Asfalto e anguria – quinto frammento

… i suoi sguardi intensi fossero indelebili ma più il suo corpo si dilatava, più si distraeva, soprattutto da me.”
“La maternità per una donna è qualcosa di travolgente.”
“Ma sì, ce lo dite in tutte le lingue possibili, ma mai che vi facciate davvero capire.”
Il mio sguardo scorre pigro sui piccoli oggetti insignificanti sparsi per la casa, un accendino..
“Ma Luigi, hai ripreso a fumare?”In realtà la risposta non mi interessa gran che, ma è molto difficile dare un ritmo a una conversazione così appesantita dalla mestizia.
“Ma sì, due, tre sigarette al giorno, per sfizio. Cerco nuovi piaceri, ho scoperto anche quanto possa essere di compagnia un bicchiere di whisky on the rocks!”
Il volume della voce si è alzato sulle ultime lettere e, come se questo potesse essere tradotto in un invito a muoversi, mi alzo dalla poltrona, anche lui allunga la mano con un gesto nervoso, la stampella gli sfugge scivolando sul pavimento.
“Aspetta, te la prendo io”
“Guarda che ce la faccio benissimo da solo!”
E stizzito, convinto che basti assumere un tono risoluto per nascondere il vittimismo, finge di non accorgersi della sua indisponenza ed è come se parlasse a sé stesso, sicuro della condiscendenza. “Ho imparato da tempo ad arrangiarmi da solo. Anche quando c’era Stefania, lei ormai era tutta presa da altre cose ed era come se io non esistessi più. Mi facevo silenzioso sperando che si domandasse il perché, ma non accadeva”
“Ha perso il bambino, non sarà stato facile per lei”
“Ma c’ero io! Non contavo nulla io?”
Mi rendo conto che il mio invito a mangiare qualcosa insieme è dimenticato. “Allora Luigi, ti va se preparo un po’ di pasta? E’ già l’una e un quarto e io comincio ad avere fame”
“Credo di non avere più pasta in casa, guarda nel ripiano sopra i fornelli, vedi se è rimasto qualcosa”
Non ha alcuna voglia di mangiare, me ne rendo conto per il tono disarmante che non fa nulla per celare, cerco di non farci caso, mi allungo aprendo lo sportello. Mi si presenta un pomodoro avvizzito, di fianco una tazzina da caffè senza piattino, un sacchetto che tasto ma non è quello che cerco. “Qui non sembra ci sia nulla ma se non hai molta fame, forse è il caldo, potremmo farci una bella fetta di anguria, si sarà rinfrescata nel frattempo, che ne dici?”
“Se vuoi, ma io in questo periodo ho difficoltà a digerirla se non la mangio con qualcosa d’altro”
La mia borsa inizia a vibrare e penso che un mio tacito desiderio sia stato esaudito, quando sono piccoli e poco significativi si esaudiscono sempre…, frugo cercando il cellulare e mi sforzo di non far apparire il mio sollievo.
“Sì… hai ragione, non sono in ritardo… adesso sono da Luigi – faccio un cenno – ‘ti saluta’, va bene glielo dico, quando arrivi fammi uno squillo. A dopo. Scusami Luigi, devo andare, auguri da Marco, è in difficoltà con la spesa per la cena di stasera, è meglio che lo sostituisca in alcune commissioni” E mentre mi avvio alla porta, mi giro verso di lui per salutarlo.
Mi guarda come perso nei suoi pensieri e sussurra: “Ma chi è Marco?” …

Patrizia Sergio

* Asfalto e anguria è un racconto a staffetta nato per caso: il primo frammento lo potete leggere qui
qui il secondo, qui il terzo e qui il quarto

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