Il futuro non è solo nel web: dall’ebook alle biblioteche, il virtuale si sposta nella realtà

un incontro con Antonio Consoli
di Morena Fanti

Editoria digitale, ebook reader, vendite online: il futuro delle case editrici sembra poggiare su queste tecnologie che diventano prospettive di lavoro e di incremento di un settore che sono in molti a dichiarare sofferente.
Continuando il giro tra i siti delle case editrici ho trovato una casa editrice appena nata, dal nome di un personaggio molto noto della letteratura, Jean Valjean. Il nome incuriosisce: in fondo tutti noi abbiamo sempre tifato per Jean Valjean e, diciamo la verità, troviamo Javert molto antipatico, in un rovesciamento di ruoli in cui s’immagina il poliziotto come personaggio ‘buono’ e il ladro – la persona che vive ai margini della legge – ‘cattivo’.
Sospettosa come sono, ho letto le notizie presenti sul sito di Valjean Edizioni e nella pagina ‘contatti’ ho subito collaudato il form per la richiesta di informazioni. Con grande soddisfazione, dopo poche ore ho ricevuto la risposta dell’editore Antonio Consoli; la sua disponibilità insieme alla mia curiosità hanno fatto il resto.Valjean Edizioni. Lo sviluppo dell’editoria digitale e quello strumento così potente che è il web faranno il resto, almeno è quello che mi auguro!

  •  Perché tra tante attività possibili hai scelto proprio la casa editrice, attività che in molti, soprattutto in questo momento, ritengono problematica?

Perché sono un folle. Lo sono sempre stato. Quella della casa editrice è un’idea che mi frulla in testa da moltissimo tempo. Potrei dire quello che dicono a più riprese altri piccoli editori: pubblicare libri che mi piacciono e che altri non pubblicherebbero mai. Ma è solo una parte della verità. In realtà penso che questo preciso momento storico, nonostante le incertezze e la presunta crisi economica, sia adatto per la nascita e la crescita di piccole realtà come

  • Sei solo nella gestione della casa editrice o hai dei soci? O collaboratori che ti affiancano ad esempio nella lettura e scelta dei testi da pubblicare.

Valjean Edizioni nasce da un’idea mia che ho però da subito immaginato collettiva e di tutti. Diverse collaborazioni sono già attive e porteranno con il tempo i risultati sperati. Altre cresceranno e si rafforzeranno nei mesi a venire. Solo una squadra forte, appassionata e affiatata potrà fare la differenza in un mercato così difficile come quello editoriale. Oltre alla qualità dei singoli nomi e progetti editoriali, che è quello per cui lavoriamo ogni giorno.

  • Che rapporto hai con la lettura? Cosa cerchi in un libro, e in un manoscritto?

Sono un lettore forte. Leggo tantissimi libri, ne compro più di quanti non riesca a leggerne e tanti altri li prendo in prestito in biblioteca (a proposito, non ti sembra si faccia troppo poco per valorizzare le biblioteche?). Con l’avvento del formato digitale e dei lettori di ebook, il numero di libri letti è aumentato a dismisura.
E la maggiore opportunità del digitale – a mio parere – è proprio quella di avere a disposizione i titoli dei piccoli e medi editori semplicemente con un click, libri che altrimenti faremmo fatica a reperire in libreria. Nei cataloghi dei piccoli editori trovo quello che più mi piace. Scritture genuine e non costruite a tavolino per divenire il prossimo caso letterario. Scritture vere, sincere, che hanno la capacità di infrangere tabù, luoghi comuni, semplificazioni e alterazioni della realtà. Naturalmente cerco queste caratteristiche anche nei testi che intendo pubblicare.

  • Mi fa piacere che tu abbia introdotto l’argomento “biblioteche”. Anch’io penso che siano un poco trascurate, a volte anche dal pubblico, e che potrebbero avere uno sviluppo diverso. Tu cosa proporresti?

Intanto una cosa banale. Più soldi. E poi devono divenire sempre più, molto più delle librerie (secondo il mio parere), centro della vita culturale di una città. Devo dire che non conosco molto bene la situazione delle biblioteche al nord, puoi dirmi senz’altro tu, o comunque di alcune biblioteche di eccellenza, ma la stragrande maggioranza delle istituzioni sopravvivono, sopperendo solo alla richiesta dei prestiti e poco più. Ecco, fondamentalmente vedo la biblioteca futura come centro reale della cultura, promotrice di eventi, mostre, dibattiti, incontri.
Avere biblioteche “viventi”, iperattive, capaci appunto di divenire Centro.
Altro punto è quello del rapporto tra le biblioteche e le scuole elementari e medie inferiori e superiori. Ripeto, conosco la realtà delle biblioteche del sud, e penso che ci sia da fare ancora moltissimo. Sulla situazione al nord, magari potrai dire di più e meglio tu.

  • Rispondo alla tua domanda sulle biblioteche. La situazione è molto simile. Ci sono realtà, come la biblioteca Sala Borsa di Bologna – ma stiamo parlando di uno dei poli bibliotecari multimediali più avanzati d’Italia – che sanno coinvolgere il pubblico con iniziative sempre diverse e una vasta offerta di occasioni per interagire con i lettori. Hanno senz’altro più risorse delle altre biblioteche cittadine e una realtà consolidata sul territorio. Abbiamo comunque anche tante piccole biblioteche di paese che, forse perché il paese è meno dispersivo delle grandi città, sanno richiamare i lettori offrendo presentazioni, gruppi di lettura e discussione, garantendo così uno spazio di crescita culturale e di aggregazione. Ci sono poi altre realtà in cui le biblioteche sono ferme da decenni e non hanno risorse da investire. Credo cambi molto da comune a comune.
    Ma torniamo alla tua casa editrice: da cosa deriva la scelta del nome?

Jean Valjean è un po’ il paradigma di quello che dicevo prima. La società vede Valjean per quello che non è: un ex-galeotto, un miserabile, un reietto da tenere ai margini della società. La società, prima che la legge, lo condanna. Eppure noi lettori sappiamo che Jean Valjean non è un uomo malvagio. Anzi, tutto il contrario. [proprio come ho detto]

  • Raccontaci i programmi più immediati per Valjean edizioni

Leggere manoscritti e trovare qualcosa di buono!
Poi c’è un altro piccolo grande progetto al quale stiamo lavorando, ma al momento preferisco non dire niente, anche per scaramanzia.

  • Leggo dal sito che vi occuperete di edizioni digitali; a questo proposito hai definito Valjean una “casa editrice ibrida”. Cosa intendi?

Valjean nasce nel pieno di quella che per l’editoria è una vera e propria rivoluzione. Sono tra i più convinti sostenitori del digitale e dell’ebook. Molti equilibri cambieranno e nuovi player sostituiranno quelli che altri hanno definito dinosauri, se questi ultimi non saranno capaci di evolversi.
Eppure, sono convinto che l’oggetto libro così come lo conosciamo continuerà a esistere. E che libro di carta ed ebook vivranno una sorta di rapporto simbiotico, in cui l’uno trarrà linfa dall’altro e viceversa. Se si parte da questi presupposti, non si può non immaginare una casa editrice che li promuova e li sostenga entrambi.

  • Spesso si differenzia una casa editrice ‘grande’ da una ‘piccola’ usando il parametro della distribuzione. Qual è il maggior ostacolo per ottenere una buona distribuzione?

L’accesso ai grandi distributori nazionali è quasi vietato ai piccoli editori. Per fortuna, però, lo scenario generale è ormai profondamente mutato. Il piccolo editore ha dalla sua una maggiore capacità di vivere il web e di relazionarsi con i potenziali lettori. Il canale principale sarà quindi il web, internet. Paradossalmente, è l’editore che oggi non ha più bisogno del distributore, perché con intelligenza e passione può diventare il miglior distributore di se stesso. L’altro canale importante è quello delle librerie indipendenti, che però noi lettori dobbiamo sostenere con maggiore decisione. Un piccolo contributo: io non compro mai nelle grandi catene nazionali.

  • Secondo l’indagine Nielsen BookScan sono aumentate in maniera molto rilevante le vendite online, con un incremento del 21,9% sullo stesso periodo del 2009. Il presidente del Gruppo piccoli editori dell’Associazione Italiana Editori (AIE), Enrico Iacometti ha dichiarato che “la piccola editoria – in un momento di profonda trasformazione della società italiana si dimostra capace, mettendocela tutta, – di intercettare e dare risposta ai nuovi bisogni di letterature, informazione, approfondimento e comprensione dei nuovi fenomeni. Guardiamo con preoccupazione il decremento delle librerie indipendenti rispetto a quelle di catena: questo conferma la necessità e l’urgenza di una maggiore tutela nei loro confronti. Guardiamo con grande attenzione invece l’incremento dell’online, che in percentuale supera quello generale del settore. A dimostrazione che la rete può divenire un canale di vendita particolarmente interessante per i piccoli editori”. Cosa pensi del settore vendite online? Credi possa aiutare la piccola e media editoria?

In pratica ho risposto nella domanda precedente. I piccoli editori crescono nelle vendite online circa 6 volte di più che i grandi. Già questo da solo è sufficiente a farci capire quale deve essere il canale preferito, sul quale investire più tempo e denaro.

* Valjean Edizioni cerca manoscritti per la pubblicazione. Leggete qui e spedite i vostri testi.

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