Una pagina di diario

Ieri ho scritto una pagina di diario per soddisfare la richiesta di un’amica che vuole realizzare un volume. Mentre la scrivevo mi è tornata alla mente un’altra pagina che scrissi tempo fa per un’iniziativa simile di cui poi non si è fatto nulla. In quel caso il diario era un oggetto materiale, vero [molto bello, realizzato artigianalmente da Alessandra Pigliaru. Lo potete ammirare nella foto], che andava di casa in casa, viaggiando su e giù per l’Italia. C’era quindi, anche il contatto fisico con l’oggetto che arrivava per posta, veniva scartato, sfogliato, letto (se non eri la prima a scriverci), scritto, incartato di nuovo e spedito.
Era una bella idea ma a un certo punto il diario si è perso.
Quindi la pagina che avevo scritto – di cui ho conservato memoria in un file -, non è mai stata letta da nessuno.

Ora, nell’ottica di “la scrittura è come il maiale”, la pubblico qui anche se forse il testo è un po’ datato e scrivo di cose che ora sono passate. Ma una pagina di diario è una pagina di diario, e come tale riporta pensieri del momento in cui è stata scritta.
Nel testo ci sono riferimenti a persone ma sono certa che non scalfirò la privacy di nessuno. Oppure metto le iniziali…

*** 

Bologna, 25 aprile 2008

Come ho affermato tante volte, non ho mai scritto una pagina di diario prima del 2001.
Dopo quella data, invece, pare che io non possa scrivere altrimenti che in una pagina, virtuale o meno, che contenga una data. Ho aperto una processione di blog, uno dopo l’altro, e forse ciò che mi attira di più è proprio la sequenza/conseguenza delle pagine. Oltre al comunicare, certo.
Comunicare e con-dividere, le cose che più amo.
E la scrittura per me, è parte inscindibile di tutte e due.
Il diario puzza di fumo, segno che è stato in una casa in cui si fuma, e ho pensato che forse quando andrà via da qui, potrà portare con sé anche qualche odore mio… Come scrissi una volta: “gli oggetti portano con sé un pezzetto dell’anima di chi li ha usati e amati?” … chissà, forse sì.
E’ bello pensarlo.
Ho spesso questi pensieri ‘strani’, questo voler circondarmi di aloni, di simboli. Credo dipenda dalla mia parte razionale, quella che vuole sempre sapere chi sono e cosa sto facendo, e cosa lascerò di me.
Prima ho aperto il diario, con rispetto e delicatezza, affacciandomi sulle vite di chi ha scritto prima di me e devo dire che mi sono commossa subito. Dal pane fatto in casa di A. alla morte che ha bussato di nuovo alla porta di S., il passo è breve ma violento e il dolore prende il sopravvento sulla fragranza del lievito e della farina.
Il dolore… eppure mi ero ripromessa di non scrivere qui parole tristi. Ho voglia di ridere e ho promesso a me stessa che un giorno scriverò un libro comico: mi devo togliere dalla fronte il marchio del mio libro. Devo alleggerire la schiena e rialzare la testa.
E lo sto facendo, certo.
Lo sto facendo da allora, da sei anni e mezzo ormai.
La Vita è strana. E anche una gran puttana, come afferma il personaggio di un mio racconto. Ed è così vero.
Ma la vita è anche buffa, ironica, divertente e, in fondo, è pure bella a saperla vedere.
E’ che certi giorni proprio non ti va di saperlo, certi giorni vorresti prendere a calci il mondo, se non fosse che fa così male alle dita dei piedi…
Oggi, invece, ho solo voglia di sole e di un bel vestito a fiori, anzi a disegni etnici color rame e nero, su fondo écru, e un paio di sandali color cuoio a tacco alto – perfetta antitesi delle scarpe che indosso di solito – e camminare mentre il sole scalda le spalle e i fili d’erba si appiattiscono morbidi e arrendevoli sotto la suola delle scarpe.
Penso alle persone che sono in queste pagine, tutte conosciute tramite internet, e alla passione che con molte di loro condivido e a come tutto questo ci abbia unite.
Poi penso anche che a volte (molto spesso) le persone che conosciamo si rivelano importanti oltre che per la nostra Anima, anche per certi punti fondamentali della nostra Vita, quella con la V maiuscola.
Se non avessi pubblicato in rete il mio libro non avrei conosciuto tante persone che, in un circolo di conoscenze e interssi comuni, mi hanno presentato altre persone e poi ancora. Angela, a cui passerò il diario, l’ho conosciuta sabato scorso ed è stata subito conoscenza intima e forte. Dire il perché ora sembra difficile e strano: sono sensazioni che tutti proviamo e quando si sentono bisogna seguirle e non farsi troppe domande e così ho fatto.
Ora ho molti (tanti davvero) anni e ho già vissuto, ma conto di vivere ancora molto, non solo di anni ma anche di “cose” e persone, soprattutto persone, che di cose mi dico ne ho già vissute anche troppe: “quando nella vita si è già vissuto il giorno più bello (la nascita di una figlia) e il giorno più brutto (la sua morte), cosa altro ci dobbiamo attendere?”
Certi giorni spero di non dover più attendere nulla.
Ma più spesso mi attendo ancora tutto. Auguro lo stesso a questo diario e alle persone che lo scriveranno.

Morena Fanti

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9 pensieri su “Una pagina di diario

  1. Davvero un peccato, Morena, che quel diario non abbia continuato il suo cammino raccogliendo frammenti di vita così densi e toccanti. Io ero in attesa e pregustavo il momento di poterlo accogliere, con tutti i sensi, perché cose come queste sollecitano tutti i nostri recettori e risvegliano anche ciò che è sopito e sonnecchia nel fondo.
    Hai avuto una bella idea a proporlo qui.
    La scrittura è davvero come il maiale, ogni suo ritaglio, a suo modo, può soddisfare chi è affamato. 🙂

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    1. Scrivere su quel diario ‘materiale’ e sapere che andava di casa in casa era una grande spinta emotiva.
      La pagina che ho scritto ora è sempre coinvolgente (mi pare) ma non ha il contatto materiale che c’era con ‘quel’ diario.
      Grazie Ossidiana.
      Ps. molto bello il tuo blog. Era ora 😉

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  2. Secondo me non è un vero e proprio peccato. Lo è se il diario è andato effettivamente perso, distrutto, macinato. Ma a me, anche se non ho alcun interesse, piace pensare che il volume sia nascosto fra mille altri plichi e che magari un giorno venga scoperto da un impiegato zelante e curioso. E scoprirà un tesoro.
    Oppure…lo è già per qualcuno, che lo ha trafugato e lo conserva in casa, tutto per sè.

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  3. Sarebbe bello fosse andata proprio come dice Pani.
    l idea di un diario che si muove di mano in mano raccogliendo tanti pensieri attraverso un contatto anche fisico è davvero una bella idea.
    e la tua pagina incantevole e toccante. ti abbraccio stra forte

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  4. Preferisco pensare che magari invece il viaggio non si è mai fermato. Magari ha deviato chissà per qual motivo il suo percorso, cercando nuove strade, nuovi occhi che lo leggano, profumi diversi ed altri colori di inchiostro. Del diario si saran perse le tracce sì, ma continua ancora oggi ad arricchirsi di esperienze ed emozioni, schizzi e pagine preziose come la tua. Ed ecco che la mèta del viaggio diventa il viaggio stesso. Chissà chi lo sta sfogliando, adesso e quale sarà la sua prossima tappa.
    Io intanto comincio col corrompere il mio postino. Chissà.

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    1. Se il tuo postino si lascerà corrompere, chiedigli dove finiscono i diari che volano via come i palloncini…

      Questi vostri commenti, compreso questo tuo, D&R, mi stanno suggestionando. Mi pare di avere un’idea che svolazza.
      Continuate a inventare. Magari ci esce un bel racconto. Vi citerò nei ringraziamenti 😉

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  5. Le idee, i palloncini volano alti, a volte ci “sorpassano” perfino, come dici tu 🙂 perciò può bastare anche solo afferrarne l’essenza.
    Peccato per quel diario, Morena, ma da tempo penso che le cose, come le persone debbano essere lasciate andare quando per un motivo o un altro vanno via, e dovremmo sforzarci di proiettare l’attenzione su ciò che resta di loro, di noi (e non è mai poco)…
    “gli oggetti portano con sé un pezzetto dell’anima di chi li ha usati e amati?”: come in una sorta di animismo incorreggibile, dico sì, mi piace pensarlo, e mi piace accarezzarli come sfiorassi l’esistenza di chi li ha posseduti.
    La tua pagina è bella anche oggi, commovente e tenera, e vola oltre 🙂

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