Fiocchi di vita

Scende la neve, a fiocchi.
Nessuno mi scalda in questa notte in cui tutti, o quasi, seduti alla tavola imbandita per l’occasione cincischiano alle dita nocciole e bucce profumate. Conosco la noia, l’ho conosciuta in tempi in cui le gambe sotto il tavolo diventavano guizzi d’impazienza.
Questa notte, vivo un problema diverso e non sento le mie gambe.
A fiocchi, scende il gelo sul mio viso.
Ripenso ai brusii in lingua sconosciuta, sottofondo che mi era indifferente, negli aeroporti che attraversavo sordo e cieco durante le mie irrinunciabili vacanze invernali.
Odori nuovi e mani nere dal palmo rosa.
La neve volteggia, dilaga la notte ed anche i miei pensieri scendono implacabili. Stupidi fiocchi a rinsecchirsi, rigidi, sulla mia immobilità.
E adesso, come si permette questo “nero” di toccarmi, palparmi, trascinarmi… Mi starà rubando il portafogli, no, il cellulare. Che sfacciataggine, io muoio e lui vuole usare il mio telefonino. Vorrà dire buon natale alla sua donna, ai suoi amici…

«Via dei Platani all’altezza del numero 20. Sì, è a terra ma non so in che condizioni sia. E’ coperto di sangue, lo avranno investito. Sbrigatevi! No, che non è uno scherzo, sì… Uganda, ma che importa di che nazione sono? Ah, parlo un “troppo” buon italiano? Voi non capite mai un cazzo!»

Sì, lo penso anch’io: spesso non capiamo nulla.
Non ho capito quale regalo fosse un Natale, quale stupefacente alibi per incontrarci e così viverci.
Contare i presenti come fanno i bambini, felici di non essere dispersi e accarezzarci o solo sfiorarci, vivi, con i polpastrelli rosa come ora lui. Lui che scapperà perché ha paura, lui che ora è qui a sfiorarmi il viso e tastarmi il collo sperando che io sia vivo.
A fiocchi, scende la magia: sulle case e gli alberelli grandi e piccoli a luccicare, sui cappotti frettolosi, sui regali impacchettati a festa e su noi due.
Due uomini fino ad oggi soli per lo stesso motivo: aridità. Inflitta dal primo, subita dal secondo.
E’ freddo dentro e fuori di me ma due polpastrelli rosa sanno scaldare più del fuoco.
La neve continua a scendere su questa vita in corsa ed io sto correndo, a gambe immobili, per cercare ancora questo mondo e il tempo per capirne il senso.

Clelia Pierangela Pieri

 * il racconto è un regalo di Clelia, che ringrazio. La foto è presa dal web.

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3 pensieri su “Fiocchi di vita

  1. Per cercare di capire il senso non ci resta che correre “a gambe immobili” – una delle metafore veritiere efficaci rivelatrici di questo racconto che lascia segni. Grazie a Clelia che l’ha donato e a Morena che ha condiviso il dono.

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