Il mondo dell’editoria [più o meno]

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Sabato ho partecipato a un seminario tenuto da Remo Bassini. L’argomento era “Il mondo dell’editoria e delle agenzie letterarie”, argomento sul quale ho già scritto tante volte – sull’editoria; le agenzie non le ho ancora esplorate ma ci arriverò – e che appassiona un po’ tutti coloro che scrivono.
Remo ha raccontato molte sue esperienze e ha parlato di autori che hanno fatto fatica per farsi pubblicare – ci sono esempi illustri anche nel passato: da Tommasi di Lampedusa a Stephen King (figuriamoci se non citavo Stevie) – e di autori che possono scrivere qualsiasi cosa e verranno pubblicati a prescindere [questa non sono sicura l’abbia detta Bassini, forse è mia].
Gli scrittori sono una brutta bestia, anche questa è mia, e un esempio fatto da Remo lo conferma:
“Mettiamo che Morena mi mandi da leggere un suo romanzo e che io le dica che non è buono. Lei penserebbe subito: Remo è invidioso”. Lo scrittore che non vede riconosciuto il suo, vero o presunto, talento, ha sempre la scusa pronta: da ‘sono incompreso’ a ‘parlano per invidia’ a ‘sono troppo avanti per i tempi’. L’importante è esserne convinti.
Comunque vi riassumo alcuni dei consigli di Bassini:

– Mandare a molti editori e non avere paura di chiedere.
– Preparare con cura il testo da inviare, lasciando i giusti spazi per gli appunti dell’editor (se sarete tanto fortunati da attirare l’attenzione di uno di loro).
– Fare rilegare il malloppo e allegare lettera di presentazione (breve. Poche cose e non ‘ho vinto il concorso di Voci nuove e ho pubblicato un racconto in un’antologia di non si sa cosa).
– Gli agenti letterari per ora lasciamoli perdere: non ci si fumerebbero mai.

Detto questo, volete sapere cosa ho fatto io per spedire il mio romanzone?

– Mandato a molti editori.
– Non ho rilegato perché ho scelto di spedire solo via mail.
– Non ho allegato lettera di presentazione ma ho scritto due brevi(ssime) note nella prima pagina del testo, fra il titolo e il mio nome in fondo alla pagina.

Ho, però, preparato con cura maniacale il testo e l’impaginazione. Ho riletto e corretto il romanzo per circa duecento volte, tagliando e correggendo, spedendo mail a chi mi leggeva e correggeva, con ogni singola frase che mi sembrava ancora ‘dubbia’, posizionato virgole e punti e virgola, verificando gli a capo e cambiandone la posizione fino a che non mi suonavano perfetti (la perfezione mia non significa perfezione assoluta).

Alla fine della giornata Remo Bassini ci ha parlato dell’autoproduzione, che credo sarà la strada che seguirò se non avrò nessun riscontro dagli editori.
Ci sto meditando seriamente.

9 pensieri su “Il mondo dell’editoria [più o meno]

  1. Se può interessare, esiste la soluzione italiana Narcissus (http://blog.narcissus.simplicissimus.it/). Pare interessante, anche se io per il momento non ho intenzione di servirmene.
    Ho frequentato per anni un’agenzia letteraria, molti anni fa (10 almeno). Alla fine scelsi di abbandonare sia la scrittura che la lettura; in sostanza mi dicevano che il mercato non era interessato al mio modo di scrivere.
    Adesso non credo che ricorrerei ai loro servigi: sia per i costi, sia perché… c’è il Web. Credo valga la pena di rischiare, di cercare la propria nicchia. Con tutti i rischi che questo comporta.

  2. Bella l’osservazione dell’incompreso: per certi versi, è proprio così, nel senso che qualsiasi libro che non viene pubblicato non è stato compreso – e dubito che qualcuno mandi in giro un libro che, almeno chi l’ha scritto, non l’abbia capito… 😉 Per cui ci può stare: noi abbiamo i nostri gusti di lettori, e a quelli ci affidiamo quando scriviamo. Forse, se nessuno ci pubblica è perché siamo lettori anomali, o forse perché non riusciamo a leggerci con abbastanza distacco, o forse – perché no? – semplicemente per sfortuna, o mancate coincidenze.
    Autoproduzione: ne abbiamo parlato a Parma, il 6 febbraio. C’è anche quella, e non è un’ipotesi del tutto peregrina. Chi suona, ad esempio, si autoproduce i propri CD, e nessuno ci vede niente di male.. controllo completo di tutto l’aspetto creativo, dalla copertina al titolo fino all’impaginazione. Nessun filtro. Se il sogno di uno scrittore è comunicare, con l’autoproduzione ci si riesce benissimo, fino in fondo. Solito problema: la distribuzione. Ma con un po’ di pazienza, si fa anche quella..

    Notte!

  3. Dall’anno scorso ho un lettore di e-book, e i libri stampati e rilegati che leggo sono sempre di meno, vuoi per ragioni economiche, vuoi per la curiosità di assaggiare qualcosa di nuovo.

    Devo dire che fra le piattaforme di autopubblicazione (tipo “Narcissus” che ti è stato suggerito poco sopra) e i blgo degli autori c’è davvero tanto materiale: molto è scadente, ma molto è sorprendentemente buono.

    Sarà questo il futuro?

  4. è vero, nei confronti di chi produce da sè la musica non c’è nessuna accusa di vanità. Ma forse questo è dovuto al fatto che un creatore di musica è sempre genuino, non può delegare ad altri il proprio estro artistico. Può farsi aiutare, supportare ma alla fine ci mette sempre qualcosa di suo: lo strumento, la voce, la presenza scenica. Quei personaggi che si fanno scrivere canzoni da altri e magari cantano in playback sono comunque intrattenitori, vallette, showgirl, comunicatori.
    Il mondo della letteratura è invece popolato da persone che non sarebbe nemmeno capaci di scrivere un capitolo e delegano ad altri la produzione. Lo fanno per vanità o per denaro. Che bisogno c’è dei loro libri? Bisognerebbe capirlo chiedendolo a chi li legge.

  5. Quoto Paolo Zardi, aggiungendo: può anche essere che un autore abbia una giusta consapevolezza del romanzo che ha scritto. Il suo lavoro può essere buono. Ma bisogna pure vedere che cosa intende quando dice che l’editore – o una figura professionale come l’editor – non ha capito. La comprensione deve basarsi per forza, per l’editore, anche su un altro fattore: il testo è vendibile, specie se si tratta di un esordiente e/o un emerito sconosciuto emergente? Perché temo che questo fattore e questo criterio, spesso, vengano ben prima della qualità del lavoro. Così come la presentazione del romanzo può decidere la sorte del romanzo stesso: il testo potrà anche essere bellissimo, stupefacente, ma se presentato male non sarà nemmeno letto, se non per le prime righe.

    Il tuo post mi ha fatto riflettere brevemente su un’altra cosa. Mi domando se le case editrici piccole, quelle che spesso devono sgomitare per un piccolo spazio nelle librerie e pregare per la distribuzione, non abbiano necessariamente – come quelle grandi – il criterio di qualità come primo criterio. Anche loro devono vendere. E se un romanzo, per quanto interessante, non corrisponde al loro marketing, può benissimo capitare di veder preferito un testo magari più banale, ma con quegli ingredienti (esotici o erotici o di tendenza) che funzionano di più, rispetto a un romanzo di qualità e originale, magari troppo originale. La proposta culturale è una scommessa grandissima.

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