Aspirina per Babbo Natale

Il Natale in pratica quell’anno non arrivò.
Babbo Natale aveva una colossale influenza, le renne non amavano essere guidate da altri, gli Elfi non si sentivano di sostituirlo.Un impegno troppo gravoso.
Le città erano addobbate, gli IperMercati e i Centri Commerciali erano strapieni di cibi raffinati e presenti da donarsi tra amici. Luminarie grandiose restavano accese giorno e notte, in ogni casa c’era un albero scintillante, le vetrine brillavano come gioielli, quando tutte le TV mondiali, in diretta globale, comunicarono l’allarmante notizia: Babbo Natale vi saluta, ma ha una tosse bestiale e non ha nessuna intenzione di trasformarla in polmonite per i vostri capricci.
Gli spettatori erano sbigottiti, telegiornali e stampa per una settimana non parlarono d’altro, tanto che veline e tronisti pensarono di cambiar lavoro dedicandosi finalmente all’agricoltura, i politici continuarono i loro inciuci nascosti senza telecamere puntate addosso e qui e là la gente si ammazzava nei cosiddetti fatti di cronaca nera, ma nessuno ne parlava. Né stampa né TV.
Sparì anche un ragioniere di Gallarate, “Chi l’ha visto” parlò, ma non fregava niente a nessuno.
L’attenzione era focalizzata da e su Babbo Natale.
Un comitato d’attivisti salì sul tetto del grattacielo più alto di Milano per protesta, un tizio colorò di rosso le acque di una fontana romana, la bellona di turno promise di spogliarsi se Babbo Natale fosse andato almeno a casa sua, ma lui le fece sapere che preferiva latte, miele e vin brulé.
I Grandi della Terra si associarono per convincere Babbo Natale a tentare l’impresa per amore loro e dei popoli. Babbo Natale informò che, sinceramente, era un po’ stanco d’essere osannato a Natale e ignorato a Pasqua e a Ferragosto, periodi durante i quali non gli mandavano neppure un MMS da Ostia Lido.
Si pensò di far fare anche la sua parte alla Befana, ma lui disse che il lavoro era troppo gravoso, per la sua età, il suo fisico e la sua scopa. Nei vari ipermercati giravano un sacco di disperati vestiti da Babbo Natale per i motivi e le cause più strane, ma nessuno in grado di calarsi nei panni di quello vero. Troppa responsabilità. Qualche nonno si offrì di farne le veci, ma rinunciò quando lo s’informò che per guidare la slitta era necessaria la patente speciale, che comprende una laurea in rennologia applicata.
I bambini capricciosi cominciarono a farne di tutti i colori. Pestavano i piedi, anche quelli degli altri. Scrivevano letterine edulcorate e piagnone e altre di risentimento e minaccia.
Niente.
Babbo Natale pensava agli affari suoi e alle sue placche in gola.
Una bambina tuttavia un po’ più pratica e saggia della media (oggi è di moda essere folli e totalmente inetti di cose concrete) fece così: con i risparmi comprò un pacchetto di Aspirine e glielo inviò con un biglietto con le seguenti parole:
“Ho abbastanza soldi da parte per comprarmi il gioco delle Streghe contro SuperMario, che si fa con la piattaforma informatica collegata al tappetino di salto in lungo con schermo ai cristalli semiliquidi, con il resto ho preso in farmacia le medicine per te. Riprenditi e, se non ci vedremo quest’anno, sarà per il prossimo”.
Babbo Natale si rasserenò, ne assunse subito un paio e poi si mise a dormire e russò fino a marzo o giù di lì.
Inutile dire che sulla Terra scoppiò il finimondo, nacquero associazioni pro e contro Babbo Natale, allo stesso furono addossate colpe a non finire, s’incolpò persino il suo allenatore (la sua Signora), anche se molti si costituirono in Comitati per la sua difesa. Qualcuno propose di destituirlo e sostituirlo con la Fata dei dentini.
Arrivò l’estate e passò la buriana.
La bambina, di nome Clelia, se ne stava seduta su una panchina dei giardini, quando vicino a lei si sedette Babbo Natale in persona, ma non era vestito di rosso. L’uomo le offrì un gelato.
Clelia rifiutò, perché dagli sconosciuti non si accetta un bel niente, Babbo Natale le disse che aveva ragione e si scusò ma il giorno dopo la bambina si vide recapitare, in uno scatolone con i buchi, il gelataio in persona, con un fiocco sulla testa e un altro legato al collo. C’era un biglietto, nel pacco:
“L’ho catturato per te, rilascialo, ma ricorda che ti deve circa 1500 gelati e un gelatino, già pagati. E grazie del’aspirina”.
Appena scartato, il gelataio disse:
“Guarda che non c’è più pistacchio”.

Rossana Massa

 * il racconto è un regalo di Rossana che ringrazio

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