Asfalto e anguria – terzo frammento

“Oggi ha chiamato lei”, mi risponde di rimando.
I suoi occhi si aggrappano ai miei in un lamento silenzioso. Sembrano chiedermi semplicemente “perché?”. E nello stesso istante, mentre tornano a guardare oltre le tende socchiuse della finestra, riempirsi di risposte sulla causa di quell’abbandono.
“E… e cosa ti ha detto?” domanda cretina, mi dico. Ma sento di dover spezzare il silenzio.
Scuote appena la testa accennando un no. Alza le spalle e ritorna a guardarmi. “Che ha chiesto alla sua amica, quella di Modena hai presente?, di occuparsi delle carte. Che vuole chiuderla qui. Senza drammi, senza litanie. Vuole semplicemente chiuderla qui. Nessun rancore ha detto.
E io sono rimasto con la cornetta in mano e quella parola che mi rimbalzava tra le orecchie. Nessun rancore.
Siete brave a mentire voi donne. Dite nessun rancore e in realtà nascondete un odio feroce.
Risolute e decise. Ruvide. Quando si tratta di sbatterci la porta in faccia, quando avete deciso che per voi è finita, non ci sono parole non c’è nulla che vi faccia venire nessun ragionevole dubbio. Passate una vita a farci quelle domande tipiche solo vostre: a cosa pensi? cosa provi? ma sei sicuro? Parla con me, perché non mi dici nulla?… anche quando di parlare non abbiamo nessuna voglia.
Poi, se siamo noi che vogliamo sapere cosa pensate, se siete davvero sicure di voler buttare via gli anni così, di non voler provarci di nuovo, vi preghiamo di parlarci e voi? Voi chiudete in due parole. Senza possibilità di replica.
A quel punto quello che pensiamo, proviamo, vogliamo, non conta più nulla.”
Luigi riprende la stampella, e si alza a fatica.
Dall’altra parte della stanza sopra il tavolino da tè con le foto dei gatti di famiglia e delle vacanze, tra le cornici piccole e colorate ne spicca una d’argento. Lui e Stefania, il giorno del matrimonio, sorridono all’obiettivo mentre tagliano la torta tenendo entrambi lo stesso coltello.
Ho sempre giudicato certe foto fatte ai matrimoni piuttosto banali e ripetitive, la Ludo mi prende in giro quando glielo faccio notare, e lei ride e mi dice che la mia è solo invidia.
In realtà mi sono ripromessa che se mai mi sposerò, il mio matrimonio non avrà nulla di tradizionale, a partire dal vestito a bignè tipico di certe spose che…
Un rumore violento mi riporta al presente.
La cornice d’argento è per terra, sotto la finestra. Le schegge di vetro sono sparse tutte intorno.

Sonia Sacrato

* Asfalto e anguria è un racconto a staffetta nato per caso: il primo frammento lo potete leggere qui
E qui il secondo

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11 pensieri su “Asfalto e anguria – terzo frammento

  1. Fa sempre un certo effetto vedere come si sviluppa un’idea attraversando la sensibilità altrui.
    Io avevo tergiversato nel connotare il contesto situazionale del personaggio per non chiudere le possibilità, ma qualcuno che prenda in mano il timone ci vuole. 🙂
    Brava Sonia!

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    1. Trovo interessante vedere i vari cambi di direzione: quando si prosegue il lavoro di un altro si scrive della suggestione che il brano precedente ha procurato. La storia prende subito un’altra strada e chi ha scritto il brano precedente a volte non trova ciò che aveva immaginato. Chi verrà dopo immaginerà un seguito ancora diverso.
      Anni fa feci diversi esperimenti di racconti scritti in società, ed era ancora diverso: essendo solo in due – il socio era Carlo Bramanti e una delle storie è ‘La cucina gialla’ che è presente anche su questo blog – era ancora più difficile perché poi dovevi riprendere in mano una storia piegata da un altro verso orizzonti molto diversi da quelli che avevi immaginato.
      Aspetto il quarto frammento. … Falconiere? 😉

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    2. Grazie Ossidiana,
      pensa che in realtà mi hai ispirato proprio tu! mi chiedevo perché Luigi patisse tutta quell apatia e la “lei” narratrice ha reagito proprio come avrei reagito io se mi fossi trovata lì.
      quindi grazie a te.

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  2. Venghino signori Venghinoooooo….

    Morena, mi hai riportato alla mente il quattromani dell anno scorso. La mia personaggia che doveva essere tutta impaurita ma quasi entusiasta dell ipotesi di maternità è diventata una macchina da guerra.
    no, la collettività non è facile. però è stimolante.

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    1. La tua ‘personaggia’ è passata sotto le mie grinfie: è stato quello il guaio 😉

      A proposito, ricordo che anche quest’anno c’è il quattromani da Remo e ci partecipo pure io con un compare che chi è curioso andrà a vedere sul blog di Remo.
      Seguiteci.
      Ma prima proseguite il racconto dell’anguria. Coraggio. Magari un altro brano lo scriverò pure io. Aspetto il quarto.

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