Solo paura – incipit n.5

“Voglio entrare nella tua anima” disse lui pensando che avrebbe voluto entrare in quell’anima calda e umida che lei aveva in mezzo alle gambe.
Le mise una mano sulla schiena e la fece girare in un ballo languido in mezzo alla sala del circolo.
Il paese era tutto lì, la domenica pomeriggio.
Lui doveva stare al gioco, desiderare anche ciò che non voleva per non essere messo in ridicolo, per non essere deriso, insultato e, nel caso peggiore, picchiato. Doveva stare con una ragazza, e lui, per certi versi, la desiderava.
“A diciott’anni devi darci dentro” gli avevano detto gli amici ridendo della sua verginità. “Devi farti Erika come tutti noi. Ora tocca a te. Sennò vuol dire che sei…”
“Che sono?” aveva chiesto lui spaventato.
“Lo sai che sei se non te la fai.”
Era perfettamente al corrente di cosa si diceva in paese dei ragazzi che non andavano con le ragazze. Lo sapeva benissimo. I pregiudizi scorrazzavano liberi come mosche rinchiuse in un barattolo e poi liberate.
Pensare a Erika e desiderarla doveva essere un dovere.
La strinse ancora più forte a sé. I seni di lei erano grossi. Il caldo dell’estate permetteva di sfiorarsi e di desiderarsi. Eppure Mino era timido. Tremendamente timido, ma non reggeva più il peso dell’incomprensione che regnava attorno a lui. Era costantemente soggetto al giudizio dei suoi amici, del paese, di se stesso.
Il suo carattere era molto chiuso, soprattutto quando prendeva le cose seriamente.
Erano otto mesi. Quasi otto mesi che gli scoppiava la testa. Che si nascondeva. Il giorno dopo sarebbe stato il suo compleanno e ancora non era successo nulla con Erika. Lui sapeva di piacere a lei e alle altre ragazze. Era magro, con un fisico ben messo, e tutte lo desideravano. Lo capiva da come lo guardavano.
“Allora? Quando mi baci? O ti aspetti che lo faccia io qua in pubblico?” disse Erika. “La gente guarda, mormora. Non voglio passare per una… ”
“Per una puttana?” chiese Mino.
“Ehi, non insultarmi!”
“Non ti voglio insultare, ma è quello che intendevi, no?”
Mino si sentì ancora di più sotto esame. I suoi amici gli avevano dato una scadenza: dopo avrebbero iniziato a infastidirlo. Doveva baciarla e capire se poteva riuscire a concludere con lei. Loro erano ai bordi della pista e lo sorvegliavano. Doveva assolutamente accadere nelle prossime ore, altrimenti la sua vita sarebbe stata rovinata per sempre.
“Voglio entrare nella tua anima” ripeté lui.
Eppure in qualsiasi modo sarebbe andata era rovinato. Erano otto mesi che soffriva in silenzio, che piangeva, che voleva essere invisibile. Era diventato lo scherno continuo dei suoi amici; tutti gli raccontavano i più intimi dettagli delle ragazze con cui erano stati. A lui non piaceva il loro modo di fare. Non era bello vantarsi includendo descrizioni minuziose al limite dell’indecenza.
Eppure non voglio essere diverso, non voglio stare male, pensava spesso guardandoli.
Spinse le labbra su di lei e la ragazza fece il resto. Non sapeva cosa stava provando, ma il suo cuore prese di botto ad accelerare e la sua testa si riempì di un vuoto pesante. Chiuse gli occhi e non sentì più la musica. Non era più nella sala, si era rifugiato da qualche parte del mondo.
Quando li riaprì sentì lo sghignazzare degli amici. Lorenzo, invece, lo fissava in silenzio, muto come sempre.
“Dai Erika, voglio entrare nella tua anima” le disse smettendo di farsi baciare e prendendola per mano.
Si allontanarono.
Sapeva che il fienile dietro casa di Lorenzo era libero e sicuro. Lontano da occhi indiscreti.
Mino era troppo teso, ma ci provò lo stesso. Era arrivato il momento di farla finita. Togliersi un peso, e forse gli sarebbe anche piaciuto.
“Mi vuoi davvero entrare nell’anima, Mino?” chiese Erika mentre si spogliava davanti a lui.
“Certo” quasi balbettò lui.
“Sei dolcissimo” disse lei. Iniziò a sbottonare uno per uno i bottoni della camicia bianca di lui. “E molto carino.”
Gli carezzò i capelli e il ragazzo si lasciò andare. Gli stava piacendo. Stava per arrivare il momento della verità.
Erika gli tirò giù i pantaloni e gli carezzò il sesso, poi si stesero tra la paglia e Mino iniziò a sfiorarle i seni con la punta delle dita. La ragazza gli toccò le natiche nude, poi fece risalire lentamente le dita sulla schiena di Mino, un tocco leggero, e lui iniziò a sollevare il bacino. Iniziò a entrare e uscire dall’anima calda e umida che lei aveva in mezzo alle gambe.
Era tesissimo, non voleva sbagliare. Erika lo avrebbe condotto al piacere come aveva fatto con tutti i suoi amici. Finalmente avrebbe perso la sua verginità.
“Non tremare, Mino” gli bisbigliò Erika.
Quando lei avvicinò le sue labbra all’orecchio destro di lui, e parlò, Mino si sentì percosso da un’ondata di piacere che si allargò lentamente in tutto il suo corpo. Ansimava a ritmo con lei, accelerando e rallentando, fino a che sentì uscire una parte di sé.
Ce l’ho fatta! pensò, poi ebbe paura e iniziò a piangere.

“Ecco, ora sei uomo” gli disse Lorenzo quando Erika fu andata via. Mino era ancora lì nudo sul fieno; quando vide entrare il suo migliore amico le lacrime ripresero a rigargli il viso.
“Lorenzo… ”
“Mino sono quasi otto mesi che ci frequentiamo di nascosto! Otto lunghi mesi!”
“Loré, ti voglio ancora bene… Ci sto bene con te… È stata solo paura.”
“Sto male anche io quando devo nascondere i miei sentimenti per te…”. La voce di Lorenzo era debole.
Mino non rispose, cercò di avvicinarsi per stringerlo forte a sé, per carezzarlo e baciarlo come facevano di nascosto ogni volta che si vedevano, ma Lorenzo si scansò nascondendo le lacrime. Giunto alla porta si voltò e aggiunse: “Ora sei libero. Non devi più temere di essere additato”.
Mino si odiò. Aveva forse perso la persona più importante della sua vita.

* Questo racconto, l’undicesimo della serie, partecipa in forma anonima al gioco letterario Più incipit per tutti. Per seguirli tutti clicca sul tag ‘più incipit per tutti’. A fine pubblicazione verrà creato – se qualcuno mi darà una mano – un pdf che riunirà tutti i racconti partecipanti; solo a quel punto verranno resi noti i nomi degli autori.
Questo commento ve lo troverete in coda a ogni racconto. Doverosa spiegazione per chi arrivasse a gioco iniziato.

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21 pensieri su “Solo paura – incipit n.5

  1. Ringrazio l’autore del racconto per la pazienza con cui mi ha seguita nelle tredici o quattordici mail che ci siamo scambiati.
    Un bel racconto con l’incipit n.5 come il profumo.

    E buon Primo Maggio a tutti. I lavoratori vanno (andrebbero) santificati e protetti.

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  2. Racconto interessante e scorrevole. Affronta temi di difficilissima trasposizione in forma scritta. In tal senso le trappole che si aprono sono molto numerose. In qualcuna di esse (se non l’autore/autrice non si chiama A. Nin, V. Woolf, J. Genet, C. Bukowski, A. Busi, ecc.) si cade inevitabilmente.

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  3. Correggo:
    se non l’autore/autrice non si chiama = se l’autore/autrice non si chiama
    *
    Buon Primo Maggio anche a te Morena! (ho qualche santo dubbio su un secondo evento fatto coincidere nella stessa giornata odierna…)

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  4. Il racconto funziona, abbastanza coinvolgente; trovo però improbabile che dalla mente del protagonista della storia così come è stato tratteggiato possa nascere un pensiero come quello iniziale dell’incipit :“Voglio entrare nella tua anima” disse lui pensando che avrebbe voluto entrare in quell’anima calda e umida che lei aveva in mezzo alle gambe.
    Per il resto mi pare che tutto scorra bene e mette in luce quanto sia ancora difficile, nonostante le ipocriti aperture, vivere liberamente la propria sessualità

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  5. Concordo con Stefano. Il racconto è ben scritto e si fa leggere bene. Tuttavia c’è qualcosa che non suona come “armonico”. Qualcosa che non convince del tutto.
    Il tema è difficile. Di suo. Non a caso l’incipit risulta il meno battuto. Come dice Getano “le trappole che si aprono sono numerose”, e inserirvi l’omosessualità e l’omofobia complica ulteriormente le cose. Forse trattarlo entro i limiti ristretti delle regole diventa ancora più difficile, ma chi scrive dovrebbe fare i conti con le regole prima di decidere che storia scrivere. Forse.
    Comunque complimenti all’autore/autrice per avere scelto di affrontarlo direttamente, prima di quelli che lo hanno fatto (forse per sfida, dopo il primo resoconto di Morena) come “seconda prova”.

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  6. A me è piaciuta molto la sensibilità con la quale l’autore/autrice (ma sono convinto sia un uomo) tratta lo stato d’animo del protagonista, un ragazzo come tanti noi al buon tempo delle prime storie d’amore. Anch’io concordo sul fatto che la frase “voglio entrare nella tua anima” sia stonata qui. Ricordo che per far colpo su una ragazza noi sfoderavamo il titolo di un libro che girava in quei tempi ” Saresti imbarazzata se ti dicessi che t’amo” di Joan Baez e quasi sempre era un successo (nel senso che il bacio era assicurato). Complimenti !

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  7. È evidente che un incipit come questo sia difficile da elaborare ma se leggendolo ci si immagina una storia è quella che bisogna scrivere.
    Se il racconto dovesse finire da un editore si dovrebbe rivedere l’incipit e adeguarlo al resto. Basterebbe una piccola aggiunta, un cambio di verbi e voilà!
    Però a me la storia piace molto e mi piace il coraggio, come ha scritto carloesse.
    Credo anche che l’autore, e qui concordo con Falconier (un racconto scritto da mano maschile: è vero che io lo so però si sente ed è un bene), abbia trattato il tema piuttosto bene.

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  8. @ giovanni
    Quelle in cui non cadono A. Nin, V. Woolf, J. Genet, C. Bukowski, A. Busi… E anche Zistlion A. Rilbeltey… (visini vari sorridenti e con occhiolino…)

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  9. Mi piace il fatto che tale incipit abbia portato a scrivere di omosessualità, un argomento non immediatamente associabile alla proposta.
    Anche un argomento da trattare con cautela per non scadere nell’ovvietà e negli stereotipi. Diciamo che in questo racconto si è camminato pericolosamente sul ciglio evitando però il rischio e il risultato è buono.

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  10. io trovo che avrebbe bisogno di una sfoltita, di qualche ridondanza in meno, soprattutto nella prima parte. Come dice Carloesse c’è qualcosa di poco armonico.

    Questa mi pare che suoni male:
    -“Lo sai che sei se non te la fai.”-

    Per il resto, parlare di sesso è sempre difficile e perfino i grandi scrittori ci fanno magre figure. Forse bisognerebbe trovare un linguaggio nuovo, che si stacchi dalle solite cose già viste o sentite.

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  11. Racconti come questo mi lasciano sempre un velo di malinconia addosso. Difficile vivere un amore omosessuale, anche nel terzo millennio. Il racconto è scorrevole, molto emozionante, soprattutto nell’ultima parte.

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  12. Scricchiola. Non è male, ma i dialoghi mi paiono troppo didascalici, persino ovvi. Quando poi vedo due punti esclamativi e prima, due avverbi vicini (tremendamente, costantemente), mi convinco che il meglio è rimasto fuori. Con una revisione più cattiva, più aspra, sarebbe un ottimo pezzo.

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  13. Esco da un tour de force come “giuria di qualità” in un concorso sulla guerra, e dopo aver letto decine di racconti abbastanza traballanti, trovo che questo sia, finalmente, un racconto scritto bene. Il colpo di scena poteva essere realizzato in modo diverso – in modo meno “meccanico”: la presenza di Lorenzo nel fienile è teatrale, e quindi forse non del tutto adatta ad un racconto; ma la storia tocca il cuore, e lo fa in modo delicato. Anche la scena dell’atto sessuale non cerca di sconvolgere: la sua “normalità” si accorda bene con il contenuto del racconto. Forse sulla prima parte si potrebbe togliere qualche “didascalismo” – e c’è qualcosa anni settanta, in quel gruppo di ragazzi: un qualcosa che nei diciottenni di adesso un po’ stonerebbe.
    Ma ripeto: commuove e tocca il cuore. Mi piace.

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    1. Beh, la collocazione temporale non c’è. È pur sempre un paesino rurale. E il tempo può essere benissimo collocato a quando si vuole immagino.
      Per la teatralità si rimedia. Basta dire che il fienile era proprio dietro casa di Lorenzo e che Lorenzo entrò nel fienile e non che era lì dentro anche perché non c’era per davvero lì dentro.
      Didascalismo nella prima parte? Son curioso, mi fai un esempio? Mi piace capire e avere un preciso parere di più persone su un testo: è importante.

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  14. “I pregiudizi scorrazzavano liberi come mosche rinchiuse in un barattolo e poi liberate”: questa immagine, per me, raddoppia il valore di questo racconto. Ed è vero ciò che diceva Einstein: “È più difficile disintegrare un pregiudizio che un atomo.” Ma è anche vero che l’Uomo è tale quando sa guardarsi dentro con ciò che egli è: i suoi pregi, i suoi difetti, le sue paure, le sue forze interiori o verso la vita, le sue fragilità. E noi non siamo nessuno per indicare strade al nostro prossimo, ma aiutare a percorrerle. Bravo, Giovanni. A mio parere è uno dei tuoi migliori racconti. Un abbraccio dall’Isola. Stefy

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  15. Giovanni, noto che sei tu l’autore del racconto, quindi cerco di rispondere con più precisione (spero) alla richiesta del tuo commento precedente.
    L’erotismo è di ardua scrittura, un genere quasi inenarrabile. Un po’ come scrivere sulla bellezza e sulla profondità del colore bianco. Un po’ come cercare di dire qualcosa sull’amore o sul significato della vita. Affrontare tali temi consapevolmente, in modo diretto e non allusivo, è da coraggiosi avventurieri (e penso sia il tuo caso) o da scriteriati temerari. Tra i rischi maggiori, le trappole di cui parlavo, mi vengono adesso in mente: il sociologismo, l’approccio didascalico o retorico, l’ideologismo, l’inverosimile, il luogo comune.
    Per quel che riguarda il tuo racconto, come scrivevo, mi è sembrato “interessante e scorrevole”, cioè mi è piaciuto. Naturalmente, il mio è un parere del tutto soggettivo – e non potrebbe essere altrimenti -, quindi opinabile, fluttuante, ecc.
    Abbracci e tanti auguri per la tua carriera letteraria!

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    1. Carriera letteraria? Non credo proprio 🙂 , ma grazie lo stesso. È richiesta una botta di fortuna molto esagerata per pubblicare, una pazienza infinita e una altrettanta revisione infinita sul testo che non penso di esserne idoneo. Mi piace scrivere a priori e il giudizio a volte mi manda in tilt anche perché in due anni di pubblicazioni varie fatte ne ho viste così tante che non mi sembra possibile e non mi sembra aver senso pubblicare alle condizioni odierne. Anche perché ovunque mi giri vedo pubblicazioni che non sono all’altezza a volte anche di grandi guppi editoriali. Definizioni di libri “fantastici” quando non suscitano alcunché se penso ad alcuni esordienti che ho letto. Devi lottare contro i mulini a venti: editori, lettori, non lettori, ecc… E scommetto che ne avrei ancora molte da vedere. 🙂 Quindi per il momento resto anonimo scrittore, poi se succederà di pubblicare o se vorrò io pubblicare si vedrà. Credo che finché resta un gioco uno si diverte, ma quando diventa un continuo compromesso tra frasi da sistemare, battute corte, lunghe, valutazioni a volte anche costose che non portano a migliorare… (parlo di alcune cose specifiche che mi sono capitate e che preferisco dimenticare e far finta che non siano mai successe, ma nel frattempo sono successe 🙂 ) È finita. Il discorso è lungo, articolato, complesso, è difficile sintetizzare due anni di alcune piccole soddisfazioni e di grosse delusioni, di aver scoperto cose che non pensavi potessero essere in un mondo dove si parla di scrittura, ma ti ringrazio per l’augurio. 🙂 Incrocio le dita. Speriamo. 🙂

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  16. a me è piaciuto, l’argomento è stato svolto con delicatezza e sobrietà.
    si poteva facilmente scadere, o nella volgarità o nel romanticismo, invece è stato condotto con abilità in un contesto credibile e letterariamente gradevole.

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