Sommario racconti

La casa della vedova
Il ghepardo e la mela
Libera
Vuoto a perdere
Due perfetti sconosciuti
Il volo
La bocca e il tempo
Una vita felice
L’emotività dell’imperfezione
Alain
Solo paura
La scelta
Ciapa la galeina!
Diseredati
Il pranzo di Pasqua
Le anime
L’inquietudine e l’inchino
Torneremo a ballare

24 pensieri su “Sommario racconti

  1. Ragazzi (mi sento molto Crozza che imita Bersani), ora avete i link ai racconti, i nomi degli autori. Potete rileggere i racconti, ipotizzare il ‘colpevole’, ma anche svelare il vostro nome e dire qualcosa sulla vostra opera.

    Io sono appena rientrata da Napoli, dove è andato tutto molto bene e dove ho mangiato un’ottima pizza, un cornetto ripieno di crema davanti alla spiaggia di Cetara godendo di un sole magnifico e di un mare brillante, ho assaggiato gli spaghetti con la colatura di alici (una meraviglia di cui non conoscevo l’esistenza). Sono stata in compagnia di amici e ho rinforzato il mio desiderio di napoletanità.
    Commentate ragassi 😉

  2. Ti sento felice. Fa bene.Va bene! :-)))
    Penso che, chi mi conosce un po’, sapeva già che “Ciapa la galeina” era roba mia.In linea con il mio pensiero, il gusto per altri tempi e un po’ d’ironia.Ora posso rispondere a chi aveva detto: mi sarebbe piaciuto di più se si fossero salutati e null’altro, senza andare a mangiarsi il gelato mano nella mano…:-), be’ quand’ero ragazza non era così tassativo fare sesso, se giovanissimi. Capitava che ci si fermava …prima e il ragazzo, anche se con il muso un po’ lungo, ti portasse al cinema lo stesso. In fondo l’inesperienza femminile era una garanzia d’ingenuità, trasparenza, semplicità.Rassicurante quanto adesso è la disinvoltura. Si rimandava. Non era un gran problema. Tutto accade comunque, intanto. Non c’era e non c’è fretta.

  3. l’incipit n. 2 m ha colpito subito.
    e da buon bastian contrario, (un po’ ruvido) che sono sempre, mi piaceva l idea che dall alto si pensasse a salire ancora più su, e non a volare giù.
    così tra i cassetti della memoria è uscito Alain, e questa sua geniale pazzia di arrampicarsi scalando tutti i grattacieli più alti del mondo. leggendo dei suoi incidenti è scattata l ispirazione: nonostante la sua invalidità del 66% riesce a portare a termine queste imprese.
    è per me stato divertente, terapeutico e importante, riuscire a tirare fuori quella che è la mia situazione di adesso attraverso le sue parole.
    passare dalla sedia a rotelle, alle stampelle e ritrovarsi a camminare di nuovo quasi normalmente, sputando davvero lacrime e sangue, mentre leggevo e scrivevo di lui mi ha fatto superare quei momenti in cui mi veniva da dire “fanzip, mollo tutto e così sia”.
    certo.. non mi metterò a scalare il Pirelli, però… ho una voglia pazzesca di farmi una passeggiata per sentieri di montagna. E ce la farò! eccome se ce la farò!

  4. il mio è “diseredati”. Non posso che ringraziare chi ha commentato con parole più che generose e anche chi ha benevolmente criticato. Per quanto riguarda la lieve retorica, Marco posso solo dire che forse l’ho addirittura cercata perché il tema mi sta veramente a cuore ( non è una scusa) e che la scrittura risulta forse troppo ingessata anche perché ho dovuto limare moltissimo per stare dentro le battute richieste (neppure questa è una scusa).
    Per chi come me scrive soprattutto per diletto devo dire che queste esperienze sono davvero piacevoli perciò non posso che ringraziare chi mi ha invitato e chi mi ha letto. Un Saluto particolare a Carlo S. che ritrovo dopo molto tempo

  5. Ciao Stefano, ricambio con piacere il tuo particolare saluto.
    Sono contento di avere apprezzato il tuo racconto, uno dai miei preferiti in assoluto, pur non sapendo che era tuo. Potevo immaginarne la paternità dalla particolare sensibilità, che ti è connaturata, da artista a tutto tondo quale sei.
    Io ne ho scritti due, ma siccome sono in partenza (una settimana di ferie lontano da tutto, compreso internet) e non potrei commentare eventuali commenti, non dico ancora quali. Fornisco solo l’indizio che uno dei due era stato largamente attribuito a una mano femminile, e che un altro che mi era stato generosamente attribuito da molti (ed era molto bello) non era mio (e l’avevo anche già detto nel relativo post).
    Ci risentiamo la settimana successiva, quando forse l’arcano sarà stato ormai definitivamente sciolto… (forse).
    Saluti a tutti.

  6. Ne ho scritti due: Il ghepardo e la mela e Torneremo a ballare.
    Nel ghepardo e la mela mi si dice che corre troppo, avete ragione , ma l’ho proprio visto come una corsa. I due verbi dell’incipit “mi sputò” e mi risucchiò” mi hanno lanciato in questa corsa e nei brevi momenti in ufficio in attesa del direttore ho visto passarmi davanti un momento della mia vita, una gara atletica dove ci fu una mela , una caduta e la stessa persona che mi sbucciò la mela anni più tardi mi fece assumere nella ditta di suo padre (però a differenza del racconto nella realtà fu una ragazza).
    Non posso dare torto a Carloesse quando dice che la morte in fabbrica del padre poteva essere evitata per un racconto dove si diceva già molto, io comunque non la toglierei.
    Ho accettato volentieri tutti i commenti che come sempre servono a migliorare vorrei chiedere a Rossana e a Ossidiana perché quel “finto”.
    Ringrazio Lucetta Frisa che mi ha dato il permesso di postare la frase che mi ha ispirato il racconto.

  7. Torneremo a ballare: ha detto giusto Rossana questo racconto fa parte di un romanzo del quale ho solo scritto un racconto anche in coppia con Cristina Bove per i racconti a 4 mani di Remo Bassini la scorsa estate e recentemente pubblicato (24 e 25 aprile) sui blogs di Francesco Marotta , Neobar, Daniele Barbieri nonché sul mio.
    La frase dell’incipit di Morena “Voglio entrare nella tua anima” ha stimolato in me il desiderio di scrivere questo racconto-ricordo per riannodare i fili dell’esistenza di due persone che mi sono state molto a cuore.
    Un g r a z i e lungo una pagina a Morena che mi ha accolto in questa bella rassegna di racconti dove ho incontrato persone conosciute e nuove e le loro belle storie.
    Il falconiere è Marchetti Fausto.

  8. Siete stati tutti molto bravi.
    I racconti sono belli e spaziano tra gli argomenti/sentimenti della vita.
    Un breve riassunto sui racconti di cui avrei potuto indovinare la mano:
    – il racconto di Stefano perché si intuiva il suo pensiero e il suo desiderio di giustizia e civiltà.
    – il racconto di Sonia perché so com’è stata male nell’ultimo periodo e ho letto nelle parole il dolore fisico e il timore di non ritornare a fare le stesse cose di prima.
    – la ‘galeina’ di Rossana perché solo lei può scrivere storie simili, ed è un complimento
    – il racconto di Cristina perché ho letto lei nelle parole (ma non vado oltre perché non mi pare abbia detto qual è)
    – il racconto di Carlo (Bramanti) perché solo a lui verrebbe in mente di mettere una videocamera al collo della gatta e solo lui ha immagini poetiche simili (Carlo è di sicuro un poeta)

  9. ah, sì. e poi ho riconosciuto il Falconiere nel racconto del ghepardo e della mela ma forse solo in virtù di quel nome che ha messo nel testo e che ricorda il suo 😉
    e lo riconoscerei anche nell’altro racconto perché c’è una coppia di persone non giovani e una è malata (cosa che mi ricorda l’altro racconto citato da lui ora nei commenti)

  10. ah! e riconoscerei a occhi chiusi Paolo Zardi (ma non dico qual è il racconto) perché lo stile è inconfondibile e il modo in cui ha raccontato porta la sua firma inequivocabile.
    naturalmente per chi conosce i suoi racconti, e io li conosco.

  11. Innanzitutto comincio scusandomi per la mia presenza saltuaria nel commentare i racconti, a causa di un sovraccarico di impegni di varia natura. Ho cercato, però, di leggere tutti i racconti e devo dire che la qualità della scrittura mi è sembrata di buon livello. Belle storie, scritte con garbo e passione. Sono contenta di essermi trovata in mezzo a tutti voi e di essermi sentita “costretta” a scrivere in un momento in cui c’è sempre qualcosa di più urgente che ha il sopravvento.
    Visto che stiamo svelando il mistero degli autori, vi informo che sono l’autrice di “Il volo”. Pessimismo intrinseco a me connaturato, che sto imparando ad allontanare a calci in culo appena fa capolino, cioé sempre.
    I commenti vostri, positivi fin troppo, hanno però avuto il merito di innalzare di qualche tacca il livello di autostima, attualmente in caduta libera, e di questo vi sono grata.
    Al falconiere Fausto devo porgere le mie scuse per l’aggettivo usato per il suo racconto perché troppo secco e lapidario, soprattutto per nulla argomentato. Devo dire che era stata un’impressione immediata, scaturita da una prima lettura, sulla quale avevo poco meditato. Avevo definito falso il racconto perché mi era parso che tutti gli avvenimenti quadrassero alla perfezione in un’atmosfera di buonismo forzato che la allontanava dal reale, generalmente più cinico, cattivo e poco gratificante (eccolo, il pessimismo dei miei stivali!). In verità, rileggendolo successivamente, questa impressione si è attenuata e ho apprezzato maggiomente la storia, per cui prego il falconiere di non volermene. 🙂
    Rimango in attesa di conoscere gli autori degli altri racconti e di capire se le mie divinazioni (mano femminile, mano maschile) erano azzeccate, confermando in tal modo la supposizione che esista una scrittura di genere riconoscibile.

  12. Avevo inserito i commenti che seguono negli spazi relativi ai due racconti da me scritti. Forse ho sbagliato posto, quindi riporto i commenti anche qui:
    *
    Sono l’autore del racconto “La bocca e il tempo”.

    A me piace spesso leggere ad alta voce quel che scrivo, provare cioè il piacere musicale delle parole. E mi piace anche il colore che evocano i segni grafici, vedere un brano letterario come un quadro. E se possibile, cosa ancora più difficile, sentire l’odore, il con-tatto (il trattino non è un refuso), il sapore che un flusso di parole scritte può richiamare. Un piacere multisensoriale dunque, che può avere una intima vicinanza con la visione e il sogno (se poi sia Chuang-Tzu a sognare di essere una farfalla o viceversa, è un’altra questione…)
    Questo potrebbe essere uno dei modi di lettura che ho scelto per il mio raccontino.
    Un altro modo (non necessariamente disgiunto dal precedente) potrebbe essere il seguente:
    una metafora visionaria sulla trascorsa emigrazione degli italiani e sull’attuale immigrazione qui in Italia.
    Un argomento che mi interessa molto e che sto seguendo – per quanto riguarda l’odierno flusso di migranti, le diverse disgraziate dicerie pubbliche e private e molte disgraziate politiche governative – con grande attenzione e coinvolgimento.
    Mio padre mi raccontava le storie d’un paesino della costa tirrenica calabrese cosentina. Quando qualcuno emigrava, soprattutto per le Americhe, all’inizio del Novecento, quella persona (una persona considerata “morta in vita” perchè spesso non tornava mai più in Italia o, se ritornava, ciò accadeva dopo diversi decenni) veniva accompagnata nella stanziocina ferroviaria da tutta la popolazione.
    Quando si sentiva il treno avvicinarsi, che attraversava una galleria e poi da lì sbucava, si innalzava dal gruppo degli accompagnatori un verso lugubre, una specie di straziante ululato:
    “U vuuupu, u vuuupu, veni u vupu mu su piglia!” “Il lupo, il lupo, viene il lupo a prenderlo!”
    Il mio raccontino, in questo senso, segue prima le vicende della trascorsa emigrazione italiana e poi quelle degli odierni migranti che cercano di raggiungere l’Italia.
    *
    Sono anche l’autore del racconto “L’inquietudine e l’inchino”.
    Ho cercato soprattutto la misura, consapevole del paradosso di trattare un argomento smisurato: l’erotismo. In tal senso il verso poetico è forse la misura più adeguata:

    Questa è la mano
    che talvolta toccava
    la tua chioma.

    (J. L. Borges)

  13. Vedo che stanno piovendo a cascata le confessioni degli autori ed allora ci ripenso e faccio outing anch’io. Ho scritto prima “Vuoto a perdere”, una sorta di aperto omaggio (nel mio piccolo) a W.G. Sebald, uno dei miei autori preferiti in assoluto, sia per il senso di vertigine che in qualche modo suggeriscono le cose da lui scritte (e che ho tentato a mio modo anch’io di ricreare), sia per l’uso delle immagini (che tanti grattacapi hanno dato a Morena!) a integrazione inscindibile dal testo.
    L’altro è Le Anime, scritto “per sfida”, per affrontare un tema che nessuno pareva voler affrontare. Anche qui Morena è intervenuta con qualche suggerimento correttivo del tutto opportuno fino a farmi cambiare un finale che poco convinceva anche me, e che in origine prevedeva la risposta di lei (e che molti di voi aspettavano). Nel cambio ho deciso di non farla parlare, ma solo pensare alla sua risposta, e a me è parso più incisivo così (su questo non tornerei mai indietro, vi piaccia o non vi piaccia).
    Un’altro suggerimento raccolto per strada (da Pani in questo caso) mi ha fatto eliminare una frase che rileggendo ho trovato stonata anche io. Leggerete la versione con questa ed altre piccolissime varianti (virgole più che altro) nella versione definitiva per l’e-book.
    Quanto agli altri racconti devo dire che li ho trovati mediamente molto molto belli.
    Quelli che ho preferito sono stati Il Pranzo di Pasqua (azzardo: è di Cristina ?), Diseredati (di Stefano), Ciapa la galeina (di Rossana), L’emotività dell’Imperfezione (non ho idea dell’autore o autrice, comunque forse è quello che ho trovato più originale), La casa della Vedova (di Marco); ma ne ho apprezzato anche altri (quelli di Gaetano, di Fausto, di Ossidiana, di Sonia, ..) che, ripeto, ho trovato di livello mediamente piuttosto alto. E anche di quelli che ho apprezzato meno ho trovato qualche qualità (la prima metà di Una vita Felice, come ho già detto, è veramente di ottima fattura) o spunto interessante.
    Ma soprattutto mi sono molto divertito, e mi dispiace di non poter partecipare ai commenti di questa settimana, proprio ora che stanno scendendo tutte le carte in tavola.
    Ma ci rivedremo in quella successiva.
    Ancora un saluto a tutti

  14. Beh, anche io ho commentato in coda al mio racconto. Forse però dovevo farlo qui, rimedio subito.
    Sono l’autore de “La casa della vedova”. Se qualcuno ha letto “Cronaca di una morte annunciata” di Garcia Marquez, ricorderà forse l’episodio del vedovo Xius. Ecco, mi sono ispirato a quello. Il finale ho cercato di renderlo sobrio e cattivo, spero di esserci riuscito.
    Approfitto per ringraziare pubblicamente Morena Fanti per lo spazio che ci/mi ha concesso: non è da tutti.

  15. Beh, io lo dico, ma tanto pare che sia una notizia già nota 🙂 . “Solo paura” è il mio e devo dire che a scrivere il racconto ci ho messo poco. L’ho letto, riletto, sistemato, Morena mi ha consigliato come dare un ulteriore incisività, poi mi sono detto “e ora come si fa?”. Perché il tema è forte e temo le reazioni di chi leggerà, ma in genere a meno di non essere stanco o distratto, nei miei racconti, anche brevi, ci metto tematiche sempre complesse ricevendo spesso pareri discordanti. Sono molti anni che scrivo per diletto e da un annetto ho concluso il primo romanzo serio e dopo 9 mesi di revisione ho iniziato a mandarlo in giro, per il momento non c’è stata ancora nessuna risposta. Sono sulla buona strada per finire il secondo, ma scrivere è sempre un gioco. Esporsi è la parte più difficile in assoluto. I pareri sono sempre discordanti. Però a volte leggo certi romanzi pubblicati, anche da grosse case editrici e mi dico “forse non ho capito nulla della scrittura… il mio è forse troppo… Ecco ora so perché nessuno mi pubblicherà 🙂 ” Ma va bene uguale, per quanto io voglia essere pubblicato, se davvero accadesse penso che resterei in parte traumatizzato 🙂 .

  16. Ciao a tutti, belli questi “svelamenti”! 😉

    Io ho scritto “Pranzo di Pasqua”, e ringrazio tutti per le belle parole. Il racconto nasce, in realtà, come costola di un altro che però non ho mai scritto, dove il fulcro della storia era il motivo per cui il marito della signora (che non era il personaggio centrale) non tornava a casa per pranzo, e il dettaglio del piede sotto il tavolo era decisivo.

    Il racconto l’ho scritto il 30 aprile, anche se ho iniziato a pensarlo il 28. Dopo averlo scritto, l’ho stampato e sono andato a trovare mia cugina a Mestre, dove mi sono fermato fino a sera. Avere una copia stampata sotto mano mi ha permesso di trovare diversi refusi, e cose che non suonavano bene; il non poter correggere gli errori al volo mi ha obbligato a ripensarci sopra ancora un po’. Ho fatto le modifiche intorno alle 23, quindi un’ora prima che scadesse il termine, ma ho inviato il racconto ad un indirizzo sbagliato (!). Per fortuna mi sono accorto in tempo dell’errore…

    Ringrazio Morena per avermi risvegliato da un torpore nel quale mi stavo inconsapevolmente infilando.
    E complimenti a tutti per l’alta qualità dei racconti – credo sia raro trovare tante buone idee come in questa raccolta che sta per nascere!
    Paolo

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