‘Sacrificarsi’: cosa significa?
Privazione: vocabolo sconosciuto.

Questi sono i primi motivi dello sbandamento della famiglia, i primi che mi vengono in mente. Di ciò, nessuno sembra preoccuparsi.
A me, invece, tutto ciò tormenta. 
Non voglio fare la nostalgica e non voglio essere retorica ma credo che chiunque si soffermasse davvero sul problema non potrebbe fare altro che essere d’accordo.  Come dire: si stava meglio quando si stava peggio. Negli anni ’70 c’era molta contestazione, ovunque c’era aria di rivolta ma era una rivolta benefica, che pensava e cercava il miglioramento. Oggi c’è una noncuranza che sfocia nel lassismo; ai figli si permette tutto perché il tempo scarseggia (così ci piace dire: fa molto fico) e si fa prima a concedere piuttosto che spiegare e discutere. Discutere è faticoso e oggi viviamo nella società del ‘facile’, del ‘tutto e subito’. Nessuno si vuole impegnare per ottenere qualcosa e i figli sono acuti osservatori: se fa così papà, se mamma si comporta così… ed ecco che se le dodicenni voglio ricaricare il telefono, comprare la borsa di Hello Kitty o la maglietta di Pinky, le scarpe di Fornarina, e i ragazzi vogliono l’ultimo modello di iphone, i jeans di D&G, le scarpe Nike, non si cercano un lavoretto estivo come facevano i ragazzi degli anni ’70, quelli che ascoltavano L’Isola di Wight, ma vendono ciò che hanno a portata di mano, la loro preziosità e unicità.
A dodici anni non si dovrebbe pensare a come fare soldi ma a come crescere e diventare persone responsabili.

Scusate ma quando mi girano non posso tacere.

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7 pensieri su “Come fare soldi a dodici anni

  1. Tu non hai idea di quanto io sia d’accordo e di come alla fine ci si senta un puntino sperduto nell’universo a credere ancora a questi valori e a rendersi conto di vivere in una realtà così brutta e arida

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  2. il lavoretto estivo lo cercavano pure i ragazzi degli anni 80/90… si andava a portare via i volantini.
    all epoca poi, mi ricordo (eeeehhhhgià già già già – da leggersi con la voce di Arnold’s di happy days) che per comprare i vinili di eros ramazzotti, lavavo la macchina del nonno e andavo a comprargli il giornale tutte le mattine… però a me dicono che a 12 anni ero già orfana da due e che quindi io non faccio testo. ero già “invecchiata” e vedevo le cose con i problemi che doveva affrontare mia madre.
    in realtà vedo che mio fratello con i suoi figli (benché per fortuna siano più tranquilli di quanto non fossimo noi) sta cercando di mantenere le redini di certi valori che, come dici tu sono “passati di moda”.

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  3. Io lavavo a mano i calzini del mio papa’ e lui mi dava 100 lire il paio. Mi divertiva un sacco questa cosa, anche se non ho mai avuto il problema della paghetta o del guadagnarmi due lire per comprare il giornalino o le figurine o le gomme. Quando iniziai le superiori, a 14 anni, mio padre mi prese da parte per dirmi: studiare e’ l’unico lavoro che devi fare, l’unico dovere che hai, l’unica responsabilita’ che ti si richiede. Studia seriamente. Al resto pensiamo noi genitori. Ho seguito il consiglio. Mi sono diplomata bene, ho affrontato l’universita’. A lavoricchiare sul serio ho cominciato a 24 anni. Oggi, al doppio degli anni, sono ancora precaria. Ma non mi lamento. E non ho mai avuto l’assillo del soldo in piu’, dell’abito firmato, del telefonino di ultima generazione.

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    1. Mi pare che tuo padre, Laura, abbia fatto un ottimo lavoro.
      “Studia seriamente. Al resto pensiamo noi genitori” sono frasi che i genitori di adesso dovrebbero riprendere. Sanno di ‘antico’ ma sanno anche di buono.

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