Quando non va

Copio da una mail appena ricevuta, una mail a contenuto pubblicitario che illustra l’ultimo romanzo uscito per la casa editrice che spedisce, un brano del libro in questione:

“Jena si sente accarezzare una spalla, rotea lo sguardo e mette a fuoco una figura femminile con i capelli a caschetto neri come lo smeriglio, che sorride smaltata in un modo tra il puttanesco e il propagandistico. Il portamento fine e intellettuale, l’abbigliamento da donna in carriera più che da ragazzina all’alba dei diciotto anni, stride con quei due occhi inequivocabilemente ammiccanti e maliziosi. È Annalisa Valentini. Sembra una ex velina che si è riciclata in politica. Annalisa gli sventola davanti al grugno un volantino su cui è apposto, a caratteri cubitali:
NON FERMIAMO LE LEZIONI. DIFENDIAMO LA RIFORMA!
L’ex velina è una signorina di seconda liceo, militante della setta Giussani, per intenderci di cielle, promotrice di una scuola conservatrice ed integerrima. Voti altissimi in tutte le materie, un vero e proprio vanto per il pluridecorato e per il Cattolicesimo cesenate. Parallelamente alla sua attività politica e al suo fermento cristiano, ama farsi sifonare con prepotenza da uno dei consoli del triumvirato che governa il liceo. Federico De Lorenzis, ovvero una fotocopia tardoadolescenziale di Casini. Un Rotariano che fa credere al mondo liceale di essere un centrista moderato ma che ha già affisso il suo nome nella lista della Giovane Italia.”

E mi fermo qui.
Chi vuole, dica la sua.

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11 pensieri su “Quando non va

  1. Questo brano assomiglia a certe signore in età, ma anche no, che si vestono di colori sgargianti, indossano collane a perle grosse, orecchini pendenti che dondolano a ogni scuotimento della bella testa fresca di parrucchiere con i boccoli dorati, hanno scarpe color viola con cinturino di strass e tacco dodici, gonna con spacco inguinale, camicetta scollata e seno che deborda a ogni sussulto di risata, occhi bistrati e rossetto flash.
    Ora, io non ho niente contro nessuna delle cose elencate; l’importante è non indossarle tutte insieme.
    La sobrietà non guasta mai: nella vita come nella scrittura.

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      1. Solo per avere la conferma che anche i piccoli editori commettono degli errori (per usare un eufemismo). Spesso si scrive che Mondadori, Feltrinelli, ecc, pubblicano ricette e Moccia. Vero: ma un certo modo di fare editoria appartiene anche ai piccoli. Purtroppo.

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  2. Mi allego al commento di Marco.
    Leggendo qualche giorno fa un’intervista a una nuova scrittrice ed ex modella da un inserto del Corriere (mi pare fosse “Sette”) ho letto un estratto del testo di Senza Tacchi, Bompiani. Il pezzo è davvero simile.
    La qualità (ma lo presumo soltanto) probabilmente molto simile.
    Qualità, poi? chissà. Il discorso vale per piccoli e grandi editori.

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  3. Brano troppo carico, con molti luoghi comuni, e con uno stile faticoso. L’argomento, comunque, non mi interessa – non è letteratura, ma satira di costume, e tra l’altro “a tema”, cioè con qualcosa da dimostrare a priori, per cui ho il sospetto che il seguito sia privo di dialettica. Non credo che lo comprerò.
    In ogni caso, io sono sempre commosso di fronte allo sforzo di chi crea – anche di chi crea “male”. Voglio dire: meglio un libro sbagliato, che nessun libro. 😉
    Baci!

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    1. Va bene la commozione, Paolo, però come la mettiamo con la nausea?

      Ok, diciamo che l’autore (in buona fede, speriamo) scrive un romanzo, lo manda a un editore. Supponiamo che ci sia del buono, l’editore capisce che il romanzo è vendibile (ci sta, dai) e decide di pubblicarlo.
      Un’operazione di editing selvaggio ci stava però.
      È chiaro che qui non ha editato nessuno.

      Comunque è un libro che strizza troppo l’occhio. E poi ne abbiamo piene le scatole di queste storie giovanilistiche e ‘generazionali’…

      (e non ho scritto il titolo…)

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    2. Per la nausea… be’, diciamo che non è scritto bene, e mi augurerei di non dover essere mai costretto a leggere libri così. Tuttavia, io credo che sia importante concentrarsi sui libri che funzionano: al peggio, non c’è mai limite.
      Nel caso specifico, si tratta (già dal titolo, che gentilmente mi hai girato via mail) di un “istant book”, cioè un libro scritto sull’onda di un evento particolare. Questo libro tra uno o due anni non avrà senso; ora, potrebbe incuriosire alcune categorie di persone direttamente coinvolte. Per farti un esempio, negli anni settanta ci fu un libro che fu un boom editoriale: si chiamava “Porci con le ali” ed era una foto fedelissima di quegli anni. Letto a distanza di trent’anni, è quasi imbarazzante; ma allora parlava delle cose che la gente viveva in quel momento… Quello che sarebbe da chiedersi è: con quanta fedeltà riproduce il mondo di adesso, questo libro? Quanto, invece, riproduce i luoghi comuni? Si parla di veline: personalmente, se io fossi un editore, scarterei qualsiasi libro che parla di “velinismo”, di “bullismo”, di adolescenti pornografiche – la realtà, per fortuna, è diversa: questi libri pescano più dai giornali (e dai giornalacci) che dalla vita..

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  4. @Paolo: l’instant book è sempre esistito e non è detto che sia un ‘prodotto’ di scarso valore.
    Se io fossi un editore non dico che scarterei a priori un romanzo che tratti di “velinismo” o “bullismo” (peraltro, quest’ultimo argomento, molto affascinante per me), ma guarderei in che modo è stato trattato l’argomento – più il secondo del primo – e lo stile dell’autore.
    Purtroppo molti scrivono ‘a tavolino’ creando una storia con ingredienti che pensano appetibili. Io, invece, credo ancora nelle storie che arrivano e ti chiedono di essere scritte. Ma non stupitevi, credo anche a Babbo Natale 😉
    Comunque, io scrivo così. Gli altri facciano come credono.

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