Asfalto e anguria – quarto frammento

“Luigi lascia fare a me.”
Scopa e paletta: “Stavo proprio guardando questa fotografia, dal divano non riuscivo a leggere la frase scritta a mano sul passepartout della cornice, cosa c’è scritto?”
“I Talk to the wind… la ricordi quella canzone dei King Crimson?”
Accenna l’aria e qualche strofa :“I talk to the wind my words are all carried away…”, la ricordo e la canto con lui, nella mia mente la traduzione istantanea appare in sequenza lenta come i sottotitoli di un film.

Parlo al vento
le mie parole sono spazzate via
parlo al vento
il vento non sente
il vento non può sentire.

“A quanto pare il vento ascolta le domande e riporta risposte.”
“Cosa vuoi dire” chiede Luigi aggrottando un sopracciglio.
“Non so, non è casuale che un colpo di vento abbia sbattuto a terra proprio e solo la fotografia che stavo osservando.”
Raccolgo quello che è rimasto della cornice in argento dopo che i vetri sono finiti nella pattumiera, mi siedo accanto a lui sul divano e mentre osservo l’immagine gli lascio tra le mani il rettangolo di cartoncino con la scritta in inglese.
“L’aveva fatta incorniciare lei poco tempo fa, la calligrafia è sua.”
“Non le hai mai chiesto il senso di quella frase? Forse voleva dirti qualcosa.”
Guardo la fotografia, mi da tristezza questo momento del taglio della torta, non è una sposa in festa nel giorno che dovrebbe essere il più bello della sua vita.
Ritorno alla canzone: mi sembra di sentire la voce calda di Greg Lake, quante volte l’abbiamo ascoltata insieme io, Luigi e Stefania ai tempi dell’università.

Sono fuori e guardo dentro
cosa vedo?
Tanta confusione, disillusione
tutta intorno a me.

“Ma eravate felici quel giorno?”
La giro sul retro, da sempre ho l’abitudine di cercare messaggi nascosti e difatti con la stessa calligrafia ecco il proseguo:

Tu non mi possiedi non mi impressioni
disturbi solo la mia mente
non puoi istruirmi o controllarmi
esaurisci il mio tempo.

“Mi chiedi se eravamo felici? Lei no, quell’abito a cipolla nascondeva l’anguria che stava crescendo sotto.”
“Era incinta? Quindi è stato un matrimonio riparatore il vostro.”
“Non per me, io l’amavo e speravo che…”

Fausto Marchetti 

* Asfalto e anguria è un racconto a staffetta nato per caso: il primo frammento lo potete leggere qui
qui il secondo e qui il terzo

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5 pensieri su “Asfalto e anguria – quarto frammento

  1. O—-o mi sa che questa Mara si sarebbe dovuta chiamare Stefania.
    Come facciamo adesso lasciamo così e fingiamo che sia la sorella oppure correggiamo il nome.
    Deve essere stato il vento a distrarmi. Io parlo al vento…..

    Mi piace

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