Il riparo che non ho – Giovanni Fierro

La poesia di Giovanni Fierro l’ho conosciuta per caso: un giorno lui mi mandò una mail – di quelle che si mandano a tutti i contatti della rubrica e come fossi finita nella sua rubrica è uno dei soliti misteri del web – per comunicare che un suo testo era su Il primo amore. La lessi e la trovai piena di poesia vera, cosa non sempre scontata, e glielo scrissi.
Quando pochi giorni fa ho ricevuto un’altra mail in cui Fierro invitava a leggere un post sulla raccolta poetica Il riparo che non ho (Le Voci della Luna, 2011) ho letto subito, ricordandomi della sua ‘bravura’. Perciò ora ve lo propongo, prima attraverso alcune frasi tratte dall’introduzione scritta da Claudio Damiani e poi con una selezione di testi dal libro.

***
Scrivere poesie vuol dire trascrivere, elaborare una propria visione del mondo. Questa visione non è mai data, ma è sempre nell’atto del suo farsi (altrimenti sarebbe ideologia, e non poesia). Autore e lettore assistono allo stesso atto, contemporaneamente, che è la visione poetica. E’ come aprire una finestra. Giovanni Fierro vorrebbe essere una finestra, avere la sua trasparenza. Come la trasparenza di una partita di calcio, dove nessuno può mentire. La finestra “divide il dentro dal fuori”, mi fa vedere le cose e mi protegge nello stesso tempo dal fuori. Ecco, una finestra insegna molto.
Una cosa molto bella nella poesia di Giovanni Fierro è il desiderio continuo, necessario come il respiro, di imparare. La cosa vista, la visione poetica, è sempre maestra. Ed è vista con tanta attenzione, e nettezza, e interezza, perché insegna. Parla a noi e ci dice: fai anche tu così. Si può imparare a far l’amore da una coccinella. Si può imparare anche da cose banali e quotidiane. Soprattutto si impara da cose vere, necessarie, evidenti. Come le nuvole ad esempio. Stanno lì, sono evidenti, e possono insegnare molto. Noi stessi ad esempio siamo come un proiettile sparato da un fucile, o un coriandolo lanciato dalla mano della notte. Abbiamo un volo breve ma assolutamente inevitabile e dato, predeterminato potremmo dire. In sostanza Fierro è come se ci dicesse che la nostra vita è come un volo giù dalla finestra perché qualcuno ci ha spinto. Non è che abbiamo tanto tempo per pensare, o comunque non serve sapere chi ci ha spinto, perché siamo in aria e dobbiamo volare. Ciò che è importante per Fierro è imparare a volare, e bisogna trovare il tempo per questo.
In questa poesia filosofica, come è filosofica secondo me ogni poesia, la figura determinante è la similitudine. La similitudine presuppone che fra le cose ci siano somiglianze, e è attraverso queste somiglianze che è possibile insegnare, e imparare. La metafora invece tende a saltare questo tempo dell’insegnare e dell’imparare, dello studio e del dialogo, è un po’ un vogliamo tutto e subito, come la magia, e un po’, anche, come l’ideologia. A parte ciò, vorrei ribadire il fatto che in Fierro la similitudine non presuppone qualcosa di schematico, nel senso che un dato elemento produce sempre la stessa similitudine, o insegna la stessa cosa. Le nuvole ad esempio insegnano a volte una cosa a volte un’altra, in una poesia a un certo punto le nuvole insegnano che tutto scorre e va in un certo senso, e niente torna indietro, perché “nel cielo e nel suo muoversi / non ho mai visto / una nuvola / tornare / indietro”. […]
Claudio Damiani

Vietato ai 18

Sì, certo, vorrei anch’io che ogni
poesia che scrivo, possa essere un atto d’amore
ma, ogni volta
rimango di fronte al sospiro
al momento caduco che afferro
poche volte mette radice
e poi c’è il chiedere scusa
il non essere all’altezza delle aspettative.
Allora, mi dico, mi basta
che il mio scrivere, assomigli
ad un film porno
un luogo dove c’è la carne al lavoro
con buona lena, si stringe
con le mani, si spinge con il bacino
si apre la bocca, il sangue è sempre in punta
corpo a corpo, la saliva impreziosisce la pelle
la protezione non c’è
è il gioco della vita
alla morte, il capogiro ogni volta e al suo chiamare
mi penso e mi dico.
E se c’è del seme, lo si vede
sempre.

Pioggia

Mi chiedi le parole dell’amore che io non dico
perché non ho braccia robuste
e poca forza nelle mani
per poterle proteggere.
Ma è stato il tuo ‘ti amo Giovanni, incondizionatamente’
ha messo il seme nel mio istinto.
Poi io sono stato capace di un unico gesto animale
ho voluto fare del tuo ventre un nido.
Se amore è quando noi due finiamo di pranzare e cenare
sui piatti vuoti e sulla tovaglia rimangono le briciole
se le mettiamo assieme fanno un pezzetto di pane
da sole sono la fame.

Memoria

Che non è possibile
mercoledì sera non sapevo più
dove avevo parcheggiato la macchina
tre quarti d’ora a cercarla per via Angiolina
e nelle strade tutte attorno
e adesso, i cinquanta euro che avevo in tasca
dove sono andati, dove li hai messi
ma hai problemi di memoria
non è che sarà la ciste dietro il tuo orecchio sinistro.
mi dici mi chiedi mi appelli.
Mi sento offeso, prendo il cappotto
e esco di casa
metto in moto l’auto, guido per più di un’ora
e tutto questo tempo continuo a domandarti
sottovoce, con le parole che non si sporgono
di più di un centimetro, dalle mie labbra
ma tu, non ti ricordi di volermi bene?

Uno più uno

Abbiamo una bambina
da alcuni anni viviamo assieme
da un po’ di più abitiamo il nostro amore
non ti ho sposata
perché nel momento di preparare il sì
un uomo deve essere capace di promettere il cielo
io non ho le ali
e neanche non sono capace di nuotare bene
dopo due tre quattro bracciate
i miei polmoni hanno fatica
gli manca l’ossigeno.
Ma oggi, sulla spiaggia ho trovato una conchiglia
mi piace, è bianca e opaca, pulita
nel suo centro è forata
è un anello
è la fede che vorrei mettere al tuo anulare
anche se so che così, lì
tutto attorno, ci sarà
il mare.

Finestra con vetro

Sono nella casa nuova
a dipingere le pareti
mi accorgo che è da un po’
che da un uomo o da una donna
non sto imparando nulla.
Cosa sono di me
allora, mi domando.
Nel mio non sapere
incomincio ad invidiare
questo vetro di questa finestra
così vorrei essere
un qualcosa, che divide il dentro
dal fuori
la si può aprire per cambiare l’aria
(mi aiuta a respirare meglio)
un niente, che permette di guardare
attraverso
ma che ha lo spessore necessario
per lasciare in superficie
la sporcizia
basta un grado di obliquità e diventa specchio
non perde la profondità.
Ma ogni volta, sono solo capace
di dimenticarmi di come,
per ogni uomo
la trasparenza, quando si rompe
taglia.

Ad Auschwitz

Tra la neve e il suo bianco
c’è una crepatura
è lo sguardo, quando
non corrisponde alla parola pronunciata
che spingi dalla bocca
è evidente che qui
neanche la natura ha tenuto
si è sfaldata come una bugia
quando viene scoperta.
Per chi mai, qui
la neve, ha promesso
il Natale?

La laguna di Grado

È dove mi fermo un po’
e penso che ci posso rimanere per sempre
l’acqua si alza di marea
e mai di onda
la brevità del tempo
la raccolgo nella lentezza
a piene mani, come a bere nella sete finita
il silenzio è questa quiete che si riverbera
nella cenere di ogni buio che guardo
e di ogni cercare, negli occhi
e dietro.
Qui
è dove posso, finalmente
svelare il dubbio degli affetti
che mi porto nel cuore
è l’indecisione del gabbiano
non sa mai se il suo volo
è di terra
o è di mare.

Imparare

Dirti che sarà per sempre
mostrarti la sicurezza di ciò che provo
forse è questo che ti aspetti da me
e penso che hai ragione.
Ma io prendo tempo, mi nascondo
balbetto una forza
e senza dirtelo penso alla
fedeltà delle rondini.
Con ogni loro partenza
iniziano il loro ritorno.

Preghiera

La mia distanza da dio sarebbe perfetta
se non fosse una frattura
perché non a lui
ma solo alla poiana
posso chiedere se in cielo
c’è una tana.

Qualcosa sulle donne della Bulgaria

Non è per il solo vanto
e neanche solamente per la bellezza
di sporgere il seno e il sedere
in un profilo di arco teso e grazia
qui le donne calzano le scarpe
con i tacchi alti
anche solo per staccarsi, un poco
da questo loro tempo incolto
da questa loro terra di povertà
come da un qualsiasi affanno.
Sofia

*****

Giovanni Fierro è nato nel 1968 a Gorizia, dove vive.
I suoi testi sono stati pubblicati nelle antologie “Frantumi” (2002) e “Prepletanja – Intrecci” (2003) e nel dicembre 2004 nella sua prima raccolta poetica, “Lasciami così”, edite da Sottomondo Gorizia.
Nel gennaio 2007 ha pubblicato “Acque di acqua”, raccolta di sette componimenti, inerenti al dvd “Jùdrio” dell’artista cormonese Mauro Bon.
Gli stessi testi, integrati da nuovi scritti, sono apparsi nell’antologia “Dall’Adige all’Isonzo. Poeti a Nord-Est”, edita da Fara editore nel 2008.
Ha partecipato a varie letture e festival poetici in Italia, Slovenia, Croazia, Austria e Repubblica Ceca.
Alcune sue poesie sono state pubblicate su www.ilprimoamore.com http://golfedombre.blogspot.com  e http://alveare.splinder.com
È stato tradotto in portoghese, sloveno, tedesco, croato, ceco e friulano.
Per contatti: giovannifierro68@hotmail.com

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7 pensieri su “Il riparo che non ho – Giovanni Fierro

  1. So che è un post molto lungo, un post che siete tentati di tralasciare ma non fatelo.
    I testi di Fierro sono scoperti e pulsano nelle orecchie. Se io, che detesto le poesie lunghe* – e Celli e altri potrenno confermare -, ho apprezzato questi testi, un significato ci sarà no?
    *(la mia lunghezza-testo preferita è quella di “Imparare”)

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  2. Quando l’altro giorno, seguendo il post su Fierro, nel sito di Francesco Marotta
    http://rebstein.wordpress.com/2011/03/29/il-riparo-che-non-ho/#comments
    ho letto il commento di Morena, ero molto contento. E’ uno di quegli autori che ho conosciuto attraverso una antologia di Alessandro Ramberti: Dall’Adige all’Isonzo Poeti a Nord-Est, tra i quali mi preme ricordare anche Francesco tomada, Fabio Franzin, Giovanni Turra Zan, quali esponenti di questa area che si lega ad un certo modo di fare poesia. Nel libro, sono presenti anche altri autori molto validi ( superfluo dire che è una lettura che consiglio 🙂 ) Quindi, mi fa immenso piacere ritrovare qui
    Giovanni Fierro, con questa sua nuova raccolta, da cui sono estratte le poesie proposte.
    Grazie a Morena per avercele messe a disposizione e grazie all’autore.
    vincenzo

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  3. Che bello trovare qui i miei scritti.
    Grazie a Morena per l’ospitalità, e a chi lasciato un commento, per le belle parole espresse.
    Ricevere questa preziosa attenzione mi aiuta nella mia ricerca di scrittura.
    Mi crea serenità e voglia di continuare.
    Giovanni

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