La morte al tempo di Facebook

La morte ha il fascino della paura perché contiene in sé il mistero e la vita. È una cosa inesplicabile che ci attira e ci ripugna nello stesso tempo.
Vorremmo fuggirla ma ci troviamo immersi nelle sue spire.
Quando una persona muore ne cerchiamo le tracce ovunque: magari ci ha lasciato qualche biglietto d’auguri, un disegno sulla rubrica del telefono, un profumo di cui ormai rimangono poche gocce sul fondo e tre foto di una gita sul lago.
Ora le cose sono più semplici: si possono cercare in rete le notizie, trovare foto e perfino un video che nessuno aveva mai visto.
E poi c’è Facebook.
Non è una novità creare una pagina su Facebook per ricordare un personaggio famoso, una persona conosciuta tramite la cronaca e morta in circostanze tragiche. Con Facebook tutti rimangono in vita, in un circo fotografico che spesso ospita anche le parole di chi non c’è più.
Un modo di fingere che le cose non accadano, un modo per tenerci legati a chi ci manca.
Facebook diventa così “La grande illusione”.
Ma, se per un personaggio ‘famoso’ o di cronaca nera, la faccenda è solo esternazione di gossip, se è solo un rimestare nel fango e nutrire la bestia simbolo di questo decennio, le cose cambiano quando la persona la conoscevi davvero.
Tornare e tornare sul suo profilo, cercare foto che non avevi visto, leggere i suoi commenti, diventa un rimestare nel dolore, una strada da cui sarà difficile fuggire.
La morte ha un grande fascino ma non deve diventare un simbolo.
Spero che nel 2030 [correggo in 2040: ho fatto male i conti] Facebook sarà ormai uno strumento obsoleto e nessuno possa attingere al mio profilo, anche perché nel frattempo l’avrò di certo cancellato.

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9 pensieri su “La morte al tempo di Facebook

  1. io ho frugato i cassetti di mio padre fino allo sfinimento.
    ho portato una sua maglietta di filo di scozia credo fino a non più di 2 o tre anni fa. e mi sono dovuta rassegnare a gettarla quando ormai era così lisa da essere trasparente. ho i suoi quaderni, dove scopro la sua calligrafia così simile alla mia…
    la rete non ha odore, e se fa male in certi momenti (tipo quando cerchi commenti che lei ha lasciato a lui allora vuol dire che…e ti stordisci di pippe mentali) è atroce in momenti di Vero Dolore come questo e combatti tra la voglia di chiudere già per non vedere e non chiudere per permetterti di vedere ancora un po’…
    non so che suggerirti. mi viene solo voglia di venire ad abbracciarti al più presto.

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  2. La morte… pronuncio e scrivo queste parole. Il vuoto, credo sia soprattutto il vuoto e l’incompiuto ad amplificare questa paura, e lo affermo dato che nel mio caso (e credo per la maggior parte delle persone) non è la mia morte a farmi paura, ma quella altrui.
    Ho scritto una sciocchezza, volevo solo dirti che ci sono.
    Un abbraccio, clelia

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  3. Credo che ci si stia già muovendo al riguardo. Il dubbio di far cessare una identità digitale quando avviene la morte fisica del proprietario di questa identità. Ho letto qualcosa in passato, saranno trascorsi mesi, ormai. Se non ricordo male è in lavorazione una legge che preveda, su volere dell’interessato, l’eventuale cancellazione dei contenuti.
    Ricordiamoci che strumenti come Facebook e gli altri social, sfruttano le nostre informazioni personali per ottenere guadagni. Se mentre siamo in vita noi otteniamo servizi in cambio, dopo la morte, ha senso che loro possano continuare a usare queste informazioni? E se venissero usate in modo spregiudicato, chi ci potrebbe difendere (metti che venga usata una nostra foto per la pubblicità di un qualsiasi prodotto…)

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  4. in effetti non ci avevo mai pensato, ma non sono iscritto a Facebook (caso raro per chi gira in rete come me) e quindi vado tranquillo. A quell’epoca anche il mio blog non ci sarà più.

    Ma nelle foto, quelle di carta e nelle lettere, quelle di carta, amo rimestare ogni tanto, ma non sempre riesco a sintonizzarmi come vorrei. Ma con il pensiero, sempre, ed è forse l’unica cosa che conta.

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  5. Facebook è forse un cassetto più grande dove rovistare. Ma anch’esso sarà dimenticato, e non servirà a curare o offendere la morte.

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