Ciapa la galeina! – incipit n.5

“Voglio entrare nella tua anima” disse lui pensando che avrebbe voluto entrare in quell’anima calda e umida che lei aveva in mezzo alle gambe.
Le mise una mano sulla schiena e la fece girare in un ballo languido in mezzo alla sala del circolo.
Il paese era tutto lì, la domenica pomeriggio.
Era la festa del patrono, del resto. C’era mercato, la fiera modesta ma orgogliosa dei prodotti locali. Striscioni addobbavano le strade, il ballo a palchetto pronto per la serata. Luci colorate, lampioncini cinesi, tavolini nuovi di pacca di resina verde. Nella ProLoco, la solita compagnia di anziani cucinava da ore. Tutto il paese attorno al polentone e soprattutto ai funghi, quella sera. La cantante, la bruna Lilly, era già arrivata, alloggiando nell’unico alberghetto e provava abiti fascianti e luccicanti, sola di fronte allo specchio, la sua orchestrina invece faceva sosta al bar.
Ghiotta occasione, per Alex e Martina. La casa libera, per entrambi.
Avevano scelto infine casa di Alex, tuttavia. Martina era arrossita all’idea di farlo nel lettone dei suoi genitori. Imbarazzata. Meglio a casa di lui. L’atmosfera inoltre era più distesa. La famiglia di Alex era sempre stata più moderna, “liberale”.
Soli, su quella pista, mentre fuori c’era il sole, alto, assaporavano già le gioie del talamo. In fondo, il sesso è un gioco, ma chi mette a nudo il corpo, scopre l’anima. Chi si predispone al piacere, offre allo sguardo altrui la propria intimità.
Ballavano senza musica, giocavano, aspettavano sera.
A sera, infatti, i rispettivi genitori sarebbero andati di tango e di mazurka, su quello stesso palco. Solo allora, sarebbero stati veramente soli, in casa, almeno per tre ore. Tutto il paese in festa, tra forchettate di polenta e bocconi di salsiccia e loro a rotolarsi sul materasso.
“Sì, Martina. Mi darai l’anima e di più. Sono stanco di baci e pomiciate. Stufo di petting più o meno protratto e audace, grazie a una birra in più. Noi faremo veramente sesso. E sesso vero, in ogni posizione. Non ci sono tabù. È soltanto piacere. Piacere di vivere”.
Lì, tra le sue gambe e non solo,c’era un mondo di sensazioni da esplorare. Sensazioni nuove.
Non che Alex avesse avuto molte esperienze. Era stato con Laura, la ragazza più facile della scuola, un paio di volte. Era stato fidanzato con Miriana, per sei mesi, di lui più grande di sei anni e ne aveva approfittato per imparare l’abc dell’orgasmo femminile. L’abc, non tutto l’alfabeto…tuttavia poteva bastare, un’ottima scuola era stata infine il porno. Guardando, s’impara. S’imparano preliminari e come andare al sodo. S’apprende che le variazioni sul tema possono essere molte e che le donne sono difficili da soddisfare e molto molto ricettive. Instancabili, in pratica. Comprese le giovanissime come Martina, una volta avviate le cose.
Il sole, tra un ghiacciolo, una coca, una rincorsa, due baci, era tramontato con il suo solito rossore d’abitudine. Tingendo cielo e fiume. Presto tutto il paese sarebbe stato in piazza e in ghingheri. Compresi quelli che, in paese, non c’erano mai o chi stava oramai in città da decenni. A San Rocco, tuttavia, eccoli. Tutti lì. Ad aprire le finestre della seconda casa, arieggiare, strappare erbacce dal giardino, ravviare l’orto, tirar fuori la fiandra bianca per la sala da pranzo. Il paese si riempiva di auto parcheggiate. Le luci si moltiplicavano dai vetri. Quella notte il paese avrebbe respirato più intensamente, nel sonno. Più coppie si sarebbero amate, magari aiutate dall’atmosfera festosa.
All’imbrunire la gente era già coi piatti di plastica in mano.
Era già stato premiato il cane dell’anno, per San Rocco. Il sindaco aveva messo la medaglia al collare di Ricu, il cane del custode dell’orto botanico. Quello cieco da un occhio e che correva come un pazzo, se gli gridavano: Ricuuu, ciapa la galeina!!!
E lui correva in tondo, sapendo di far ridere, probabilmente. Ora era, a quasi 12 anni, il cane Vip del paese.
Polenta.
Funghi.
Salsiccia.
Musica da balera.
E Alex e Martina nel letto.
Bruno, secco, muscoloso, lui. Più che la tartaruga, in bella mostra le costole scarne della giovinezza.
Rossa, chiara, lentigginosa, morbida, lei. Con i segni rubino di un’abbronzatura fasulla, ché non era tipo da diventar cioccolata. Tremula. Tanta. Bella.
Alex le si sdraiò addosso. Era comoda. Ci si giaceva come un neonato sulla mamma.
Si baciarono, i capelli si mescolarono. Quelli un po’ lunghi di lui, quelli lunghissimi di lei.
Era rigida, Martina.
Vergine.
“Non farmi male”, sussurrò.
Alex scostò di poco il viso da quello di lei.
“ Dicono che il dolore, fuso con il piacere, sia il massimo”. Lo disse con aria saputa e vissuta, in realtà aveva buttato lì la cosa. Lui non ricordava nulla di simile, del suo esordio. Aveva sentito bruciore per un bel po’, tacendone con tutti. Il sesso è la massima esperienza sensoriale, non si può fare, dopo, il piagnone. Lamentarsene. Ma quando mai? Il porno straripa di ragazzoni sempre pronti. Stalloni.
Si mise a baciarla per tutto il corpo. La esplorò tutta, ma non la sentiva sciolta, sotto alla lingua e alle mani.
“Che hai?”, le chiese.
Martina si sollevò, si mise a sedere, voltò il capo e lo abbassò sulla spalla sinistra.
“ Ma tu mi ami? Io ho promesso a me stessa e alla mamma che lo farò soltanto con amore e per amore”.
Sarebbe stato semplice risponderle di sì.
Sarebbe stato utile dirle “ti amo”, magari mordendole il lobo di un orecchio.
Invece si trovò a dire: “Non lo so”.
Un attimo dopo, erano cuscinate.
Dieci minuti dopo, rifacevano il letto.
Venti ancora oltre, erano in piazza a mangiare un gelato, nocciola e stracciatella, mano nella mano.
Giovani, belli e non ancor pronti.
L’orchestrina suonava “Il leone e la gallina”.

La gallina coccodé
spaventata in mezzo all’aia
fra le vigne e il cavolfiore mi sfuggiva gaia
penso a lei e guardo te
che già tremi perché sai
che fra i boschi o in mezzo ai fiori
presto mia sarai
Arrossisci finché vuoi corri fuggi se puoi
ma a non servirà ma a non servirà
C’era un cane un po’ barbone
che legato alla catena
mi ruggiva come un leone ma faceva pena
Penso a lui e guardo me
che minaccio chissà ché
mascherato da leone ma ho paura di te
Lucio Battisti

* Questo racconto, il tredicesimo della serie, partecipa in forma anonima al gioco letterario Più incipit per tutti. Per seguirli tutti clicca sul tag ‘più incipit per tutti’. A fine pubblicazione verrà creato – se qualcuno mi darà una mano – un pdf che riunirà tutti i racconti partecipanti; solo a quel punto verranno resi noti i nomi degli autori.
Questo commento ve lo troverete in coda a ogni racconto. Doverosa spiegazione per chi arrivasse a gioco iniziato.

Annunci

11 pensieri su “Ciapa la galeina! – incipit n.5

  1. Che bello! Allegra e colorata la prima parte, ben descritta la festa, insieme al paese e ai suoi abitanti, fino alla premiazione del cane. Dolce e molto realistica la seconda, con i due ragazzi non ancora pronti per il sesso. Molto piaciuto.

    Mi piace

  2. preciso che in questo racconto abbiamo ‘sforato’ il limite dei 6000 (chissà che multa) ma non ho chiesto modifiche perché c’è il testo della canzone ed è quello che ha aumentato i caratteri.

    racconto molto bello e gradevole: anche senza leggere il nome avrei potuto dire chi l’ha scritto

    Mi piace

  3. Mi è piaciuto tutto fino in fondo, da ragazzo ho ascoltato Battisti per ore e ore come penso un po’ tutta la mia generazione della quale immagino faccia parte anche la stessa autrice di questo racconto ( sarei sorpreso se non fosse una donna).
    La colonna sonora è quella giusta mi sarebbe piaciuto fosse inserita nel testo con il link appropriato.
    Una cosa non mi piace: il gelato nocciola stracciatella.
    Complimenti per questa storia genuina.

    Mi piace

  4. Sì, sapori genuini e un po’ d’altri tempi. Evocati con una bella sequenza di immagini, descritte con grande efficacia e in gran bello stile, con un tono leggero, direi carezzevole, a dispetto del tema.
    Un unico appunto nel finale, a mio parere troppo sottolineato. Avrei evitato il gelato mano nella mano e il troppo esplicito “belli, giovani, non ancor pronti”, forse superflui. La storia non ne aveva bisogno: ce lo diceva già.
    Ma è solo un pelo nell’uovo (di galeina).
    I miei complimentoni.

    Mi piace

  5. Anche secondo me il finale frega il racconto, ma nemmeno troppo. Si poteva evitare il gelato, io che sono cattivo li avrei visti bene allontanarsi, senza un saluto, uno sguardo Per il resto funziona a dovere.

    Mi piace

  6. Atmosfera di festa paesana e dei sensi dosata con la giusta misura. Racconto lieve, molto gradevole.
    Forse avrei accorciato un po’ la citazione del testo di Battisti.

    Mi piace

  7. E’ curioso come i racconti con questo incipit finiscano, tutti, per “rovesciarne” la portata erotica.
    Racconto scritto con cura, ben congegnato, con diversi dettagli particolarmente vividi – unico neo (forse) il dialogo tra i ragazzi: ho provato a pensare a come parlavo io 20-25 anni fa, in occasioni analoghe, e non mi sono ritrovato. Ma è possibile che sia quello fuori dal coro! 😉
    Per il finale, una volta tanto non sono d’accordo con Marco: mi piace, e riporta i due personaggi alla loro reale età.
    Giudizio finale: piaciuto! 🙂

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...