Si può saper scrivere senza saper leggere?

A qualcuno sembrerà una domanda banale: è evidente che non è possibile scrivere senza avere imparato a leggere. Deduco, però, che la frase – digitata su google da un anonimo navigatore – intende ben altro che non l’aspetto puramente tecnico del tenere in mano la penna e vergare vocali e consonanti, e dell’operazione di tenere in mano un libro e, passando gli occhi sul testo, capire cosa significano le lettere che lo compongono.La domanda è, anzi, molto acuta; indica un desiderio di approfondire la questione in un modo ampio e completo.
Si può saper scrivere senza saper leggere?
No, non è possibile, rispondo senza indugio.
Per scrivere bisogna avere letto molto, affermano quasi tutti gli scrittori.
Ma, proseguo io, per saper scrivere bisogna saper leggere nel modo ‘giusto’, bisogna sezionare il testo e squartarne l’anima. A volte ci facciamo ammaliare da una bella storia e andiamo avanti nella lettura senza notare come è stata scritta questa bella storia che ci affascina.
Saper leggere significa notare le sfumature del testo e la scelta dei vocaboli, l’accortezza con cui lo scrittore ha posizionato i punti e le virgole, il modo asciutto con cui ha strutturato i dialoghi, la cura con cui è andato a capo (andare a capo è un’arte di cui non si parla mai abbastanza).
Ci sono vari modi di leggere e ognuno di noi sviluppa un proprio modo; mi piace pensare che sia un modo consapevole, una lettura a occhi aperti e orecchie dritte.
Quando si arriva a sentire ciò che si legge, si può imparare molto e si può migliorare la propria scrittura. Anche se il libro non è ‘buono’: osservare gli errori altrui ci impedirà di farli. Notare una scrittura sciatta ci farà impegnare di più: ecco che sapere leggere insegna come si scrive.

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9 pensieri su “Si può saper scrivere senza saper leggere?

  1. Interessante delucidazione, per chi crede di saper scrivere senza aver mai letto veramente. Perché secondo me ci sono letture e letture. Come quando si studia, si può leggere una vita, e non saper scrivere. Il rovescio della medaglia è proprio questo – secondo me – si crede che leggendo molto si sappia di conseguenza scrivere. Non credo proprio. Credo che molti lettori sfuggano allle attenzioni sulle virgole, i punti, e su certe parole usate in certi momenti. Eppure quella e la più bella analisi di un testo.

    Buona giornata cara!

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  2. credo che se uno ha una storia da raccontare può benissimo prendersi uno scrivano, solo per aggiustare accenti, virgole e apostrofi. Per me l’importante è innanzitutto avere una storia e poi uno stile. Eventuali errori si correggono cammin facendo.
    Questo dà fastidio a tanti professori e accademici (è sempre stato così) che s’indispettiscono se un cuoco, un ergastolano, pubblicano un libro di successo.
    “Ma come? Come può quello…”
    Lo stesso succede nella musica.
    Il fatto è che la tecnica e l’applicazione corretta delle regole grammaticali non sono sufficienti per suscitare emozioni

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    1. la penso proprio allo stesso modo , bravo!
      Mi capita spesso di leggere post o racconti perfetti che non fanno una piega, ogni virgola al posto giusto, parole ricercate, raffinate, ma che noia, una noia mortale. Preferisco di gran lunga una bella storia con qualche errore sparso qua e là e non me ne frega proprio niente se l’autore ha vinto lo Strega o il Campiello e se è una qualsiasi persona che si alza alle 4 del mattino per andare a lavorare in città.
      L’anno scorso ho partecipato con un racconto ad un” gioco” e sono stato bastonato alla grande, qualche mese dopo un autorevole blogger lo ha postato sul suo blog e lì le critiche pesanti e le menate varie si sono trasformate tutte in complimenti e lo stesso racconto è stato pubblicato su altri blog. Ma allora com’è sta storia?

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  3. Per scrivere bisogna aver letto molto…beh bisogna anche vedere cosa si è letto. Penso che leggere molto determinati scrittori, come Tolsoj, Dostoevskij, Proust, Balzac, Zola, Melville, Musil, Joyce, Flaubert, Pasolini, Celine… tolga la voglia di scrivere perchè si è consapevoli della propria mediocrità di fronte alle loro opere. Se poi leggo Fabio Volo o Paolo Giordano allora spesso mi vergogno per loro. Forse è snobismo culturale, forse, ma io faccio l’operaio in fabbrica, la vita è breve, e non ho tempo per le cazzate. Alcuni autori li lascio volentieri alla élite culturale-borghese di questo paese, d’altronde già Pasolini trent’anni fa parlava della borghesia italiana come la più ignorante d’Europa. Comunque gli scrittori che ho citato erano anche grandi lettori, beh non tutti, diciamo che Celine non leggeva molto, ma che pagine ha scritto…ciao
    Fabrizio Traini

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  4. Mi sa che c’avete un po’ di ragione tutti. Il fatto è che uno può essere un forte lettore, colto e raffinato, ma se non ha uno straccio di storia in mente da raccontare, la lettura serve a ben poco. Anche se è vero che ciò che inventiamo non è altro che una riedizione patchwork di storie lette, ascoltate e sedimentate, che si ricompattano in noi in maniera personale e nuova.
    E poi: avere una storia è solo il primo requisito. Per scrivere bisogna trovare il modo più efficace per narrarla e il “modo più efficace” è il risultato di tante esperienze di lettura (che devono spaziare tra Tolstoj e Fabio Volo, senza pregiudizio, per poter raffrontare e selezionare) che costituiscono il substrato su cui si vanno a innestare la nostra sensibilità e il nostro “orecchio” comunicativo. Difficile che uno scrivano possa rappresentarci bene.
    Leggere comunque è un piacere, anche quando il leggere diventa metalettura, come auspicava Morena, perché privarsene? Mica è disdicevole apprendere attraverso la scrittura altrui!

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  5. Negli ultimi tempi a me capita di leggere mooolto poco. La mia vita è fatta di sole cose ‘pratiche’ e non ho spazio, nè temporale nè tantomeno mentale, per leggere.
    Ma il mio passato è stato pieno zeppo di letture e, forse, è questa mia ‘storia’ che oggi mi consente di poter dire che non so più leggere ma in compenso riesco a scrivere con molta più abilità che nel mio passato ‘letterario’, e questo mi salva.

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