L’angelo di vetro

Mancavano due giorni al compleanno di Angela. E dieci a Natale.
In casa l’albero era già al suo posto, decorato con tutto il necessario: palline, luci, fili luccicanti e la stella sulla punta. Solo un ramo era stato lasciato spoglio.
Da quando era nata, prima i suoi genitori e poi Angela stessa, nel giorno del suo compleanno, appendevano al ramo un angelo. Uno di quelli di vetro, con il corpo a forma di cono e una pallina per la testa. E con due ali bellissime!
Era un regalo del nonno alla sua nascita, sia per il suo nome – Angela – sia per sottolineare che sarebbe stata di certo per tutti l’angelo della casa.
Il nonno purtroppo era volato in cielo pochi mesi dopo e la nonna le aveva sempre raccontato di quanto lui le volesse bene, di quando la teneva in braccio e le cantava una ninna nanna. E l’angelo che le aveva regalato doveva considerarlo un po’ come il suo custode, un modo per il nonno di esserle vicino anche adesso che non c’era più.
Quell’anno Angela avrebbe compiuto 15 anni e come regalo aveva chiesto lo scooter. I suoi genitori non erano molto contenti, ma le amiche di scuola ormai erano tutte motorizzate e lei si sentiva un po’ emarginata. Aveva sempre bisogno di qualcuno che la accompagnasse e che tornasse a prenderla. Così alla fine avevano ceduto, anche per evitare che potesse salire con qualcun altro.
Il che sarebbe stato di certo peggio.

Finalmente arrivò il giorno del compleanno tanto atteso.
Appena alzata, Angela mise il suo angioletto sul ramo spoglio, poi trangugiò la colazione – quasi si strozzò con la brioche – perché non vedeva l’ora di montare in sella al suo nuovo scooter e andare a scuola per mostrarlo alle amiche.
Casco in testa, zaino in spalla, Angela partì. Non ricordava di essere mai stata così felice in vita sua. Forse fu proprio la troppa gioia a distrarla per un attimo, quel tanto per non vedere l’auto che sopraggiungeva ad alta velocità e che sembrava non avere nessuna intenzione di fermarsi.
La frenata fu interminabile, un fischio assordante, poi il fumo denso delle gomme rimaste sull’asfalto. Angela era stesa a terra, lo scooter a qualche metro da lei.
Ma Angela…volava!
Era impossibile, sì, eppure vedeva dall’alto tutte quelle persone intorno al suo corpo, sentiva le loro voci. Poi si accorse di avere accanto un uomo con i capelli bianchi. Le sembrava di conoscerlo… ma sì, era il nonno! Era vestito come un angelo, ma aveva un’ala sola. E, meravigliata, si accorse che l’altra ce l’aveva lei!
Il nonno la salutò con un sorriso, poi scomparve.
Angela sentì la sirena dell’ambulanza e aprì gli occhi. Era ancora stesa a terra, come si era vista dall’alto, ed un medico le stava chiedendo come stava.
Beh, lei si sentiva bene, almeno così le sembrava. La portarono all’ospedale, le fecero tutti gli esami di routine, ma per fortuna o per miracolo, non si era fatta proprio niente.
Nel frattempo erano arrivati anche i suoi genitori, preoccupati ma sollevati nel vederla ancora viva. Purtroppo avrebbe dovuto rinunciare allo scooter per un po’, visto che non era stato fortunato quanto lei.
Angela raccontò quello che le era successo subito dopo l’incidente, la visione del nonno, ma con dispiacere si accorse che nessuno le credeva. I suoi genitori chiusero il discorso catalogandolo come un sogno, dovuto sicuramente al trauma che aveva subito.
Quando tornarono a casa, però, rimasero a bocca aperta e dovettero per forza crederle: l’angelo appeso all’albero di Natale adesso aveva un’ ala sola…

Daniela Giorgini

* il racconto è un regalo di Daniela Giorgini, che ringrazio

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