Libera – incipit n.3

Lucilla non aveva mai amato il mare e ora che non poteva vedere nient’altro dalle finestre di quella torre incredibile in cui era andata ad abitare, una specie di faro nel nord dell’Irlanda, l’odiava addirittura. Misha, la smorfiosa gatta nera, regalo di Stephen prima della sua partenza, la pensava esattamente come lei.
Stephen le aveva promesso che lì sarebbero stati felici in eterno, che l’avrebbe trattata come una principessa. E Lucilla, in effetti, ora si sentiva una principessa, ma prigioniera in una torre; una principessa da salvare, da lui e dalla sua gatta. Ogni giorno confidava alla sua amica del cuore, Marie, l’unica persona che veniva a farle visita in quella prigione dorata, la sua infelicità.
“Stephen è un uomo splendido. E’ bello, intelligente, canta ormai da cinque anni con grande successo, lavoro stupendo ma che lo porta sovente in giro per il mondo. Più che un uomo sembra un sogno. Ma non è il mio di sogno. Dopo il matrimonio mi sono accorta che siamo troppo diversi. Io ho bisogno di stimoli nuovi continuamente, non posso passare i miei giorni ad aspettarlo in questo faro che illumina solo lui. Però, sento che se ora lo lasciassi me ne pentirei, per questo non so cosa fare, Marie.”
Quest’ultima ascoltava annuendo. Quando Lucilla accennava un pianto, Marie in silenzio le prendeva la mano e la accarezzava, portandosela al cuore.
Un giorno Misha vide la mano di Lucilla insinuarsi con voluttà tra le gambe di Marie. Vide le amiche carezzarsi a lungo e fare all’amore in un pomeriggio di mare in tempesta. L’acqua schizzava con violenza su una delle finestre ovali della torre, gli scrosci scandivano osceni i sospiri delle due donne.
Lucilla e Marie, a un certo punto, si abbracciarono sfinite.
Poi un bip di cellulare spezzò il loro idillio.
“E’ Stephen… Sta per tornare, devi andare Marie!”
Marie si vestì con calma e, voltandosi verso l’amica, esibì un ghigno trionfante.
“Ho messo una telecamera sul collare di Misha, ha filmato tutto. Darò subito la cassetta a tuo marito. Tu non meriti di essere una principessa. Mia sorella lo merita. Lei è innamorata di Stephen da due anni e tu gliel’hai portato via solo per il gusto di farlo”.
“Non puoi… sei… sei mia amica…” la implorò Lucilla.
Misha era rimasta per tutto il tempo seduta davanti a loro, ai piedi del letto.
A Lucilla, disperata, sembrò di cogliere sotto le vibrisse un accenno di sorriso.

Marie rimase da sola. Aveva meditato a lungo quella vendetta, ma l’istante che tante volte aveva sognato di assaporare non era così dolce come aveva creduto. L’unica cosa che sentiva era un grande rimorso per aver ferito una persona che si fidava di lei ciecamente, e perché in fondo tutto era partito proprio dalle sue labbra. Era lei, infatti, che aveva presentato Stephen a Lucilla. Ricordava quel giorno come se fossero passate solo poche ore.
Una festa di compleanno di un amico di Letizia, sua sorella. Un’infinità di palloncini colorati e di sorrisi di falsi amici. Stephen e Letizia, a braccetto, si erano presentati al tavolo di Lucilla e Marie, che stavano gareggiando a chi buttava giù più drink. Marie aveva insistito affinché passassero il resto della serata con loro.
“Ti presento l’uomo più figo del pianeta!” aveva urlato mezzo ubriaca all’amica.
Stephen e Letizia, fidanzati fino a quella fottutissima festa… Tra Lucilla e Stephen era subito scoccata la scintilla e in meno di un mese lui aveva deciso di lasciare Letizia.
Marie aveva cercato di confortare sua sorella, ma non c’era riuscita; lei era caduta in una profonda depressione, in un pozzo senza fondo dal quale era quasi impossibile uscire.
Che sapore ha la vendetta? questo si era chiesta per tanto tempo. Ora lo sapeva.
Tolse la telecamera dal collare di Misha che già dormiva tranquilla sotto il tavolo della cucina. Aveva smesso di piovere. Tutto sembrava avvolto da un silenzio surreale. Marie estrasse la mini cassetta dalla telecamera, la buttò a terra e la calpestò con rabbia, piangendo. Il nastro fuoriuscito rifletté per un attimo la fioca luce della finestra. Non rimaneva che fuggire da quel luogo e da ciò che aveva fatto. Aveva perso la sorella e adesso anche la migliore amica. Quando bussò Stephen, ad aspettarlo trovò solo Misha, contenta d’averlo di nuovo tutto per lei.

Lucilla non aspettò l’arrivo di Stephen.
Dopo aver preparato la valigia in tutta fretta, respirò a pieni polmoni l’odore del mare e si accorse che non lo odiava più.
“Forse, in certi casi, il destino s’impietosisce e fa ciò che noi non abbiamo il coraggio di fare”, pensò avvolta in uno scialle rosa con la valigia in mano.
Scendendo l’ultimo scalino della torre illuminato dal tramonto, udì l’urlo di un gabbiano e si sentì libera come non le accadeva da anni.

 

* Questo racconto, il terzo della serie, partecipa in forma anonima al gioco letterario Più incipit per tutti. Per seguirli tutti clicca sul tag ‘più incipit per tutti’. A fine pubblicazione verrà creato – se qualcuno mi darà una mano – un pdf che riunirà tutti i racconti partecipanti; solo a quel punto verranno resi noti i nomi degli autori.
Questo commento ve lo troverete in coda a ogni racconto. Doverosa spiegazione per chi arrivasse a gioco iniziato.

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15 pensieri su “Libera – incipit n.3

  1. Un bel racconto, unico problema non sopporto i gatti e quindi ho iniziato a leggere prevenuto convinto che il ruolo di Misha sarebbe stato abbastanza determinante.
    Fossi stato Lucilla un tuffo dalla torre l’avrei fatto fare all’amica Marie.
    Complimenti all’autore -autrice.

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  2. Mi lascia perplesso l’uso del gatto come operatore di ripresa. Se devo ricattare qualcuno, mi affido a un sistema più sicuro, di un felino che per natura, tende a essere indipendente.
    La scrittura potrebbe essere più disinvolta: “voluttà”, “idillio”, “una principessa, ma prigioniera in una torre; una principessa da salvare”.
    Ci sono alcuni aggettivi che non mi convincono: “falsi”, “osceni”. Secondo me, o nella revisione sono rimasti a causa di una distrazione, oppure rappresentano un giudizio dell’autore/autrice. Forse sono pignolo: ma stonano. È come se chi scrive, sia balzato fuori per un attimo e abbia voluto dirci qualcosa.

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    1. Marco, leggendo i tuoi commenti ai racconti, mi rendo conto di pensarla spesso come te. Ad esempio, anche a me non sono piaciuti né la frase “una principessa…”, né l’aggettivo “osceni” riferito agli scrosci invece che ai sospiri (anche se in generale, questa tecnica di “spostamento” mi piace).
      Più in generale, la storia non è male (la trama è ben strutturata, con i suoi quattro colpi di scena (due maggiori e due minori)), ma la trovo, nel complesso, un po’ ingenua – sia dal punto di vista “pratico” (la telecamera sul collare del gatto è un’idea difficilmente praticabile, e un po’ troppo cinematografica), sia dal punto di vista delle dinamiche tra i personaggi (che mi hanno ricordato quelle di certe storie ottocentesche, poi riprese da alcune serie di cartoni animati giapponesi dei tardi anni settanta).

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  3. mi sono incartata tra i nomi e sono dovuta tornare indietro… ma questo solo perché sto io rintronata…
    lasciatemelo dire, “zeus benedica il lieto fine” perché qui di lieto fine si tratta! oh là! non tutto il male vien per nuocere, e finalmente ecco la molla che sta benedetta Principessa aspettava!
    mi fa pensare che se uno non viene licenziato alle volte muore in un lavoro che odia.
    m è piaciuto!
    davvero.
    un solo appunto! io amo i gatti ma che la micia in questione faccia un ottima, precisa ripresa con un collare è un po’ preso per i baffi… ma, se vogliamo è solo un modo di “fare le pulci” al racconto (alla gatta no.. troppo aristocratica per averle!).
    complimenti per come è stato scritto e per l originalità!

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  4. Passioni, vendette, tradimenti-lesbo, improbabili pornoriprese affidate a felini cameramen all’ombra del faro marinaro… Mah! Tuttociò mi lascia un po’ freddino.

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  5. un racconto con troppa carne al fuoco che avrebbe avuto bisogno di molto più spazio…succede tutto troppo in fretta…
    falconiere io ero un uomo-cane perché non conoscevo i gatti…sono meravigliosamente incredibili e molto scaltri: nel racconto è il vero vincitore

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  6. non mi convince Marie che cerca di vendicare la sorella, sarà perché io conosco troppe donne che sono in perenne conflitto con le sorelle. Ed è per questo che a mio parere rimane delusa quando dice:
    “Che sapore ha la vendetta? questo si era chiesta per tanto tempo. Ora lo sapeva.”
    Più che vendetta la sua è stata autodistruzione.

    Come dice Stefano, tutto succede troppo in fretta e quasi quasi non avrei inserito le sei righe finali. Ma quello che proprio non mi piace è questo:
    “Ti presento l’uomo più figo del pianeta!”
    Anche se era ubriaca, non so… faccio ancora fatica a leggere e ritenere probabili questi dialoghi.

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  7. Secondo me è un racconto troppo raccontato con troppi fatti che soffocano in così poco spazio. Anche io mi sono perso coi nomi e con la storia. Anche la telecamera al collare del gatto… Sa troppo di Alias 🙂 . Purtroppo non lascia nulla. Il problema è quello che si voleva dire. Nel senso dello spazio. Non riesci a sistemare tutto entro 6000 battute 😦 .

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  8. per me la narrazione è buona.
    non mi convince la storia, ma credo che sia perché non amo troppo il genere.
    l’ntreccio meriterebbe anche secondo me un ampliamento del racconto.
    mentre leggevo ho pensato che fosse di matrice femminile.
    cb

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