Il lettore può giudicare un libro dalle prime pagine?

È un’altra frase cercata su google e con la quale un lettore è approdato in questo blog, spingendomi a parlare di lettura. Se leggiamo in modo consapevole, scriveremo meglio ma, soprattutto, apprezzeremo in modo diverso ciò che leggiamo.
La domanda è semplice e credo sia una domanda che ci siamo posti tutti. Non so se sia lecito farlo – giudicare un libro – ma credo sia naturale che ciò accada. Spesso apriamo un libro e lui si oppone al nostro sguardo, rifugge i nostri occhi e sgomita per caderci dalle mani. Oppure si aggrappa alle nostre dita perché capisce che vorremmo scagliarlo fuori dalla finestra.
In questo caso è evidente che tra noi e quel libro non c’è un buon rapporto. Cosa faccio io in casi simili?
Lo chiudo e lo accantono. Forse è vero che con poche pagine non si può ‘giudicare’ ma capire se ci interessa continuare sì.
Un amico mi parlava spesso della scrittura di un autore che aveva pubblicato un solo libro (ottime critiche e buone vendite) e che l’aveva colpito molto. Quindi, solita strategia, vado in biblioteca e lo porto a casa. Se l’avessi sfogliato là, gli avrei risparmiato un viaggio: ho letto due pagine e l’ho chiuso. La scrittura era, per me, incomprensibile. Se devo leggere controvoglia e sforzandomi di assimilare un linguaggio ostico e nebuloso, diventa uno sforzo superiore al piacere ricavato.
Lo stesso giorno presi un altro libro, anche questo di un autore molto noto che ancora non conoscevo. Stesso risultato: due pagine e chiuso.
Forse era venerdì diciassette.
Mi sono domandata se sia mia la colpa, però queste scritture forbite, sviluppate solo per impressionare il lettore mi stanno antipatiche. Si intuisce che sono fasulle e che lo scrittore sta strizzando l’occhio: “Vedi come sono colto? Conosco tanti bei paroloni che tu non sai”.
In questi casi io mollo tutto e cerco un altro libro.
Non voglio dire che la scrittura debba essere banale e sciatta; la scrittura deve essere curata e deve anche insegnare qualcosa. Bene perciò se nel testo trovo ‘maieutica‘ e ne devo cercare il significato (non c’è da vergognarsi. Significa che non abbiamo fatto studi classici): alla fine della lettura avrò imparato una parola che non conoscevo. Se, però, ogni riga mi obbliga alla consultazione del dizionario, c’è qualcosa che non va e lo scrittore non sta facendo il suo mestiere ma sta spalando sabbia negli occhi di chi legge, illuminando i paroloni che nascondono, forse, la pochezza di contenuti veri.
Conclusione: il lettore può fare ciò che vuole del libro che ha tra le mani.

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19 pensieri su “Il lettore può giudicare un libro dalle prime pagine?

  1. penso che il lettore dovrebbe leggere il libro ben oltre le prime pagine e se poi non c’è compatibilità si ferma, poi ognuno fa come vuole. Di solito io il libro lo compro, non vado in biblioteca a prenderlo, quindi non posso permettermi di leggere poche pagine e buttarlo 🙂 . Anche se ho buttato dei libri, ma li ho letti quasi per metà o per intero.

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    1. Non so Giovanni. Io rispetto molto il lavoro dello scrittore però se non va (per me) non va. Non posso costringermi a una lettura faticosa e ostile. Ma mica li butto i libri. Li rendo 😉

      Tanti anni fa comprai Il pendolo di Foucault e, con tutta la stima che ho per Eco, non sono riuscita a leggerlo. Negli anni ho tentato altre tre o quattro volte ma non c’è stato nulla da fare. Sarà un mio limite ma non riesco a superarlo.

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  2. Grazie Morena, una domanda , cosa ne pensi di chi scrivendo un racconto che si ambienta in un paese diverso dal nostro lo dissemina di termini locali non per forza comprensibili e solo di alcuni dà la spiegazione mentre per gli altri dice che il lettore potrebbe anche arrivarci da solo? ( a me sono girate parecchio e glielo ho anche detto, ma credo di aver perso un’amica).
    Non pratico lo sport del lancio del libro, anche perché rispetto i volumi della biblioteca comunale, ma con la mente anche io dopo poche pagine sono uno che li scaglierebbe molto lontano.

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    1. Caro Falconiere, non sai quanto girerebbero a me.
      Quando si scrive si ha tutto nella mente e si crede di riuscire a ‘passare’ la storia a chi legge ma spesso non è così. Se la persona che ha scritto quella storia è una tua amica, forse è al suo primo romanzo e forse si è fidata troppo della sua mente.
      Quando ho iniziato a scrivere il mio romanzone mi sono cercata 4 o 5 lettori a cui ho passato i capitoli appena pronti. Una persona in particolare era sempre pronta a puntare il dito: “Cosa significa questa frase? E qui cosa vuoi dire?”
      Ho capito che tendevo a riassumere certe cose perché per me era sempre tutto chiaro ed evidente. Ma se vogliamo far capire tutto al lettore, se vogliamo che entri nella storia dobbiamo essere chiari e comprensibili. Il che non vuole dire dilungarsi (allungare il brodo) o ‘spiegare’.

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  3. si può.
    eccome.
    io non riesco ad andare in bibblioteca, fa esattamente i miei stessi orari.
    però quando entro il libreria ci sto per tempo indefinito. prendo il libro se la copertina mi piglia, leggo la quarta, e poi la prima pagina. se mi prende me ne accorgo quasi subito. altrimenti torna sullo scaffale.
    certe volte ho preso una cantonata e quei libri sono stati donati alla bibblioteca.
    magari dirò una bestemmia, ma ad esempio “oceano mare” ho provato sei volte ad iniziarlo e non c è verso di finirlo.
    la mazzantini uguale. ci provo. è come cercare di farmi andare giù il risotto con i fegatini.

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    1. ‘Oceano mare’ ha un brano bellissimo, che suona molto bene. E l’ho finito tutto. Poi un’amica mi ha regalato ‘Castelli di rabbia’ che ho letto ma che mi è sembrato ‘commerciale’ se mi passi il termine.
      Tempo dopo, ero in libreria per comprare un regalo a un amico e vidi (non ricordo il titolo e dovrei alzarmi per cercarlo ma è quello che aveva 3 o 4 copertine diverse) e lo comprai.
      Siccome mancavano ancora molti giorni al compleanno del mio amico ho pensato di leggere il libro prima di incartarlo.
      Morale: avrei strozzato Baricco e il suo editore e sono tornata in libreria a comprare un altro libro per il mio amico. Non volevo disgustarlo e rovinare un’amicizia.
      Quindi, in certi casi è meglio il risotto con i fegatini 😉

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  4. Al di là dei gusti personali spesso scatta (o meglio NON scatta) qualcosa. A me Hemingway non piace. Il giovane Holden? L’ho finito ma è stata una sofferenza inaudita. Narciso e Boccadoro? Arrivato a metà circa, poi addio. In compenso non consiglio certi autori (che mi piacciono, e tanto) perché sono certo che qualcuno verrebbe ad aspettarmi sotto casa con mazze chiodate e benzina.

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    1. Se non scatta non c’è nulla da fare. Potrebbe essere un bravissimo scrittore, e di sicuro molti di quelli che non riesco a leggere lo sono, ma io non riesco a proseguire. In fondo ci sono tanti libri che non ho letto…
      Un romanzo che non mi ha detto tanto, e qui solleverò un polverone, è ‘La strada’ di Cormac McCarthy, al quale riconosco una scrittura spendida, pulita e dialoghi perfetti. Però non ci siamo presi e ho faticato a finire la lettura. So che mi prenderete per un’eretica ma è la verità.
      Nei salotti farebbe più fico dire che “adoooooro McCarthy” ma io non frequento salotti e dico ciò che penso.

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      1. per carità… i salotti… non esistono più.
        oggi si progetta soggiorno con angolo cottura!

        vabbè… voleva essere una battuta in realtà è la mincBIIIIIIIIIIPPPPP delle 12.31!
        buon pranzo
        (senza risotto di fegatini… pppuuuuaaaaaaa)

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  5. Eppure ci sono libri che prova una volta, prova due, sembra che non ci acchiappino proprio. Poi magari una terza, a distanza di anni, si scopre che si aveva fra le mani un grande scrittore e non lo si sapeva. A me è capitato spesso. Molti anni fa con Saul Bellow (era Herzog, poi, dopo la volta buona, ne sono diventato un fagocitatore). Più di recente con la Ortese, e per ben due volte. Il suo Cardillo è rimasto tra i miei scaffali per anni dopo due approcci di una ventina di pagine assolutamente non riusciti. Poi il miracolo, e la scoperta di un capolavoro. A quel punto decisi di comprare Il Porto di Toledo, che lei stessa considerava la sua creatura più amata, armato della migliore volontà di leggerlo d’un fiato. Respinto dopo una trentina di pagine impervie. Poi il nuovo miracolo (e solo neanche un anno fa) a distanza di tempo. E questa volta sempre più convinto che la sua è stata una delle voci più importanti della nostra letteratura.
    Mai dire mah !

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  6. a proposito di libri letti, cara Morena e amici ora vorrei farvi ridere un pochino:
    io normalmente sono una persona alla Paganini, cioè che non ama ripetere ciò che fa. Anni fa ho allestito una rappresentazione con musiche e danze (molto alla buona) con ragazzi diciamo così “allo sbando” abbiamo ottenuto un successone fuori da ogni schema con gente che urlava, bis bis, dovete ripeterlo anche per chi non è potuto venire. Io per non venire meno al mio modo di essere e forse anche perchè ero sicuro che così come lo avevamo realizzato e cioè quasi senza provare, ho cominciato subito dopo la chiusura del tendone a distruggere gli scenari e tutti i ragazzi (tra i 17 e 25 anni) con me.
    Vengo al dunque altrimenti scrivo un poema. I ragazzi mi hanno regalato un libro di Homeric : Gengis Khan. L’epopea del lupo della steppa , ecco questo libro l’ho letto tre volte per intero e più volte sono andato a leggermi qualche episodio.
    Domanda qualcuno di voi ne ha mai sentito parlare di questo autore e del suo libro?
    Sono proprio così fuori, vabbè che mi piacciono le steppe , i lupi, i cavalli e i cervi ma come è possibile una cosa così?
    Può essere che io sia un barbaro?

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  7. Succede. Succede di iniziare e di lasciare là, e poi magari riprendere ed essere contenti. Mi è successo così con “La versione di Barney”: iniziato e mollato nel 2001, iniziato e mollato nel 2005, letto e divorato nel 2009.
    Un amico diceva che di un libro non si dovrebbero leggere le prime pagine, ma la 97: è quella nel quale l’autore è più sincero. Provare per credere! 😉

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    1. da pag.97 di Orfana di mia figlia, il pozzo di giacobbe, 2007:
      “Eravamo poi arrivate a un accordo e lei mi aveva fatto promettere che avremmo tenuto una camicia molto colorata alla quale era particolarmente affezionata. Quella camicia è ancora dentro all’armadio e sospetto che vi rimarrà per sempre.
      Penso anche ai suoi libri, quelli che leggeva da bambina, e che aveva tenuto da parte per darli ai suoi figli. Credo che mi sarà impossibile regalarli, non ora in ogni caso. Se lo facessi, vorrei anche essere sicura che vengano trattati con ogni cura. Lei ci teneva tanto e io non mi perdonerei se si dovessero rovinare a causa mia, perché so come Federica era affezionata ai libri e a tutti i suoi oggetti.
      Scopro così quanto sia forte il potere di una persona che non può più parlare.

      12 marzo 2002

      Due giorni a letto con l’influenza. Unica compagnia, un atroce mal di testa che mi ha impedito anche di tentare di leggere. Così, sdraiata e senza poter dormire, non mi è rimasto altro che i miei pensieri. Pensieri che sono diventati sempre più tristi, man mano passavano le ore. Ogni tanto piangevo e alimentavo la mia autocommiserazione. Non vedevo l’ora di potermi alzare e dedicarmi a incombenze pratiche. Quando sono a letto e non riesco a dormire, penso anche a questo libro che sto scrivendo e medito su ciò che ho già scritto. Per me è molto importante questo progetto e lo porterò avanti fino alla fine. Scriverò fino al cinque novembre, la data che ho stabilito all’inizio. Forse non riuscirò a pubblicarlo e a farne un libro vero. Se così fosse, a chi lo farò leggere, allora? Non lo so, non ha importanza. Intanto continuo con la scrittura perché non posso farne a meno.
      Scrivere mi aiuta a conoscere meglio quello che provo e, forse, ad esorcizzarlo e a farlo diventare meno angosciante. Scrivere, però, è anche molto faticoso e mi procura molte lacrime, ma so che quelle ci sarebbero lo stesso. Non è la scrittura che mi fa piangere.

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