La scelta – incipit n.2

L’8 gennaio 2011 l’ascensore mi sputò all’ultimo piano del grattacielo Pirelli. La finestra in fondo all’atrio mi risucchiò come fosse l’oblò di un aereo. Lontano, molto lontano, c’era la città.
Non pensai neanche che avrei dovuto presentarmi in segreteria. A dire la verità, per la testa non mi passava nessun pensiero, nient’altro che l’attrazione per il vuoto, per quella vetrata.
La luce accecante dall’esterno si rifletteva sulle pareti circostanti, ne seguiva le curvature architettoniche quasi ne fosse ulteriore arredo.
Perfino con la coda dell’occhio percepivo i percorsi ondulati delle pareti.
Di fronte a me i riquadri formavano una sorta di enorme reticolo luminoso che catturava il mio sguardo.
Mi avvicinai, senza sfiorare la superficie lucida che pure avrei voluto toccare e rimasi in piedi, assorto, come sospeso in quella trasparenza.
Mi sentii chiamare. Mi girai.
Dietro di me c’era soltanto una coppia di anziani seduta sulle poltrone modernissime, bianche, lui leggeva il giornale, lei sfogliava una rivista.
Mentre li guardavo continuarono a leggere tranquilli.
Sto impazzendo, pensai. Allucinazioni auditive. Saranno gli strascichi della lunga malattia e della terapia antiblastica.
Negli ultimi mesi ero dimagrito parecchio, avevo il corpo prosciugato, le occhiaie perenni.
Nello specchio ormai mi guardavo soltanto il tempo necessario per radermi.
Mi vestivo senza badare troppo alla caduta degli abiti, prestavo attenzione solo all’abbinamento dei colori.
Già un’altra volta mi era accaduto, ero sul terrazzo della mia villetta di campagna, e avevo sentito una voce femminile scandire ripetutamente il mio nome. La voce mi era sembrata vicinissima, ma anche in quell’occasione, non c’era anima viva in giro.
Ebbi il ricordo fulmineo di un sogno fatto qualche tempo addietro: l’ambientazione era proprio questa, solo che le immense aperture non avevano vetri, e grandi uccelli bianchi entravano, svolazzavano dentro e poi di nuovo uscivano per riprendere il volo verso l’alto.
Ed ecco ancora il mio nome pronunciato in modo perentorio. Stavolta così da vicino che ne avvertii il respiro, ma accanto a me non c’era nessuno.
“Puoi fare una richiesta” proferì la voce.
Ero incredulo, eppure la mia mente stava già formulando domande su domande.
“Non così, dovresti concentrarti, mi è consentito di rispondere a una sola”.
Mi immobilizzai, perplesso, una parte di me era propensa a credere e a continuare l’assurdo dialogo, l’altra si frapponeva con logica stringente e bloccava il mio tentativo di formularne una giusta.
“Chi sei?” mi venne da chiedere.
“Non ha importanza, chi sono o cosa sono, ma posso assicurarti che lo saprai presto”.
La mia mente vagliava mille ipotesi, che subito scartavo: amore, ricchezza, successo… Immaginavo la mia vita come l’avevo sempre sognata, senza preoccupazioni economiche, con una compagna bella, intelligente e innamorata, alla scoperta del mondo, viaggi, grandi alberghi, cene al lume di candela, notti appassionate.
Però, riflettei, non avrei potuto godere di nulla se fossi morto presto. E allora sarebbe stato il caso di chiedere la guarigione, certo, era la cosa più importante al momento. Anche la più urgente. Chissà se c’era tempo per pensarci.
“Pochissimo – scandì la voce – solo qualche minuto.”
Ebbi un sussulto, poi mi girai nuovamente verso la coppia dietro di me, vidi che mi osservavano, mano nella mano, sorridendo.
Fu come un incoraggiamento, pensai che sarebbe stato bello invecchiare con la donna amata al fianco, e quindi optavo per la guarigione. Ma, se poi fossi rimasto solo?
“Deciditi – nella voce c’era una nota d’impazienza – salute o amore”.
“Amore” risposi.
E fui risucchiato da un vortice che si aprì davanti a me, nel vuoto che si era fatto al posto della vetrata. Rimasi sospeso per un attimo, poi una corrente ascensionale mi portò oltre le nuvole, sempre più in alto.
Mi voltai giusto il tempo di vedere il pinnacolo del grattacielo e la città allontanarsi velocemente fino a diventare un puntolino indistinto sulla superficie azzurra della Terra.
Fui accolto in un abbraccio amorevole quale non avevo mai provato in vita mia. Mi scioglievo in qualcosa di lattiginoso, luminescente. E l’essere che mi stringeva a sé mi avvolgeva facendomi provare un’ebbrezza inenarrabile.
Volavo e non avvertivo che felicità.
“Adesso mi dirai chi sei, vero?”
“Sì.”

L’8 gennaio 2011, alle ore 10,30, all’ultimo piano del grattacielo Pirelli, un uomo si è accasciato all’improvviso davanti alla vetrata del salone. Causa del decesso: infarto del miocardio.
Così riportavano i maggiori quotidiani della città.

* Questo racconto, il dodicesimo della serie, partecipa in forma anonima al gioco letterario Più incipit per tutti. Per seguirli tutti clicca sul tag ‘più incipit per tutti’. A fine pubblicazione verrà creato – se qualcuno mi darà una mano – un pdf che riunirà tutti i racconti partecipanti; solo a quel punto verranno resi noti i nomi degli autori.
Questo commento ve lo troverete in coda a ogni racconto. Doverosa spiegazione per chi arrivasse a gioco iniziato.

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13 pensieri su “La scelta – incipit n.2

  1. Mi piace! Ha ben delineate tutte le caratteristiche del racconto: si legge tutto d’un fiato, con l’ansia di sapere di chi è quella voce e soprattutto qual è la scelta che il protagonista farà. Fino al sorprendente finale.

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  2. In entrambi i casi era pur sempre una questione di cuore. Forse per questo il genio della lampada di desideri ne esaudiva almeno tre.
    Comunque mi è piaciuto.

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  3. sì, all’inizio ero un po’ prevenuto ma sono stato smentito. Innanzitutto da questo angelo/genio della lampada: inflessibile, severo. Poi dal protagonista che si dibatte tra la salute e l’amore.
    Il racconto ci sta tutto nel suo spazio. Forse questa è la sfida più grande dei racconti di due o tre pagine. Il difficile non è tanto il tema o lo stile, che ad alcuni può piacere e ad altri meno. La parte difficile è proprio trovare il giusto equilibrio.

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  4. Racconto molto accorato, intimo, con sussulti e rapimenti di vivida bellezza. L’indicibile dolcezza dell’esistenza.
    Qualche minimo intoppo nella fluidità della scrittura in uno o due passaggi.
    Segnalo un refuso verso metà racconto (bisogna chiudere le virgolette) qui: di rispondere a una sola.

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  5. Un racconto di delicata beltà. Anche di questo avrei potuto indovinare l’autore.

    Ps. nessuno dei miei editor mi ha detto che nella frase che rimanda al gioco degli incipit mancava una t… e siccome l’ho copiato e incollato dal primo racconto manca in tutti. e me ne sono accorta ora, programmando il diciassettesimo… ma che editor siete? 😉

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