Una [nuova] casa editrice

L’editore è una persona che ama i libri. Sta cercando nuovi autori, persone che scrivano storie avvincenti con una scrittura non banale. Li cerca con gli strumenti tecnologici che ha a disposizione: ha una scrivania con pc sempre connesso a internet e ha dei collaboratori – non necessariamente nella stessa stanza, ma con connessioni sempre aperte – di cui si fida e a cui ha ben spiegato la mission aziendale [la casa editrice è un’azienda e deve rispettare certi canoni, oltre soddisfare la passione del titolare e la curiosità del fisco].
Questi collaboratori sono muniti anche di un eReader su cui leggere i testi che gli autori inviano esclusivamente in allegato a una mail. I testi digitali non occupano posto, non devono essere smaltiti con dispendio di energie del personale che può quindi dedicarsi con più attenzione alla lettura e scovare l’autore del secolo.
D’altro canto, gli autori non sono più obbligati a dilapidare soldi che spesso non hanno per inviare manoscritti che forse non verranno letti. Il consumo di carta è ridotto a un decimo, i postini portano in giro meno peso e ne guadagnano in salute, gli uffici sono più piccoli, addirittura si lavora da casa con evidente risparmio di denaro per affitti, trasporti e pasti.
Dopo la lettura dei testi si compila una scheda che l’editore riceve all’istante sul suo pc e decide se è il caso di approfondire la lettura, passando il testo a un altro collaboratore oppure leggendo lui stesso.
Se l’opera è interessante si contatta l’autore e si procede.
Ma, prima ancora, come ha fatto l’autore a mandare il testo alla casa editrice?
Semplice: la casa editrice ha un sito molto funzionale, nella home ha un link ben visibile “Come inviarci i vostri manoscritti”. L’autore clicca, va alla pagina, legge le istruzioni, semplicissime, e spedisce con un click. Non si è mosso dalla sua scrivania, non si è arrabbiato, non ha speso soldi: può dedicarsi a un altro lavoro.
Quando l’editore propone un contratto è felice della sua scoperta e cerca di fare sentire a proprio agio l’autore. Gli fa capire che ha scritto un buon testo (ci sono ancora delle cose da sistemare, certo, ma la sostanza è buona) e che è contento di pubblicarlo. Ragiona insieme all’autore sulle modifiche da fare: ha molto a cuore la scrittura e desidera che i libri della sua casa editrice siano curati. Dopo la pubblicazione gli propone presentazioni e lo segue in quelle organizzate dall’autore.
Vedo il vostro interesse, gli occhi vi brillano… vi metterei il link di questa casa editrice, ma non posso metterlo: l’editore non esiste e il mio racconto è quasi fantascienza, sto pensando di ambientarlo nel 2030…

Al momento abbiamo a disposizione siti internet molto belli, in cui non si trova un link preposto alla spedizione di inediti e, quando si trova, le spiegazioni per inviare il testo sono assurde, sempre diverse, macchinose. Il testo si deve spedire solo (maiuscolo) in cartaceo e comporta una spesa che moltiplicata per una decina di case editrici diventa un mezzo stipendio che a volte non si ha.
Certo, nel 2011 mica l’abbiamo ancora inventato l’eReader…

*altri post su come spedire un manoscritto, sul lavoro dello scrittore, sui rapporti con gli editori sono qui, qui, qui e qui

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6 pensieri su “Una [nuova] casa editrice

  1. Pensa che alcune case editrici (forse una, ma esiste perché io ho desistito dall’invio) pretendono che sia stampato con non più di 2000 caratteri a pagina e non in formato A5, ma con non più di 2000 caratteri a pagina… Come se ci fosse qualcuno che da un foglio stampato possa capire quanti sono 2000 caratteri 😀 . Oppure c’è chi lo vuole solo fronte e se poi si uniscono solo il fronte e i 2000 caratteri a pagina è la fine. Il testo quadruplica la dimensione 🙂 .
    Sono in accordo con l’invio solo elettronico visto il poco tempo che un editore vuole dedicare a un testo, con giusta e non giusta ragione, ma tanto si sa che leggono le prime 20 pagine e si fanno un’idea 🙂 .

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  2. Ci sono diversi modi di sondare le valutazioni, presunte o reali, delle innumerevoli case editrici esistenti. Alcuni, per esempio, hanno inviato testi di grandi autori e si son visti rispondere con valutazioni di rifiuto più o meno prestampate che suscitano umorismo e/o compassione.
    Pensavo a un altro artificio, forse estremo: inviare un manoscritto – definendolo, a seconda dell’estro, romanzo o raccolta di racconti – con un numero sufficiente di pagine, almeno un centinaio, e un titolo del tipo “Le pagine nude” o qualcosa del genere – il testo dovrà essere composto esclusivamente (tranne la pagina con il titolo…) di pagine totalmente vuote, bianche, senza una sola sillaba e nemmeno una lettera – e attendere con fiducia e pazienza la risposta di valutazione…

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  3. Spero anch’io che questo non accada nel 2030…. Giulio Mozzi, già ora accetta invii via mail, perché – lo dice lui sul suo blog – si è dotato di una “macchinetta” per leggere libri in formato digitale: da quando ha comunicato la sua disponibilità, i libri che gli arrivano sono triplicati. Perché questo sembra “male”?
    In ogni caso, ultimamente ho pensato, in alcuni momenti anche abbastanza seriamente, di aprire una casa editrice con queste caratteristiche. Dal punto di vista editoriale, pubblicherei romanzi “veri”, senza preoccuparmi se sono allineati con quello che si pensa essere il gusto dei lettori. Andrei a cercare gli autori in rete, o tra quelli che hanno pubblicato un libro con una piccola casa editrice, e cercherei di spronarli a scrivere ancora, a mettersi alla prova, a osare. Penso a quello che succede nel mondo del calcio – un ambiente che non c’entra nulla con la scrittura, ma dove, come nell’editoria, si è sempre alla ricerca di nuovi talenti: lì c’è gente che bazzica per i campi di periferia… Sogno?

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  4. Paolo dal momento che uno mette un’email sul suo blog e dice mandatemi i vostri testi che li valuto è ovvio che ti affossi con le ricezioni 🙂 . L’ideale sarebbe aprire e chiudere questo canale a periodi. Mi spiego meglio. Se io fossi editore, o uno che valuta, prenderei i testi per l’email. So quale problema è l’invio cartaceo (poste, rispetto per l’ambiente, ecc…) anche se c’è inquinamento con il traffico internet, però insomma, tra i due meglio l’email… Però così facendo mi arriva molta più roba e in meno tempo. Allora il primo anno accetterei tutti i file dando delle specifiche precise e non troppo articolate o pretenziose, ma giusto per dare chiarezza a chi spedisce il file. Poi giunti in redazione un certo numero di file. Diciamo 300 chiuderei la selezione per prendermi il tempo giusto per valutare 300 file… dico 300 per dare un numero, magari mi fermerei a 100, non lo so. Terminato il lavoro sui 100 o 300 file riaprirei la selezione, ecc… Perché è ovvio che se ti sommergono di lavoro due sono le cose:
    1. o ti metti a dare una rapissima occhiata al testo, magari superficiale;
    2. o i tempi si allungano all’infinito sulle valutazioni e a quel punto capisco perché non vuoi mandare a dire “ci spiace ma il suo testo non ci interessa” oppure addirittura “se focalizza meglio su questa cosa può rimandarci il testo entro 2 mesi”

    Anche io ho spesso pensato (negli ultimi 2 anni) di aprire una casa editrice, ma con il problema che già ne sono tante e che in Italia si legge poco, in cosa potrei essere diverso? In che modo potrei essere una valida casa editrice? Sarei davvero in grado di selezionare buoni testi? Ho conoscenze tali per cui potrei organizzare e non abbandonare a sé un autore con presentazioni e promozione del libro?

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  5. Coi mezzi che ci sono oggi almeno replicare qualcosa dovrebbe essere il minimo sindacale. Per come la vedo io: non è necessario leggere un intero romanzo per capire se l’opera contiene qualche pregio. Il 95% delle opere di esordienti è da mani nei capelli, e basta leggere la prima pagina per capirlo. Perché ci sono errori (non refusi, proprio errori di chi non conosce nemmeno le basi), il periodo è lambiccato, eccetera eccetera. Quindi una risposta del tipo: Abbiamo letto il suo romanzo e secondo noi lei deve fare pace con la grammatica prima di riprovarci, farebbe fuori quel 95%. Resterebbe il 5%: qualche dritta, un incoraggiamento, un ordine (“Lei deve leggere Tolstoj, poi Cormac McCarthy, tra un anno esatto mi rimandi l’opera, se lo farà prima la cestinerò senza pietà”). Le case editrici o diventeranno botteghe, oppure… Boh!

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  6. Giovanni, Paolo, Marco: vi vedo pronti. Magari fondiamo davvero una casa editrice.
    Ci dobbiamo assicurare, però, che non ci scriva Gaetano. Noto in lui una certa propensione allo sberleffo 😉
    Sarebbe divertente. So che mi piacerebbe ma fingerò di no e non farò nulla.
    Fatela voi così vi posso mandare i miei testi.

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