La casa della vedova – incipit n.4

La signora Bastiani sistemò il centrino di pizzo appena stirato sul tavolino del salotto. Ci mise sopra un piattino di cristallo brillante di detersivo e panno morbido, a forma di rosa, e un portafoto d’argento lucido più dello specchio che aveva in anticamera. Ammirò l’angolo di libreria che aveva sistemato poco prima, i libri dal dorso scuro inciso in lettere dorate ai piani importanti, ad altezza degli occhi, e le edizioni meno pregiate in basso. Si allontanò per vedere l’effetto e si inorgoglì: aveva davvero una bella casa.
A maggio, anche se le gambe dolevano, non poteva restare chiusa tra quelle mura; c’era una luce fuori che fletteva i muscoli, pareti e infissi sembravano piegarsi sotto il vigore del sole. Camminava fino alla panchina, al di là della strada provinciale; vedova, i figli lontani, ma non era la distanza fisica a renderla pallida. Sedeva a una trentina di metri dalla sua casa: l’alto cancello di ferro massiccio che la circondava fermava lo sguardo frettoloso di chi passava e lo liquidava trovandolo “brutto”. Chi osservava oltre, incontrava una struttura solida ma snella. Un solo piano, tetto in ardesia, come i davanzali. Un abbagliante bianco sulle pareti esterne, persiane e porta d’ingresso dipinte di blu; come certe case in Grecia, dove non era stata mai. Nel salotto, nei corridoi, vedute di Santorini che urlavano di azzurro, e coloravano di mare gli ambienti. Si occupava lei del giardino, ma col tempo aveva ridotto il numero delle piante. Solo rose, perché bisogna pensare al futuro, e smettere di fare tutto. A 82 anni diventa difficile.
Lui era arrivato nel paese sulle colline un mese prima. A bordo di un Mercedes nero, accompagnato da una donna bruna, alta, la cui bellezza era pericolosa quanto il filo di un rasoio. Si dovevano sposare, si sarebbero stabiliti lì; perché, era un mistero. Mai visti prima, nessuno sapeva dire da dove arrivassero. Il giorno seguente trattava il sindaco come un vecchio amico. Due giorni dopo le finestre aperte della caserma dei Carabinieri rovesciavano verso l’esterno le risate sue, e del capitano.
Per il parroco dovette penare una settimana, ma quando staccò un assegno per il rifacimento dell’intero tetto della chiesa di San Marco, tutti compresero che quel puntino sulle carte geografiche, era diventato importante.
Si stabilirono in un appartamento al centro del paese, in affitto; dovevano ambientarsi, scegliere la zona migliore dove edificare la villa.
– Sarà monumentale – aveva annunciato nei corridoi del municipio, al termine di un incontro con un paio di assessori e il sindaco.
Una mattina, l’uomo, sui trent’anni, scese al bar della piazza, di fronte alla chiesa. Mentre attendeva il cappuccino chiese, a nessuno in particolare perché tutti erano pronti a servirlo e riverirlo:
– Qual è la casa più bella del paese?
Qualcuno rispose:
– Quella della vedova Bastiani.
Pagò, lasciò una mancia alla barista bruna e florida, strizzata in jeans, e camicia scura; 50 Euro a chi aveva risposto. Si fece spiegare dal capitano, incrociato sulla soglia, dove si trovasse, e si allontanò.
– Questo paese è un gioiellino, – disse al sindaco per spiegare la sua decisione di non costruire più nulla – non ha bisogno del mio cemento.
Quel giorno stesso, verso le due, la vedova Bastiani era al solito posto a godersi la giornata secca e limpida; arrivò quell’uomo a guardare oltre il cancello, la sua casa.
Scorse la donna sull’altro lato della strada; prima di attraversare la carreggiata sulle strisce pedonali, diede un’occhiata a destra e a sinistra, quasi con diligenza infantile.
– Buongiorno – disse chinando appena la testa.
Lei replicò con un sorriso, osservò da dietro gli occhi smarriti, il viso abbronzato, liscio dell’uomo, giusto il tempo per dare alla voce un tono più risoluto.
– Buongiorno – disse.
Le sedette accanto.
– Gran bella casa. La sua, vero?
Sorrise ancora, investita da una vampata di caldo.
– Gran bella casa – ripeté, con lo sguardo a frugare oltre il cancello – Come piace a me.
Ruotò il capo verso di lei:
– Quanto vuole?
– Non è in vendita.
– La prendo con tutto quello che c’è dentro.
– Mi spiace, ma come le ho detto…
Fece un gesto brusco della mano:
– Deve solo dirmi la cifra.
– Non è in vendita.
– Non è un problema di soldi.
– Concordo con lei. I ricordi e la luce, non si comprano.
– Mi scusi, non mi sono presentato – sembrò ricordarsi.
– So bene chi lei sia.
– Davvero?
– E non è in vendita.
– Dica una cifra. La raddoppio.
– Non insista.
Il giorno dopo, lei era lì, e lui la raggiunse. Medesima scena; anche il giorno seguente e quello dopo ancora.
– Non è che coi soldi si può avere tutto – dichiarò la vedova, persuasa di tenergli testa.
– Lei crede? – domandò con un sorriso.
– Io credo. E poi ho due figli.
Lui non si fece più vedere. La vedova proseguì le sue uscite pomeridiane, senza quello scocciatore. L’uomo continuava a muoversi tra chiesa e municipio, mentre la futura moglie portava a spasso glutei e seni, offerti democraticamente agli occhi degli abitanti del paese.
Arrivarono i suoi due figli, all’improvviso, senza nipoti né nuore; una bella sorpresa nonostante le assenze.
Il giorno dopo la fecero salire su un’automobile. Le dissero che la portavano a un controllo in ospedale. Quando lei si rese conto della trappola, perché l’ospedale era alla periferia del capoluogo, e si dirigevano da tutt’altra parte, si oppose. Protestò, pianse; quando superarono il cancello dell’ospizio persino la disperazione parve superflua, e annuì.
Un mese dopo, morì, sola; eppure godeva di ottima salute. Nella casa della vedova Bastiani i lavori per la costruzione di un altro piano, erano cominciati una settimana prima.

* Questo racconto, il primo della serie, partecipa in forma anonima al gioco letterario Più incipit per tutti. Per seguirli tutti clicca sul tag ‘più incipit per tutti’. A fine pubblicazione verrà creato – se qualcuno mi darà una mano – un pdf che riunirà tutti i racconti partecipanti; solo a quel punto verranno resi noti i nomi degli autori.
Questo commento ve lo troverete in coda a ogni racconto. Doverosa spiegazione per chi arrivasse a gioco iniziato.

Annunci

16 pensieri su “La casa della vedova – incipit n.4

  1. Un racconto ambientato in un paese che potrebbe essere ovunque, con una strana – per me- casa dalle persiane azzurre, proprio come a Santorini. Le scelte dell’autore, così azzurre e poetiche, si chiudono con un passaggio d’angoscia, reso molto bene con poche azzeccate frasi.
    Un po’ mi dispiace per la signora Bastiani, cui sono molto affezionata.

    Mi piace

  2. Bel racconto, mi è piaciuta soprattutto la prima parte fino all’età della vedova Bastiani:
    Speravo in una storia diversa invece quando arriva lui al volo si capisce che saranno guai, concordo con Morena , un paese che potrebbe essere ovunque una storia di quelle che accadono ovunque purtroppo.

    Mi piace

  3. insomma, una donna che non è in vendita, “non sono a sua disposizione” come si direbbe adesso. Purtroppo il denaro, come il sole, acceca e pare non sia ancora stato inventata una protezione adeguata.
    Strutturalmente, trovo che in questo punto: “Arrivarono i suoi due figli”, il passaggio sia un po’ brusco, non è immediato capire che i figli sono della vedova.
    Mi sarei anche aspettato, avrei sperato in un finale diverso, inconsueto, ma purtroppo è proprio così che vanno le cose, e come dice Carlo, alla fine resta amarezza.
    Però è una bella storia, la vedrei bene “fumettata”, come succede nelle tavole di Vittorio Giardino.

    Mi piace

  4. Bello. O meglio, buono nella prima parte, poi secondo me scivola nella facile denuncia del potere del denaro. Manca forse il guizzo, capace di renderlo più incisivo, più cattivo insomma.

    Mi piace

    1. Io non credo che sia una denuncia del potere del denaro. Lo sarebbe stata se la signora Bastiani avesse acconsentito al dialogo con quel tipo antipatico.
      Mi pare più una denuncia (a piede libero) di quei due manigoldi dei figli e della loro scarsità d’amore per la madre che li aveva cresciuti con tanto affetto. E se penso al povero signor Bastiani… Giorgio mi pare si chiamasse… in paese lo stimavano tutti e ora guarda che fine per quella loro bella casa in stile greco…

      Forse sarebbe stato più cattivo (ma per me era già abbastanza cattivo, che neanche mi aspettavo una fine simile) se non fossero venuti i figli e avesse agito quell’uomo orribile.

      Mi piace

  5. Molto triste la storia, perchè purtroppo queste cose accadono più spesso di quanto pensiamo. Nonostante tutto, considerando l’incipit, mi pare sia piuttosto originale la scelta di raccontare una vicenda simile.
    Alla lettura è scorrevole, chiaro, diretto. Piaciuto!

    Mi piace

  6. mi piace come scivola nella prima parte con le descrizioni che pennellano l ambiente e le atmosfere. è molto visivo e pare di vederla questa tenera signora.
    ammetto però, mi ha lasciato perplessa nella seconda. mi sembra un po’ “di corsa” come il voler concludere un po’ più velocemente di come si è iniziato, con la comparsa dal nulla di figli che la rapiscono e la fanno rinchiudere con uno stratagemma a dir poco illegale, e il trionfo dell arroganza sull amore per la vita.
    non so… mi lascia un po’ di amaro in bocca.

    Mi piace

  7. Piaciuto anche a me. L’amaro che lascia in bocca è l’effetto cercato, e secondo me ben raggiunto. Il potere del denaro non mi pare per nulla secondario. Al giorno d’oggi l’arroganza di chi lo detiene spesso si dimostra purtroppo vincente. Semmai sono i rapporti tra questa candida vecchina e i suoi figli degeneri che potevano essere maggiormente sondati, facendo emergere per gradi la loro discutibile scala (o totale assenza) di valori. Oggi si è disposti a sacrificare pure una madre di fronte ad una buona offerta. Questa è la triste (ma tutt’altro che eccezionale) verità. Questo è quello che questa storia ci dice. Piuttosto efficacemente.

    Mi piace

  8. Non mi è dispiaciuto, tutt’altro, anche se si intuiva come sarebbe finita.
    Del resto, è più facile che la vita prenda questa piega. Il racconto poteva azzardare di più, poteva essere più cattivo, come dice Marco.
    Comunque fila via bene, con un buon equilibrio di narrazione e dialogo. Io amo i dialoghi, sono l’effervescenza di un racconto e a me non riescono proprio.
    Ma la punteggiatura mi ha fatto strabuzzare gli occhi. Ecco, a me piace il suo uso disinvolto, fuori dalle regole, per sottolineare, attrarre l’attenzione, rendere teatrale un testo. Ma qui ci sono due passaggi molto”alternativi”.
    Il primo:
    tutti compresero che quel puntino sulle carte geografiche, era diventato importante.
    Il secondo:
    Nella casa della vedova Bastiani i lavori per la costruzione di un altro piano, erano cominciati una settimana prima.

    Due virgole che vanno a frapporsi tra soggetto e predicato.
    Mah! Sarà una svista o sono troppo purista e bacchettona, linguisticamente parlando?

    Mi piace

    1. Ah, sto sorridendo. Queste due virgole – ma ci dirà meglio l’autore a fine gioco – sono eliminabili a mio parere. Devo dire anche che, pur non facendo un vero editing ai testi, un’occhiata alle virgole l’ho data. Deduco che la mia attenzione si sia posata su altre faccende perché non le avevo proprio viste.
      Ma, ripeto, forse per l’autore o autrice sono da mantenere.

      Aggiungo, però, che la bellezza o meno di una storia non si ferma di fronte a due virgole (se diventano cento sì, però) e che questo racconto per me è buono.

      Mi piace

  9. molto bello soprattutto la prima parte e ben scritto anche se… insomma perché essere sempre così realistici, perché il “cattivo vince sempre? almeno in letteratura abbiamo la possibilità di cambiare le cose; all’antipatico riccone poteva venire un ictus mentre faceva le sue proposte oscene oppure mentre attraversava la strada, nonostante la diligenza infantile, non si avvedeva di una macchina (una mercedes?) che arrivava ai 1000 all’ora e lo stirava sull’asfalto… e poi, secondo me, i figli della sensibile signora Bastiani, quell’imprenditore lombardo, lo mandano tranquillamente a raccogliere i coriandoli, perché sono dei bravi e sani ragazzi (ce ne sono ancora per fortuna) … a parte queste mie digressioni il racconto mi pare molto buono

    Mi piace

  10. Un racconto scritto molto bene, con grande perizia. Una storia di provincia, crudele. Escludendo la svolta finale (che non mi sembra discordante con il resto del racconto e nemmeno incongruente nel ritmo e nei registri di scrittura) mi ha ricordato certe atmosfere di Piero Chiara o di Mario Soldati.

    Mi piace

  11. Confesso: sono io l’autore di questo racconto breve, e anche colui che ha dato il via a questo gioco.
    Chi ha letto “Cronaca di una morte annunciata” di Garcia Marquez, ricorderà forse l’episodio del vedovo Xius. Ecco, mi sono ispirato a quelle pagine per confezionare la storia. Ho cercato di renderla cattiva nel finale, ma soprattutto sobria, efficace. Grazie a tutti quelli che hanno sentito il bisogno di commentare il mio lavoro. Quando un lettore impiega il suo tempo per comunicarti quello che pensa del tuo scritto, è sempre un’emozione esaltante.
    E grazie soprattutto a Morena Fanti.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...