Qualunquemente

I film che hanno per protagonista un personaggio ‘comico’ che è nato in tv mi lasciano spesso dubbiosa: penso che sia difficile reggere il tempo di un film con un personaggio nato in televisione.

In Qualunquemente, con il personaggio di Cetto La Qualunque, Antonio Albanese disegna una realtà che ci sorprende per l’attualità dei fatti. La politica “da film” è molto simile alla politica “vera” che viviamo in questi giorni. Il film, che dovrebbe essere solo comico diventa anche caustico e pro-ulceroso per il nostro stomaco già tanto provato dalle vicende di cronaca.

La storia del film è semplice: Cetto La Qualunque torna a casa dopo quattro anni e, con l’appoggio di molti compaesani, si candida a sindaco. La campagna elettorale avverrà senza esclusione di colpi, compreso anche un ‘colpo di telefono’ che fa saltare in aria l’auto dell’altro candidato sindaco. Come dire: non esistono mosse che non si possano fare, se servono a spingermi avanti. Questa, in sintesi, è l’idea di Cetto La Qualunque. Un’idea che lo premierà: tra colpi di scena e battute si arriva alla scena finale in cui…

Come sempre bravissimo Antonio Albanese. La sua interpretazione del politico che non guarda in faccia a nessuno pur di andare avanti è magistrale, a iniziare dal gesto che fa Cetto quando si presenta di fronte ai suoi elettori, quel gesto con la mano a toccare il cuore. Davvero geniale.

Vi lascio con il video della canzone del film: “QUALUNQUEMENTE (Onda Calabra)” rilettura alla maniera di Cetto La Qualunque del brano “Onda Calabra” di Peppe Voltarelli e del gruppo il Parto Delle Nuvole Pesanti, cantata da Antonio Albanese con l’arrangiamento e la produzione della Banda Osiris.

 

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4 pensieri su “Qualunquemente

    1. Devo dire, Clelia, che sono dubbiosa su questo film. Ho scritto il post di getto e sono ancora certa che Albanese sia bravissimo. Ho dei dubbi sulla ‘bontà’ di un film simile in questo momento. Non so se è perché il personaggio è televisivo e diventa pesante nella lunghezza del film o se è perché siamo coinvolti in quella che sembra una storia di fantasia ma che è, invece, realtà.

      Sai qual è il mio timore?
      Che si pensi a tutto come a un film, che ci si abitui talmente a tutto da considerarlo una grande farsa. Questo sarebbe un guaio…
      Una cosa è ridere di uno che cade e si rovescia addosso un barattolo di ve…rnice, oppure spinge con grande fatica un pianoforte su per una scala e arriva in cima e scopre che si arrivava comodamente per la strada (penso alle comiche di Stanlio e Ollio) e una cosa è ridere di una politica che assomiglia alla relatà: si corre il rischio di pensare che anche questo sia un film e che si risolverà da solo 😦

      Quindi sono combattuta tra l’apprezzamento per l’attore e il ‘peso’ di un film che può risultare ‘sbagliato’ in questo momento del Paese.
      A discolpa di Albanese dico che il film lui l’aveva pensato anni fa, così mi pare di avere letto.

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  1. Cara Morena, il film di Albanese (oltre ad essere secondo me un prodotto artistico molto buono) è davvero molto vicino alla realtà. O meglio, quella realtà Albanese l’ha anticipata, perchè il personaggio da lui creato, come tu ricordavi, è molto precedente alle recenti vicende di Berlusconi. Si ride amaro proprio per tale prossimità, quasi intimità, al tragico-grottesco dell’Italia.
    Io non ho visto in tale film l’elemento farsesco ma piuttosto una tinta grottesca lugubre, simile a certi disegni di Grosz. E non credo sia un film “sbagliato” (nel senso del rischio di risolvere la realtà italiana nella finzione filmica)perchè manca un finale catartico, il “lieto fine” cioè. Con il lieto fine si sfoga la tensione narrativa (è tipico delle favole classiche), e chiusa la pagina del libro o finito il film termina anche la vicenda narrata. Qui invece vince, isolitamente, come già è stato evidenziato, il protagonista “cattivo”. E quindi la tensione della storia persiste: non vi è possibilità di rilassamento senza catarsi. Paradossalmente le vicende italiane non si risolvono nemmeno nella finzione – quella finzione ci sta facendo da specchio, e l’immagine rimane lì anche se chiudiamo gli occhi…
    *
    Grazie mille Morena per queste tue importanti riflessioni. Un grande abbraccio,
    Gaetano

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  2. leggo questo tuo ultimo commento dopo aver scritto sull’altro post, e anche se ancora non ho visto il film, apprezzo e condivido appieno quello che hai risposto a Clelia. La satira a volte rischia di fare dei clamorosi autogol..

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