Lavorare in presa diretta – l’immediatezza del digitale

un incontro con Fabrizio Venerandi

Cos’è esattamente un ebook? Come si sfoglia? Che vantaggi ha rispetto al libro cartaceo così amato? Per molti lettori, lettori umani, l’ebook – e relativo eReader – sono ancora oggetti da fantascienza. Per chi lavora sul web, per chi lo ama e crede sia uno strumento utile, parlare di editoria digitale diventa naturale: la lettura di un ebook che contenga rimandi, link, tweet è affascinante e può offrire contenuti aggiuntivi e alternativi. Il libro diventa navigabile, come afferma Fabrizio Venerandi, editore di Quintadicopertina, che ha gentilmente accettato di rispondere a qualche domanda.

  •  Come si decide di avviare l’attività di casa editrice digitale? 
  • Ci vuole un po’ di pazzia e un po’ di coraggio, sicuramente occorre capire che l’editoria digitale è qualcosa di differente rispetto a quella tradizionale e che può assorbire idee e azioni editoriali del tutto alternative.  

  • Quali sono le differenze più evidenti rispetto al lavoro di una casa editrice tradizionale?  
  • Alcuni processi sono molto più liquidi, l’oggetto libro non esiste e viene sostituito dal contenuto. Il testo diventa davvero qualcosa che prende forma a seconda del contenitore in cui viene versato. L’idea editoriale diventa un elemento performativo del contenuto stesso, influenza la modalità con cui il testo viene letto. Proporre un romanzo che non si legge pagina per pagina ma si naviga come un sito, o creare un istant-ebook sulla rivolta tunisina inglobando come fonti dirette i blog e i tweet che appaiono su internet nel momento stesso della creazione del testo, significa lavorare in presa diretta con una lettura contemporanea.  

  • In un articolo di qualche giorno fa si legge che anche Ibs ha lanciato il suo eReader [LeggoIbs], dopo Amazon, la libreria online che fu la prima con il suo Kindle, e gli altri. Il mercato sembra già pronto per il digitale e per questi nuovi prodotti-libro. E i lettori? Lo sono anche loro? 
  • I lettori sono incuriositi e timorosi nello stesso tempo. Da un lato vedono nuove possibilità di lettura, dall’altro non sono sicuri che i vantaggi del digitale siano tali da abbandonare il buon vecchio libro di carta. Questo anche perché il mercato oggi offre, come ebook, gli stessi identici titoli del cartaceo. Da questo punto di vista questo non è per noi un problema: quello che offriamo al lettore non esiste e non potrebbe esistere in cartaceo, e pensiamo che questa sia una via tranquillizzante per il lettore perché non deve abbandonare i libri. Leggere un libro di carta è un piacere unico e non vedo perché qualcuno dovrebbe abbandonarlo se non ne sente l’esigenza. Leggere digitale è un esperienza diversa e parallela a quella del libro di carta, non sostitutiva. In molti lo stanno capendo. Più i lettori che gli editori.  

  • Quali sono le previsioni anche economiche della vostra casa editrice? 
  • È difficile dirlo oggi perché è un mercato in mutazione radicale di mese in mese, siamo ancora nel magma primordiale. Meno di un anno fa non esistevano store che vendessero ebook per eReader e i titoli erano poche decine: oggi gli store sono sempre più presenti e conosciuti e gli ebook delle diverse case editrici sono oltre settemila. Noi stiamo arricchendo il nostro catalogo senza concessioni, andiamo avanti titolo per titolo cercando di portare un’idea di editoria digitale di qualità. Anche le collaborazioni, come la versione ebook di alfabeta2, fanno parte del nostro carattere editoriale. Stiamo lavorando per confermare le nostre collane, quest’anno lavoreremo molto per la polinformazione.  

  • Il vostro progetto “Abbonamento allo scrittore” – inaugurato con gli ebook di Francesca Genti e Gianluca Morozzi – incuriosisce. Come si convince uno scrittore ad aderire a un progetto così innovativo? 
  • Innanzitutto contattando gli scrittori giusti. Una collana come quella dell’abbonamento allo scrittore può risultare ostica per uno scrittore e nello stesso tempo essere un paradiso per un altro. Anche questa è una scelta editoriale che utilizza il digitale per fare letteratura, e non viceversa. Non si tratta di “scrittori tecnologici” che si adeguano al digitale, ma scrittori che vedono il digitale come luogo nuovo per fare narrativa e poesia. Magari con modalità diverse: sparisce ad esempio il concetto di libro come “prodotto” per arrivare ad un concetto più liquido di lettura e scrittura digitale. 

  • Che riscontro sta avendo questa idea? 
  • È un’idea che ha intrigato molti, e sono già partiti i primi abbonamenti quando ancora gli ebook pronti sono solo due. Pensiamo che – quando nel corso dell’anno usciranno le altre puntate – cresceranno gli abbonamenti diretti. Ma stiamo vedendo che ci sono lettori che preferiscono acquistare i volumetti singoli negli store esterni.  

  • Avete in previsione altri nomi da inserire in questa collana? 
  • Sì, ma preferiamo non anticipare nessun nome.  

  • Se le case editrici si dirigeranno in maniera massiccia verso gli ebook – parliamo di futuro, certo, ma le condizioni ci sono -, cosa cambierà nel mondo editoriale? Che sviluppi ci saranno per librerie, biblioteche e anche per i distributori? 
  • Librerie e distributori sono già stati ricreati in digitale. Oggi la filiera editoriale che fa arrivare un ebook in uno store è sostanzialmente identica a quella che lo faceva per un negozio tradizionale. Questo ha i suoi vantaggi e i suoi svantaggi. Il vantaggio è che si creano grossi store con migliaia di titoli per il lettore, lo svantaggio è che più attori ci sono nella filiera editoriale, più alti sono i costi per l’editore per fare arrivare il libro al lettore. La differenza rispetto al mercato tradizionale è che ci sono anche io editore, che il lettore può cercarmi e comperare i miei titoli direttamente sul mio sito soprattutto se offro contenuti alternativi a quelli che già offro negli store generalisti. Per fare un esempio, i nostri libri di narrativa che vengono venduti negli store generalisti si trovano anche nel nostro store in una edizione particolare con contenuti speciali come interviste, appunti, scarti, schizzi. Diverso è il discorso per gli attuali attori dell’editoria tradizionale: io credo molto nelle librerie, penso che non solo possano continuare a vendere i loro libri di carta, ma che possano diventare luoghi essenziali per far uscire gli ebook dalla virtualità di internet e per dargli una presenza ‘reale’: presentazioni, reading, discussioni ma anche nodi di vendita per chi vorrebbe leggere digitale e non è pratico con la tecnologia. Lo stesso discorso vale per le biblioteche, che possono aumentare i titoli in lettura senza aver bisogno di spazi fisici aggiuntivi.  

  • In questi anni le presentazioni dei libri sono aumentate: l’autore gira l’Italia con la sua opera e la presenta nei locali, nelle biblioteche e nelle librerie. In futuro dovremmo recarci alle presentazioni con i nostri eReader per farceli firmare dallo scrittore? 
  • Racconto un aneddoto. Qualche settimana fa ero davanti ad uno scrittore di cui avevo appena letto il romanzo in digitale e che tenevo nella mia borsa. Mi sono avvicinato a lui e ho acceso il lettore, preso il pennino per farmi autografare la mia copia digitale. Poi – ammetto – mi è mancato il coraggio e ho preferito scambiare due parole, ma sarebbe stata una cosa del tutto naturale. Non più strana di quella di farsi autografare un libro di carta almeno. 

  • Da pochi giorni si è concluso il Toc 2011 [Toc-Tools of change for publishing, uno degli eventi mondiali di riferimento per l’editoria digitale]. Margaret Atwood, durante il suo intervento, ha sostenuto la tesi che l’editoria possa sopravvivere anche senza carta. Ciò da cui l’editoria non può prescindere sono gli autori, ha detto la Atwood: essi rappresentano l’anello principale della “catena alimentare dell’editoria”. Cosa pensa di questa affermazione? 
  • D’accordo sulla seconda parte, scettico sulla prima. Non vedo cioè perché l’autonomia del digitale dovrebbe attuarsi ammazzando la carta: facciamo cose diverse, con strumenti diversi e un solo fine comune: il piacere della lettura. 

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