Quando l’Arte è perfezione suona nell’anima

Un bel tramonto, con quelle sfumature di colore rosso che si stemperano nel cielo e lo illuminano, ci scalda il cuore e ci conforta. Il blu del mare in una giornata estiva, quel luccichio che ci fa socchiudere gli occhi e ci fa annusare per sentire il profumo di salsedine e l’aria che ci accarezza il viso, ci procura sospiri di soddisfazione. Il riflesso del sole che rende più azzurro il mondo, il verde dell’erba “nuova” che nasce su un prato, i colori dei fiori e il loro profumo, l’altezza delle montagne che tendono al cielo, tutte queste cose ci rasserenano e ci consolano. È l’armonia della natura, una musica perfetta e ben orchestrata da una mano non umana, un’entità superiore che molti riconoscono e che sentono vicina.
La musica della natura scalda l’anima: è la stessa armonia che si trova in ogni manifestazione ‘superiore’, quindi anche nell’opera degli umani, quando questi ‘umani’ sono Geni.

 
 
L’espressione artistica è il modus che l’uomo ha scelto per avvicinarsi a questa perfezione e quando l’Artista è geniale come Gaudì,  il grande architetto catalano, allora la musica diventa sublime ed è un balsamo per l’anima.
Il mio Maestro di pianoforte* afferma che la musica è fatta anche di matematica: i diversi tempi musicali sono frazioni o multipli del modulo base con cui è stata scritta. Credo che anche l’architettura abbia una base matematica su cui poggiarsi; osservando la magia e la perfezione delle costruzioni “gaudiane” si sente una musica ben scritta in cui gli archi sono movimenti di violino e i colori dei mosaici sono trilli di note a cascata.
 
 
 
Camminando tra le magie di Gaudì, gustando la visione d’insieme e la maestosità delle sue costruzioni, si sente la necessità di fermarsi ad osservare i particolari: un frammento di ceramica si avvicina agli altri formando gli accordi e lo spartito si riempie di melodia. I camini sui tetti diventano personaggi – perfino guerrieri nella Casa Milà, detta La Pedrera – sui tetti di Casa Battlò, omini lunghi e magri dal buffo cappello colorato, che guardano la città dall’alto. Sulla costola del tetto si snoda un serpente che insegue la linea delle tegole tra bagliori vitrei. Da lassù il respiro si stende e la mente si libera dai fardelli del precostituito e dell’ovvietà che spesso di affligge e ci impedisce di alzarci in volo. All’improvviso, incantati dalla visione dei colori e delle forme, nella mente suonano le note di Summer del Maestro Joe Hisaishi; le sue dita volteggiano creando vibrazioni e tintinnii e le note diventano gocce d’acqua che rimbalzano sul terreno da un parapioggia di tessuto a spicchi colorati.
 
 

Il sottotetto di Casa Battlò è zeppo di magie, un territorio fatato in cui si cammina con il fiato sospeso; violini, viole e violoncelli si accordano e gli archi catenari – linee pure, pulite, essenziali ma che sorreggono la costruzione con sicurezza – si innalzano a sostenere la melodia di L’estate  da Le quattro stagioni di Vivaldi, suonata dal violino di Salvatore Accardo che con mano magistrale guida l’archetto e muove le note in curve che innalzano e sostengono il resto dell’Orchestra.
Da dove traeva le sue linee Gaudì? Quelle spirali perfette che si avvitano in un vortice di purezza, quelle forme armoniose, incurvate ed eleganti, su cui la mano si posa con un’ottima presa? Da dove derivano le vetrate e le porte con quelle sagome così insolite da sembrare strane e che rivelano splendore e donano luce?

 
 
Le scale che girano in tondo riproducono il guscio di lumache e molluschi, gli archi catenari derivano dalla struttura ossea dei cetacei, alcune forme allungate e tondeggianti sono repliche della morfologia dei funghi. Gaudì ha osservato la natura, l’ha studiata e replicata nei suoi capolavori. Il Genio non è mai esente dallo studio della Natura; la sua perfezione ci guida e si suscita emozione e rispetto.
Osservando – ascoltando, leggendo, guardando, ammirando, scrutando – l’Arte, l’anima si eleva e il cuore si scalda. È solo nella Bellezza che si può trovare consolazione ed elevazione. E di elevazione si parla, di fronte alla maestosità della Sagrada Familia all’imponenza e all’enormità di questa Basilica a cui Gaudì iniziò a lavorare dopo che l’architetto originale Francisco de Paula del Villar y Lozano, in disaccordo con la committenza, lasciò il progetto. Le guglie si innalzano e tendono al cielo e all’interno le enormi colonne sono ramificate come alberi secolari: tutto in questo tempio tende al Superiore e impressiona chi lo ammira.
Un’opera così imponente ma così ben strutturata, un’opera che continua da decenni e che non vedrà la fine ancora per moltissimi anni, è il simbolo dell’Umanità, di tutti noi che siamo sempre in costruzione, sempre in divenire e tendiamo al miglioramento, all’Alto.
 
 
 
L’architetto diventa il direttore di un’orchestra che suona un’opera colossale, una musica celestiale che aspira al divino: nelle orecchie la Suite per orchestra n.3 di Bach: trombe, timpani, oboe e archi in sintonia perfetta, guidati dai movimenti di chi conosce e ‘orchestra’ la melodia.
 
 
 
La musica è nella natura e nell’anima ed è nutrimento e forza della stessa. È fuori ma è anche dentro di noi: la troviamo nelle note, certamente, ma anche in ogni forma d’arte quando possiede la maiuscola.

 Morena Fanti (31 maggio 2011)

* ringrazio il mio Maestro Marco Dalpane  per Bach e per la musica

Foto ©Morena Fanti

L’articolo è stato pubblicato su The best Magazine n.3 – giugno 2011

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6 pensieri su “Quando l’Arte è perfezione suona nell’anima

  1. Bel post!
    Per quanto riguarda la matematica e la musica, due piccoli spunti: il primo riguarda il fatto che la matematica non governa solo il ritmo ma anche il rapporto tra le note. Ogni nota è, di fatto, una frequenza; il logaritmo di tale frequenza è il doppio del logaritmo della stessa nota sull’ottava inferiore e la metà della stessa nota sull’ottava superiore. Il nostro orecchio, ascoltando le note, sta, di fatto, confrontando tra loro dei logaritmi! 😉
    Il secondo è un libro, “L’enigma dei numeri primi”, di Marcus Du Sautoy. E’ un libro che affronta l’affascinante problema dell’ipotesi di Riemann (quella, per chi ha visto “A breautiful mind” o ha letto il libro di Nasar, che fa uscire di testa Nash), ma che parla anche del ruolo dei numeri primi in musica: è una lettura avvincente, che consiglierei davvero a tutti.

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  2. Marco Dalpane è il maestro di piano di una carissima amica di mio figlio, ho avuto il piacere di vederlo all’opera al saggio dei suoi ragazzi, è davvero molto bravo.

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  3. Definirlo solo “post” è riduttivo. (Paolo, non è una “critica” rivolta a te, ci tengo a dirlo! 🙂 )
    mentre ti leggevo e assorbivo quanto hai scritto, “sentivo” più forte il “perché” di una certa mia scelta.
    Sei Brava Morena, poco altro da aggiungere.
    e Grazie.

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