Bassotuba non c’è

Lo ammetto: dopo le prime dieci pagine avrei scagliato il libro fuori dalla finestra, direttamente sui cespugli di rose e relative spine. La prima pagina è affascinante ma le altre sembrano caotiche, piene di ripetizioni e qualche sgrammaticatura (ma ci sta: è il personaggio. Le ripetizioni, quelle no, a me generano ansia). Ho posato il libro pensando fosse una schifezza e che Paolo Nori fosse sopravvalutato.

Ho ripreso il libro il giorno dopo e sono andata avanti con la lettura: Learco mi piaceva e anche la sua gatta Paolo. Bassotuba (la ex, fuggita con un sociologo allievo di Vattimo) mi piaceva meno. Da qui ho capito che il libro mi piaceva.
Quando inizi a provare simpatie e antipatie, sei già dentro la storia.
E la storia è buona perché in apparenza tutto rimane abbastanza fermo, come nella vita. A parte le volte in cui accadono tragedie immani, non è che nella vita ci sia tutto questo movimento, no?

Sì, ci si ammala come il padre di Learco, si va per visite e ambulatori, si va al lavoro e si torna a casa, si fa la spesa e si va in banca e in posta.
Si prova dolore e ansia, ma alla fine, a ben guardare, mica ci muoviamo molto da dove siamo.
Questo mi è piaciuto del libro: scrivere di vita ‘reale’ mica è facile.

Lo stile di Nori è ambiguamente affascinante. Viene voglia di provarci subito a scrivere come lui, ma forse è meglio lasciar perdere per non rischiare risultati deludenti: le brutte copie non sono mai onorevoli.

Questo è ciò che ho scritto su aNobii:

“Le prime tre pagine mi avevano irritato anche se l’incipit è favoloso. Anzi, la prima pagina mi ha attratta, le successive tre o quattro (anche cinque o sei) mi hanno fatto desiderare di scagliare il libro fuori dalla finestra. L’ho posato e ripreso il giorno dopo: ero già innamorata.
La scrittura di Nori (che ancora non conoscevo) è di quelle che ti fanno dubitare: ti domandi se lo scrittore sta facendo un’operazione commerciale, se ci fa, in poche parole.
Quando giungi alla conclusione che ci è, allora ti dici che è un po’ genio, questo Paolo Nori.
C’è chi ha scritto che ha riso leggendo Bassotuba non c’è e c’è chi ha scritto che ha pianto. Io, nessuno dei due.
Io ho goduto la lettura e amato Learco.”

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7 pensieri su “Bassotuba non c’è

  1. Conosco Paolo Nori da una quindicina d’anni, da quando era pressochè sconosciuto e scriveva per la rivista cartacea “Fernandel”. Una bella promessa; non mantenuta però, a mio parere, perchè Nori si è presto impantanato in vezzi vacui di scrittura. Esperto di letteratura russa, ha tradotto e curato alcuni testi d’uno dei miei autori preferiti, il russo Daniil Charms (“Disastri”, Einaudi, 2003). Un volume che considero di pessima qualità, lontano anni luce dallo splendido libro antologico su Charms della Adelphi (“Casi”, 1990).

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  2. Cara Morena, non discuto di certo il tuo giudizio. Ogni lettura è soggettiva. L’oggettività critica forse, a mio indeciso parere, è una ipotesi di qualche critico che tenta di guidare il mercato letterario… E apprezzo molto la tua passione critica relativa a “Bassotuba non c’è”.
    Il mio giudizio su Nori era di aspetto generale. Ho letto alcuni suoi libri e diversi suoi racconti, sin da quando, come dicevo, sconosciuto ai più, pubblicava a metà degli anni Novanta per una piccola rivista di alto livello. Non ho letto “Bassotuba”. Se d’un autore non mi piacciono tre o quattro opere, scelgo altro. E il volume del 2003 che raccoglie testi di Charms, aggiungo al mio commento precedente, mi aveva molto infastidito.
    Penso che Nori, dotato ai suoi esordi di rilevanti poetenzialità, sia stato in passato sopravvalutato. Adesso gli si riconosce forse il solo pregio di discreto professionista della scrittura. Un pallido epigono di autori italiani di grandissima qualità come Benati, Cavazzoni, Celati (scrittori che amo in modo particolare) e di perle della letteratura russa e mondiale come Gogol, Bulgakov, Charms, Dovlatov. A proposito, quest’ultimo, se non lo avessi ancora letto (il più recente dei quattro citati: Dovlatov è morto negli USA nel 1990), te lo consiglio caldamente. I suoi romanzi, malinconici e spassosissimi, sono pubblicati da Sellerio.
    Abbracci,
    Gaetano

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  3. Istintivamente mi verrebbe da scrivere: nessuno tocchi Paolo Nori! E sono quindi contenta che tu, Morena, abbia apprezzato “Bassotuba non c’è” e mi spiace il giudizio che ne dà Gaetano. Ma è pure giusto che ognuno abbia i suoi autori preferiti al di là di come vengono considerati dalla critica ufficiale. D’altra parte, devo confessare che il primo libro di Paolo che lessi (Le cose non sono le cose), mi aveva lasciata perplessa e con superficialità mi dissi: ma così sanno scrivere tutti! Poi ne lessi altri, fra cui Bassotuba, e cambiai completamente idea. Gli ultimi due che ho letto, poi, I Malcontenti e, ancor di più, A Bologna le bici erano come i cani, li considero splendidi. Per me, la scrittura di Paolo Nori è una scrittura commovente, nel senso che ogni parola, così per come è messa, smuove emozioni, che i personaggi, sia l’alter ego dell’autore che i comprimari, personaggi non sono, ma sono persone di cui avverti molto bene lo stato d’animo, tanto che la loro solitudine (quando c’è), diventa la tua. Penso soprattutto a Benito, il protagonista di A Bologna le bici, la cui vita viene raccontata attraverso la sbobinatura di un nastro, e con quel linguaggio frammentato, con la narrazione di ricordi che si interrompe per passare ad altro, e poi ritorna, e così, va e viene, come un’onda sulla battigia, e come accade veramente quando raccontiamo di noi a qualcuno, tutto questo fa che il racconto sia vivissimo e che fra lettore e voce narrante si crei un’empatia profonda.
    Poi sarà che Paolo lo conosco personalmente e posso dire che è una persona bellissima, onesta, generosa e buona, mai supponente e con una capacità di ascoltare l’altro davvero rara, in questi tempi.
    Volevo informare Gaetano che è uscita proprio in questi giorni, una nuova edizione di Disastri, con MarcosYMarcos, sempre tradotta da Nori. Chissà che questa non sia più apprezzabile…

    Ciao, Morena! E ciao a Gaetano: anche se non è fan di Paolo Nori, mi è ugualmente molto simpatico.

    Milvia

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  4. Cara Milvia, ti ringrazio tanto per l’espressione di simpatia nei miei confronti, che ricambio ampiamente, e per la tua grande gentilezza. Ti ringrazio anche per l’indicazione editoriale riguardante la nuova uscita di “Disastri”.

    Sono contento che tu abbia trovato in Paolo Nori un importante scrittore di riferimento.
    Ho scovato poco fa, in un mucchio impolverato di svariate vecchie riviste, alcuni suoi racconti pubblicati su tre diversi numeri di “Fernandel” del 1998. E ho ripreso in mano il volume “Disastri” del 2003 il quale ha fatto interrompere il mio contatto con le opere di Nori (da allora la frequentazione con la sua scrittura è stata del tutto frammentaria). Per un amante di Charms come me, folgorato dalla scoperta d’un autore di rara bellezza attraverso la splendida edizione Adelphi del 1990 intitolata “Casi” e curata da Rosanna Giaquinta (dal risvolto di copertina: “la prima che esce in Italia e la più completa sinora in un paese occidentale”), era troppo. Ricordo la stizza di allora.

    Adesso ho fatto una piccola ricerca web e le cause di quel mio sentimento – da non esperto (conosco due o tre parole di russo e non so leggerne una sola lettera), ma da grande appassionato – sono in buona parte rispecchiate nel testo che puoi trovare qui:

    http://lafrusta.homestead.com/rec_charms.html

    Naturalmente non sono insensibile alla passione che sia tu sia Morena mi avete comunicato e chissà che essa non favorisca un mio nuovo incontro con le opere di Nori.

    Un abbraccio e arrivederci nella “camera accanto” dove ci ospita così cortesemente Morena, con il gioco degli incipit,
    Gaetano

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