Vorpal: prima fase

Come ho scritto ieri, sto cercando di ridurre la lunghezza (perciò il numero dei caratteri) del mio romanzone. Questa operazione è molto facile quando si fa per la prima volta, cioè quando si corregge la prima stesura, forse anche la seconda e la terza, poi diventa più difficile. Sembra che le parole siano tutte necessarie – cavolo, abbiamo già riletto sette volte e tolto un sacco di roba, di sicuro non c’è più nulla di superfluo – e che non si possa più ridurre il testo.
Non c’è niente di impossibile, basta dotarsi dell’attrezzo giusto. Per operare tagli consistenti, per fare un’operazione senza pietà, serve un attrezzo potente, una lama affilata in grado di tagliare parti anche consistenti. In poche parole, serve una Spada Vorpal, l’arma inventata da Lewis Carroll in un suo poemetto – Jabberwocky pieno di parole nonsense e che è in grado di decapitare l’avversario tranciandogli di netto la testa. La spada o ascia – secondo le necessità – Vorpal è una delle armi preferite nei giochi di ruolo.
Mi sono quindi, dotata di tale arma e ho iniziato a lavorare senza pietà.

Nella prima revisione – la prima di questo ciclo – sono passata da 612.912 caratteri a 574.250. Non male, eh?
E senza ansie. Ho tolto solo il superfluo conclamato, quello che non interveniva sul senso e sulle vicende. Questa cosa ci (mi) dovrebbe fare riflettere. Un venti per cento di ciò che scriviamo non serve, ha valore zero. Ricordo che prima di questo taglio ne avevo fatti altri e credevo che il mio romanzo fosse ‘a posto’.

Una notizia che vi passo è questa: quando si arriva in fondo a un capitolo, o meglio ancora, ai frammenti che dividono le scene, l’ultima frase è sempre (maiuscolo) eliminabile. Provate. Leggete il testo senza l’ultima frase e vedrete che il senso non cambia. Anzi, il testo acquista forza. Sto parlando sempre di testi in fase di revisione, non del testo finale, riveduto, corretto e spulciato adeguatamente.

Cerco qualche esempio e aggiungo…

    1-  “Torniamo?”, disse Fabio mettendole un braccio intorno alle spalle. Lei disse sì senza parlare e salirono in auto per andare da Dario e dalla sua sorpresa. 

è diventato: “Torniamo?”, disse Fabio mettendole un braccio intorno alle spalle.

2- “… Non sarebbe più così come è stato stavolta. Perciò non lo rifaremo. Le nostre vite si dividono qui”. 
     E salì sul treno. Non si voltò indietro, Annalisa, e non si affacciò dal finestrino.

è diventato: “… Non sarebbe più così come è stato stavolta. Perciò non lo rifaremo. Le nostre vite si dividono qui”.   

Questi sono tagli vecchi, di giugno 2010, non tagli da Vorpal. Metterò anche quelli, forse nella seconda fase.

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11 pensieri su “Vorpal: prima fase

  1. Buon “Vorpal” allora! Io invece uso l’ascia, ma mai senza la necessaria cattiveria. Lo scritto deve sanguinare, mentre mi limito a far saltare aggettivi e qualche avverbio. Forse non sono abbastanza cattivo.

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    1. Grazie Marco.
      Io sto tagliando frasi intere: mi accorgo man mano che non servono a niente.
      Esempio pratico di un taglio appena fatto:
      «Certo» Fabio incrociò le braccia. Sembrava deciso a non dire altro. Lei gli si avvicinò e gli mise una mano sul braccio senza dire nulla.

      “sembrava deciso a non dire altro” non serve. se Fabio incrocia le braccia è chiaro che non vuole parlare.
      Quindi, eliminata la frase!
      Poi: che lei non dica nulla non serve. “gli mise una mano sul braccio” è già sufficiente.
      Altro taglio.
      Come sto andando?

      Finora mi era sfuggita ma con questa revisione ‘tagliente’ mi accorgo di molte cose.

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  2. A questo punto, però, ho la parola ‘braccio’ che ripete le ‘braccia’ di poco prima…
    Questo è il motivo per cui a volte ti trovi a riscrivere un intero paragrafo per colpa di una parola tagliata.

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  3. Questo lavoro e’ la parte entusiasmante, forse la piu’ entusiasmante dopo la scrittura. Perche’ e’ come rifinire una statua. Le parole sono materia grezza da cesellare e moltissime sono superflue. Ma lo si capisce solo in questa fase e se si lavora bene, il risultato sara’ limpido, asciutto, giusto. Buon lavoro, Morena 🙂

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  4. @Pietro: grazie. Il romanzo lo sento molto bene. Sono soddisfatta come prima cosa di averlo scritto e di avere portato avanti la storia, cosa non sempre scontata. E sono contenta anche dei personaggi. Ho faticato molto, soprattutto con uno di loro, ma alla fine mi paiono ‘buoni’.

    @Laura: hai ragione. È davvero come rifinire una statua ed è molto entusiasmante. Grazie

    @Paolo: bravissimo. a distanza di tempo si vedono le cose in modo diverso. Addirittura due capitoletti… sono ammirata 😉

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