Red Christmas

I riflessi cangianti del cristallo ricadevano alle pareti con tonalità diverse.
Lo sguardo catturato in quelle sfere vagava senza meta. L’albero di Natale era addobbato con le decorazioni più colorate e luccicanti degli anni passati.
Anzi, sembrava che la sua altezza fosse raddoppiata. Strano.
Eppure ogni dicembre era sempre lo stesso.
La casa immersa nel buio faceva da sfondo al luccichio intermittente delle sfere di cristallo dell’albero al centro della stanza.
Sembrava immenso.
Seduto alla poltrona, riflettevo nell’oscurità totale. Qualche volta dovevo fermarmi per ricordare. Uno scherzo genetico o un vezzo per attirare l’attenzione, non l’ho mai saputo.
Fermarmi per ricordare. Questo dovevo fare.
E ora, nel buio, ricordavo.
La vicina di casa era in pena perché sua figlia, di circa dieci anni, non era tornata da scuola e si aggirava come un randagio tormentato tra l’uscio e la strada. L’avevo sentita parlare con le altre, agitata ed irregolare, sulle differenti motivazioni del suo timore.
C’era chi la tranquillizzava, chi le dava conforto e c’era chi ascoltava distrattamente.
Avevo sentito tutto casualmente e dal momento della mia comparsa nell’atrio, respirai tensione ed astio.
Non incontravo mai nessuno dei vicini di casa e le mie uscite si concentravano nelle ore notturne del giorno. Suscitai uno strano interesse in quegli sguardi. Lo sentivo addosso e appiccicoso.
Per qualche attimo fui catturato nella rete, ma durò poco. Me ne liberai infilando la chiave nella serratura.
Tac!
Lo scatto di apertura mi risollevò dalla tensione claustrofobica che si respirava fuori. Appena richiusi la porta, mi sentii protetto.
Le voci fuori continuarono più concitate, per l’attesa della bambina che non arrivava mai.
Le ore che seguirono furono segnate da un andirivieni di gente e da un incessante trambusto. Nel buio della stanza cercavo di ricordare il volto di quella bambina. Facevo fatica a mettere a fuoco il viso di Linda.
Si…ora rammento il suo nome ed anche la sua voce. Mi pare di sentirla mentre esce di casa e saluta la mamma, con quel suo tono spiritoso e canzonatorio.
Rideva, rideva sempre. Anche di me.
L’ho sempre saputo. Quando mi capitava d’incontrarla, sul suo viso si dipingeva una maschera di sarcasmo.
Forse perché mi detestava o perché ascoltava le chiacchiere del vicinato, che mi descrivevano come un tipo non socievole.
Ricordai quella volta che, assieme alle sue amiche, mi urlò dietro “Lupo!” non appena rincasai.
E giù risate. Ne sentivo ancora l’eco nel silenzio della casa.

Mi alzai e nel buio mi diressi verso l’albero di Natale. Il suo luccichio mi faceva compagnia. Ero solo da chissà quanto tempo. Le luci dalla strada rendevano l’atmosfera speciale.
C’erano le renne con la slitta rossa, poi le campanelle dorate ed ancora i fiocchetti con il velluto blu.
Continuavo a perdermi tra tutti quegli addobbi, quando il mio sguardo sfiorò il coniglietto rosa appeso sul ramo più esterno.
Allora sentii le risate di Linda divenire sempre più forti, sempre più forti. Era insopportabile tutto quel rumore, tutte quelle risa. Misi le mani alle orecchie, ma il rumore era troppo forte.
B A S T A A A A A !!!
Qualcuno bussava alla porta. Presi con forza il coniglietto rosa e l’albero cadde fragorosamente con tutti i preziosi addobbi.
Nello stesso istante rividi cadere a terra Linda esangue dopo che avevo eseguito il mio compito, farla cessare di ridere. Definitivamente e con la sua sciarpa a righe rosa.
Stringevo quel coniglietto tra le mani, così come avevo stretto il suo collo qualche ora prima.
Le sfere di cristallo erano completamente in mille pezzi e in quei frantumi vedevo riflessa quella bestia che non conoscevo, ma che faceva parte di me. Inconsapevolmente.
La porta fu spalancata con violenza ed entrarono degli uomini. Erano venuti a prendermi, per mettermi in gabbia. Le sirene lampeggianti erano il preludio.
Linda lo aveva capito prima di tutti, insieme al suo coniglietto rosa.

Carlotta Laterza

* il racconto è un regalo di Carlotta, che ringrazio. La foto è presa dal web

3 pensieri su “Red Christmas

  1. Mamma mia! Mi ha fatto quasi venire l’ansia, forse anche perchè mia figlia ha dieci anni. Ecco, adesso mi tocca andare a casa e, per sicurezza, sequestrare tutti i vicini dall’aria poco raccomandabile! 🙂

  2. D&R, dovevi vedere la mia faccia quando ho letto il racconto… mi aspettavo un racconto ‘natalizio’ con tutti i crismi e non immaginavo un finale così, anche se da metà ho iniziato a sentire una certa ansia prendermi lo stomaco…

    Sì, mi raccomando, verifica attentamente tutti i vicini 😉

  3. Ti ringrazio cara Morena per l’ospitalità. Appropriata è anche la foto che hai trovato. Colgo l’occasione di farti i miei personali auguri di Buon Natale e Buon Anno.
    N.B.
    Ero molto titubante sul titolo del racconto. Mi veniva più “un Natale rosso sangue”, però penso che mi sarei scoperta del tutto…

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